Il 67% delle famiglie liguri spende meno di 100 euro al mese per beni, servizi e attività culturali, e la media regionale si ferma a 101,60 euro contro i 107,90 euro della media nazionale, riporta genovaquotidiana.com. Numeri che raccontano un rapporto quotidiano con la cultura fatto soprattutto di televisione, musica e libri, più che di uscite serali fuori casa.
Cosa intendono i liguri per "cultura"
Guardare la televisione, ascoltare musica, leggere un libro: sono queste le attività che, secondo l'indagine, definiscono la vita culturale della maggioranza dei residenti, prima ancora di cinema, musei o concerti dal vivo. Non significa disinteresse per l'offerta del territorio, tutt'altro: sagre, borghi, mare e cucina restano pilastri dell'identità regionale, e cresce anche l'interesse per i weekend culturali fuori porta. Ma nella vita di tutti i giorni, quando si parla di dove finiscono davvero le ore libere di una sera qualsiasi, il salotto di casa vince quasi sempre sul teatro o sulla sala cinematografica.
È lo stesso spostamento che si osserva su scala nazionale, solo più marcato nei consumi individuali. Secondo l'ultimo Osservatorio sulle comunicazioni dell'Agcom, a dicembre 2025 quasi 44 milioni di italiani si sono collegati a internet, restando online in media 69 ore e 6 minuti nel corso del mese: quasi due ore e venti al giorno, tra social network, piattaforme di streaming, informazione e intrattenimento digitale. Anche a Genova, dove il tempo libero si consuma spesso in casa per scelta o per prudenza economica, quello schermo acceso la sera è ormai parte integrante della routine quotidiana.
Un paniere di intrattenimento che si allarga
Dentro quel tempo speso online rientrano abitudini molto diverse tra loro: una serie tv, una playlist, una partita online con gli amici, ma anche sessioni di gioco a distanza regolamentato dall'ADM, che negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio stabile tra le attività digitali degli adulti italiani. Del resto, secondo i dati ADM il settore del gioco legale in Italia ha già superato i 157 miliardi di euro di raccolta nel 2024, segno di quanto il settore digitale sia diventato una componente strutturale, e non più marginale, dei consumi delle famiglie. Per chi in questa fascia di intrattenimento domestico cerca un riferimento tra le piattaforme autorizzate, la sezione dedicata ai casinò online italiani curata da Gambling.com raccoglie gli operatori con licenza ADM attivi nel Paese, pensata per chi vuole verificare le opzioni disponibili prima di registrarsi.
Il fenomeno ha una base statistica solida. Nel Rapporto ADM 2025 ripreso da PressGiochi, la media annua dei conti di gioco attivi nel comparto a distanza (i cosiddetti "giocanti") è stata di circa 3,77 milioni, con una media di 239,9 milioni di giocate mensili sull'intero territorio nazionale. Nello stesso periodo sono state effettuate circa 338 milioni di operazioni di ricarica, per un importo complessivo di 13,2 miliardi di euro, con un versamento medio mensile di poco superiore ai 39 euro a conto: cifre che confermano quanto il gioco online sia diventato, per una parte della popolazione adulta, un'abitudine ricorrente e non un evento occasionale.
Genova, tra prudenza e abitudini digitali
La combinazione tra prudenza nella spesa e forte presenza digitale non è casuale. Chi limita il budget culturale a meno di 100 euro al mese, come fa la maggioranza dei liguri secondo l'Osservatorio, tende a privilegiare attività che non richiedono un biglietto d'ingresso o una prenotazione: la sera in casa, con uno schermo acceso, resta l'opzione più economica per riempire il tempo libero dopo una giornata di lavoro. Questo non significa rinuncia alla qualità dell'esperienza, ma piuttosto una selezione più attenta di come e dove investire le proprie ore.
Non sorprende, in questo contesto, che il tema della vita digitale e delle sue conseguenze sociali sia entrato stabilmente anche nella cronaca cittadina. Nella nostra sezione Tecnologia e Innovazione abbiamo raccontato di recente il fenomeno Eva, il gruppo genovese che prova a portare fuori casa, tra attività condivise dal vivo, chi passa troppe serate isolato davanti a uno schermo: un segnale di come la stessa città che sceglie il divano per motivi economici cominci anche a interrogarsi sul giusto equilibrio tra vita online e vita reale.
Un equilibrio ancora da trovare
Il ritratto che emerge da Genova e dalla Liguria è quello di una regione che non ha smesso di amare la cultura dal vivo, ma che nella pratica quotidiana sceglie sempre più spesso la soluzione più semplice e meno costosa: restare a casa, accendere uno schermo, e scegliere tra le tante opzioni digitali disponibili quella più adatta alla serata. Un equilibrio che, tra sagre di paese e maratone di streaming, resta ancora tutto da scrivere, una sera dopo l'altra.
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