Dall’ex Ilva di Cornigliano a Ericsson, il Medio Ponente torna al centro di due vertenze industriali e occupazionali destinate a pesare sul futuro produttivo di Genova. A lanciare l’allarme è il presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo, che chiama direttamente in causa il Governo e chiede una risposta nazionale immediata.
“La decisione della Corte d’Appello di Milano riporta in prima linea il destino di oltre 2.500 lavoratori dell’indotto ex Ilva, mentre su Cornigliano si apre un problema industriale enorme: chi garantirà bramme e coils, da dove arriveranno, a quali costi e dentro quale futuro societario”, sottolinea Ceraudo.
Il riferimento è alla decisione dei giudici milanesi che ha confermato lo stop dell’area a caldo di Taranto, aprendo una nuova fase della vertenza che riguarda direttamente anche gli stabilimenti a valle, a partire da quello genovese. “Il Governo non ha un piano. E quando lo Stato non decide, a pagare è il territorio”, attacca il presidente del Municipio. “Lo stop delle attività rende indispensabile trovare subito fonti alternative di approvvigionamento. Per anni ci hanno promesso continuità produttiva anche in caso di crisi a Taranto. Oggi scopriamo che non c’era nessuna strategia”.
Una situazione che, secondo Ceraudo, espone direttamente anche Cornigliano e il suo tessuto industriale. “Il risultato è un rischio concreto per centinaia di famiglie del Medio Ponente e per l’intero sistema industriale genovese”.
Ma l’ex Ilva non è l’unico fronte aperto. Ceraudo richiama infatti anche quanto sta accadendo a Ericsson, dove è stata preannunciata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 131 dipendenti della sede genovese.
“Chiude il reparto R&D Ottica, il cuore dell’innovazione - prosegue -. È un colpo durissimo per lavoratori altamente qualificati e per il progetto degli Erzelli, che perde uno dei suoi pilastri tecnologici”.
Due vertenze diverse, ma che per il presidente del Municipio hanno una radice comune. “Ex Ilva ed Ericsson: crisi diverse, un’unica causa. Manca una politica industriale, manca una visione, manca lo Stato. Il Governo guarda altrove mentre qui si sgretola il futuro produttivo di Genova”.
Da qui la richiesta di un intervento immediato delle istituzioni nazionali. “Il Medio Ponente è un territorio che lavora, produce e tiene in piedi una parte fondamentale dell’economia della città. Non può essere trattato come una nota a margine. Serve una risposta nazionale immediata, forte e concreta”.
Ceraudo assicura infine che il Municipio continuerà a seguire entrambe le vertenze insieme all’amministrazione comunale. “Io ci sono e insieme alla sindaca Silvia Salis non staremo fermi mentre il futuro del nostro territorio e della nostra città viene messo a rischio”.














