Un decreto con misure straordinarie per tutelare i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto, da portare già oggi in Consiglio dei ministri. È questa la principale novità emersa dal nuovo tavolo a Palazzo Chigi tra governo e organizzazioni sindacali sul futuro del gruppo siderurgico, convocato dopo la conferma dello stop all’area a caldo di Taranto.
L’incontro è presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Per il governo partecipano anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in videocollegamento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone e il sottosegretario con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra. Al tavolo siedono Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager, insieme ai rappresentanti di Invitalia e ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e del Gruppo Ilva.
Il governo ha illustrato l’intenzione di predisporre uno strumento di cassa integrazione diverso da quello previsto per la cessazione dell’attività. L’ipotesi è quella di ricorrere a un ammortizzatore emergenziale, una sorta di Cig in deroga, con maggiore flessibilità e tempi più rapidi, che possa accompagnare i lavoratori durante la fase della gara per la vendita degli impianti. La misura dovrebbe riguardare sia i dipendenti diretti sia quelli dell’indotto.
Il provvedimento avrebbe quindi carattere di “ponte” fino alla conclusione della procedura di vendita, adattandosi all’andamento della gara. Parallelamente, l’esecutivo intende avviare immediatamente i progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto, rafforzando il ruolo dei Contratti istituzionali di sviluppo e prevedendo incentivi alle assunzioni.
Sul fronte industriale, la linea indicata da Mantovano è quella di continuare a produrre acciaio a Taranto, portando avanti la gara sulla base delle offerte già arrivate e di quelle che potranno essere presentate. Il futuro del sito, secondo quanto illustrato dal governo, dovrà però passare attraverso la decarbonizzazione, con l’utilizzo di forni elettrici alimentati a Dri. Per questa trasformazione sono già disponibili risorse che l’esecutivo si dice pronto a integrare qualora fosse necessario.
Dal fronte sindacale, invece, la richiesta principale resta quella di fermare i licenziamenti nell’indotto e ottenere garanzie concrete sul futuro produttivo e occupazionale.
Il segretario generale della Uilm Davide Sperti ha indicato come priorità “il blocco dei licenziamenti dei lavoratori degli appalti”, chiedendo anche soluzioni straordinarie sul piano salariale, sociale e occupazionale per i dipendenti diretti.
Per il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano, fermare gli esuberi è fondamentale ma non sufficiente: i sindacati chiedono al governo di chiarire quale sarà il piano industriale, a partire dal numero di forni, dagli impianti di preridotto e dai livelli produttivi previsti. Sul tavolo pesano i circa 2.500 licenziamenti annunciati nell’indotto e gli ulteriori esuberi prospettati dalle associazioni imprenditoriali.
Anche il leader della Fiom Michele De Palma ha insistito sulla necessità di tenere insieme occupazione, produzione e decarbonizzazione, chiedendo una risposta sulla prospettiva della siderurgia italiana e sul rischio che migliaia di lavoratori possano finire in cassa integrazione a zero ore.
La riunione arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha respinto le richieste di sospensione avanzate dalle società in amministrazione straordinaria e confermato il percorso verso lo spegnimento dell’area a caldo. È il quarto confronto tra governo e sindacati a Palazzo Chigi dall’inizio del 2026, dopo gli incontri del 5 marzo, 28 luglio e 8 settembre.














