Il Ponte San Giorgio, fatto di acciaio e cemento, allunga la sua ombra sui ricordi, sul dolore, su quel senso di morte che ancora è fortissimo da queste parti. Nonostante siano passati quasi otto anni, nonostante una sentenza di primo grado che, per la prima volta, individua i colpevoli e infligge le condanne, qui c’è solo silenzio. Silenzio e lutto, anche dentro al rumore di quel cantiere che sta approntando la Radura della Memoria, secondo il progetto caldeggiato dalle famiglie delle vittime della tragedia del Ponte Morandi.
È qui, a metà di via Walter Fillak, nel quartiere di Certosa, che si terrà il prossimo 14 agosto la commemorazione dell’immane sciagura del 2018, quando persero la vita, sotto le macerie di quello che i genovesi chiamavano il Ponte di Brooklyn, quarantatré persone.
Il Memoriale adiacente, dove si è svolta la cerimonia negli anni passati, è oggetto di un cantiere per la sistemazione dell’area verde di fronte al museo, e così i tecnici di Aster, che hanno redatto il progetto e lo stanno portando avanti concretamente, sono al lavoro, in una corsa contro il tempo, per dare l’assetto definitivo alla Radura, che segue l’idea iniziale dello Studio di Architettura Boeri e, soprattutto, le suggestioni date dalle famiglie dei defunti.
A coordinare il cantiere, per conto di Aster, è il responsabile Riccardo Albericci: “Stiamo creando una struttura ad anello, in legno, all’interno della quale collocheremo quarantatré alberi, tutti di specie differente. Ognuno di questi starà a simboleggiare le quarantatré vittime di Ponte Morandi, e per tutti ci sarà un punto luce personale. Poi abbiamo collocato un grosso lampione al centro a illuminare tutta la Radura. È un luogo essenziale, intriso di ricordo e di memoria, senza troppi orpelli. Le famiglie lo hanno voluto così”.
Inizialmente l’anello era nato qualche anno fa in via provvisoria, e le piante erano state collocate all’interno di vasi, “poi questa sistemazione è piaciuta sia ai familiari che al Comune e ai due Municipi, e ci è stato chiesto di mantenerla. Si è posta però l’esigenza di togliere gli alberi dai vasi, perché non sarebbero sopravvissuti. Così abbiamo creato una struttura apposita, con le vasche per gli alberi. Alcuni li abbiamo dovuti sostituire nel frattempo. Tutt’intorno, ecco la struttura di legno, in larice impregnato, che sarà accessibile tutto l’anno e a qualsiasi ora”.
Sono state sempre le famiglie, come racconta l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Massimo Ferrante, “a chiedere che non venissero messi cancelli, perché il ricordo possa vivere a qualsiasi ora del giorno e della notte”.
Non ci saranno cartelli per ogni singolo albero, “ma una targa complessiva in fondo alla Radura, dove saranno indicati i nomi di tutte le specie che sono state piantate. Poi ognuno, se vorrà, potrà adottare uno degli alberi, pensando al suo parente”.
La Radura della Memoria vivrà grazie a queste piante, “perché è esattamente il segno che la vita continua”. Al centro, anche qui nessun fronzolo: “Solo una distesa di ghiaia”.
Sarà qui che, il prossimo 14 agosto, si terrà la celebrazione dell’ottavo anno dalla tragedia del Morandi. Solo in quella occasione verranno collocate le sedie, e poi saranno allestiti un palco da dove parleranno le autorità e il punto per la collocazione delle corone. A fianco all’anello in legno con le quarantatré piante (che, una volta diventate adulte, costituiranno un unico ‘ombrello’ verde), ci sono i giochi per i ragazzi e per i bambini.
L’assessore Ferrante spiega: “Questa parte sarà ulteriormente ampliata nei prossimi tempi, anche grazie all’intervento da parte di uno sponsor privato. Sono particolarmente felice perché siamo riusciti a dare una veste definitiva a questo luogo, che dovrà essere uno spazio di memoria e di riflessione per sempre”.
Anche così, forse, stare sotto a un ponte farà un po’ meno paura. In un luogo dove la paura da vincere è ancora moltissima. E forse il tempo non sarà mai sufficiente.














