La sua presenza sui bus notturni non passa inosservata: gilet nero anti-taglio, stemma tricolore sulla manica, cera sugli zigomi “per sembrare più minaccioso”. Così Luca Arcari, 52 anni, ha iniziato a girare due volte a settimana sui mezzi pubblici di Genova con l’obiettivo dichiarato di “aiutare chi ha bisogno” e “rendere più sicure le corse serali”. Un’iniziativa personale che, nel giro di pochi giorni, è diventata un caso politico e istituzionale.
Arcari è infatti iscritto a Futuro Nazionale, il movimento che a Genova ha raccolto l’adesione di alcuni esponenti locali, tra cui il consigliere comunale Francesco Maresca, che lo ha definito sui social “il supereroe dei bus notturni”. Spingendosi addirittura oltre quando ha raccontato: "Abbiamo già iniziato da tempo a sorvegliare gli autobus notturni per aiutare le persone in caso di pericolo e di bisogno. La gente è sempre contenta di vedere Luca sul bus di notte, si sente più al sicuro ed è già diventato un grande amico di tanti cittadini. Abbiamo appena incominciato i nostri controlli, ci saranno tante altre iniziative".
Di diversa opinione la sindaca Silvia Salis e l’assessora alla Sicurezza Arianna Viscogliosi, che hanno infatti segnalato la situazione alla prefetta Cinzia Torraco e alla questora Silvia Burdese, sottolineando il rischio di “escalation” in un contesto già delicato per quanto riguarda la sicurezza sui mezzi pubblici. Negli ultimi mesi, episodi di aggressioni e tensioni a bordo hanno portato il Comune e le forze dell’ordine a rafforzare controlli e presidi, ma la comparsa di un vigilante non autorizzato apre un fronte completamente diverso.
Arcari, che dice di essere il nipote di Bruno Arcari, famoso pugile degli anni Sessanta, racconta di non essere mai intervenuto fisicamente, limitandosi a chiamare le forze dell’ordine quando ritiene che ci sia un problema. Nel suo zaino porta acqua ossigenata, cerotti e piccoli gadget per i bambini. Sul retro del gilet campeggia la scritta “Progetto Iryna”, dedicato a una ragazza ucraina uccisa negli Stati Uniti durante una corsa in autobus: un riferimento che Arcari considera simbolico, ma che contribuisce a rendere la sua figura ancora più controversa.
Intanto, Amt non commenta ufficialmente.














