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Trasporti e viabilità | 22 luglio 2026, 09:24

Val Bisagno, bus extraurbani aperti agli utenti della città: Amt lancia la sperimentazione, ma è scontro con i sindacati

Autorizzata la salita e discesa di passeggeri urbani su tre linee provinciali fino ad agosto, ma Cub Trasporti segnala rischi di sovraffollamento e criticano i tagli alle corse. Gabriele Salvatori: “Uno schiaffo alla sicurezza di lavoratori e cittadini. Va ritirato subito”

Val Bisagno, bus extraurbani aperti agli utenti della città: Amt lancia la sperimentazione, ma è scontro con i sindacati

Una nuova direttiva di AMT Genova sulla gestione del trasporto pubblico in Val Bisagno ha acceso il confronto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori. Con l’Ordine di Servizio n. 64, l’azienda ha disposto, in via straordinaria e sperimentale, che le linee del trasporto provinciale transitanti nella vallata (le 715, 725 e 728) consentano la salita e la discesa anche ai passeggeri della rete urbana.

La misura, entrata in vigore il 16 luglio e valida fino al 30 agosto, è pensata per migliorare l’offerta complessiva in Val Bisagno. Nel tratto compreso tra Prato e Molassana in direzione mare, i bus extraurbani sono ora tenuti a far salire i passeggeri che lo richiedano presso le fermate autorizzate; nella direzione opposta (verso monte), nel tratto tra Molassana e Prato, è invece consentita la discesa. AMT ha specificato che, per la durata del provvedimento, a bordo sarà ammessa la presenza di passeggeri muniti di titoli di viaggio validi per la sola rete urbana.

L’elenco delle fermate coinvolte comprende diverse tappe lungo via Struppa, via Molassana e via Emilia, con nodi come il capolinea di Pianmartello, la zona del Giro del Fullo, l’ASL Doria e l’intersezione con via Trossarelli. Le fermate resteranno effettuate solo su richiesta dei passeggeri.

ll sindacato Cub Trasporti Autoferrotranvieri ha espresso “profondo sgomento” verso il provvedimento, definito un “pastrocchio” nato da pressioni politiche. Secondo la Cub, si tratterebbe di una “toppa” mal riuscita per compensare il drastico taglio delle corse del servizio urbano in Val Bisagno. Il timore è che i bus provinciali si riempiano di passeggeri urbani nel breve tratto cittadino, lasciando a terra chi deve viaggiare fuori comune perché il mezzo è già completo. Inoltre, il sindacato accusa Comune e azienda di aumentare il rischio per gli autisti, esposti a possibili problemi di ordine pubblico dovuti al sovraffollamento.

Cub Trasporti ha invitato l’azienda a ritirare l’ordine di servizio e a individuare soluzioni alternative che prevedano il ripristino delle corse urbane precedentemente tagliate. Nel frattempo la sperimentazione prosegue fino alla fine di agosto, quando AMT dovrà valutare i risultati dell’integrazione tra rete urbana ed extraurbana.

Il provvedimento secondo la Uiltrasporti Liguria mette a rischio la sicurezza di autisti e passeggeri.

“È uno schiaffo alla sicurezza – dichiara Gabriele Salvatori, Segretario regionale Uiltrasporti Liguria –. Con questo ordine si chiede ai mezzi provinciali di effettuare fermate per raccogliere l’utenza urbana. Il problema è che si tratta di vetture con cabine aperte, non chiuse come sui bus urbani, con capienza limitata a 50 posti e pensate per un’utenza completamente diversa. Il rischio è concreto è il sovraffollamento, conflitti a bordo, difficoltà di gestione del servizio”.  

Uiltrasporti mette l’accento sulla sicurezza. “È facile immaginare cosa succederà quando i passeggeri dell’urbano si troveranno su bus provinciali già pieni, sarà l’autista a doversi scontrare con l’utenza, a dover discutere, a gestire situazioni di tensione. È inaccettabile scaricare sui lavoratori la responsabilità di un sistema che non funziona”, spiega Salvatori.

Per Uiltrasporti si tratta di un sistema sperimentale improvvisato che genera solo confusione e allarme.  

“Chiediamo con forza che l’ordine di servizio venga ritirato immediatamente. Non si gioca con la sicurezza – conclude Salvatori –. Servono mezzi adeguati, personale tutelato e un’organizzazione che metta al centro le persone, non i tagli e le scorciatoie”.

​Anche USB Lavoro Privato ritiene che tale provvedimento, seppur inteso come sperimentale, generi un grave pregiudizio per il diritto alla mobilità dei cittadini delle vallate. In una nota il sindacato esprime preoccupazione per diversi temi:  "La possibilità di utilizzare le linee provinciali per brevi tragitti urbani rischia di saturare i mezzi, impedendo di fatto la salita agli utenti residenti nelle aree periferiche e collinari - scrive in una nota il sindacato -. Nelle tratte di ritorno verso le valli, il bus rischia di essere occupato interamente da utenza urbana per brevi distanze; questo comporta il mancato accesso al mezzo per gli utenti delle vallate, che si vedono lasciati a terra nonostante il bus si svuoti sistematicamente poche fermate dopo". Inoltre, "L'introduzione di fermate aggiuntive in un asse viario complesso come quello della Val Bisagno non può prescindere da una revisione immediata dei tempi di percorrenza tabellari. L'attuale pianificazione non è in grado di assorbire l'incremento delle operazioni di salita e discesa, generando ritardi sistematici e scaricando la pressione sull'utenza e sul personale di guida". Infine, secondo USB, "Tale iniziativa appare in palese contrasto con le direttive del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le quali suggeriscono di evitare sovrapposizioni improprie tra diverse reti di trasporto per garantire l’efficienza e la regolarità del servizio pubblico".

"​USB Lavoro Privato chiede pertanto l'immediata sospensione del provvedimento e la convocazione di un tavolo di confronto urgente con l'azienda. È necessario trovare soluzioni che non sacrifichino l'utenza delle vallate e che tutelino le condizioni operative del personale, evitando di trasformare il servizio in una gestione inefficiente che penalizza proprio chi dipende dal trasporto pubblico extraurbano" concludono.
 

C.O.

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