Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
Al Lagaccio ci si arriva, ma bisogna andarci apposta. È una delle contraddizioni di un quartiere che, pur essendo a pochi minuti dal centro, resta nascosto dietro la stazione di Principe. Dal 2020, negli spazi dell'ex Caserma Gavoglio, la Casa nel Parco prova a trasformare quell'isolamento in un punto di incontro: biblioteca, doposcuola, corsi, laboratori, concerti e uno spazio aperto soprattutto ai più giovani. A raccontare questi sei anni è Lucia Tringali, presidente dell'associazione che gestisce la casa di quartiere. "La Casa nel Parco è nata nel 2020 per rispondere al bando di gestione della casa di quartiere al Lagaccio: ci siamo costituiti in associazione per poter gestire il progetto, e nella prima fase erano ventotto le associazioni che avevano aderito", racconta Tringali. Oggi sono una ventina, affiancate da altre realtà che collaborano alle attività.
La Casa nel Parco è prima di tutto uno spazio dove entrare senza appuntamento. "Non si suona il campanello, non c'è nessuna barriera all'ingresso: vedi la porta aperta ed entri", spiega Tringali. Dentro ci sono una biblioteca, un salottino, il wifi, uno spazio per i bambini e le stanze utilizzate per corsi e attività. Tra i frequentatori più assidui ci sono soprattutto ragazzi tra gli undici e i sedici anni: "Stanno sdraiati per terra o sui divani come tutti gli adolescenti, chiacchierano, ascoltano musica: piace molto anche a loro stare all'interno".

È anche un modo per rendere meno invisibile un quartiere che, secondo Tringali, resta difficile da collocare perfino per chi vive in città. "Al Lagaccio ci devi andare apposta. Non è una zona che si attraversa per andare da qualche parte: è un tappo, una valle chiusa dove torni solo per andare a casa". Eppure dalla metro di Principe alla Casa nel Parco bastano sette minuti a piedi.
Dentro quello spazio si incontrano generazioni diverse: ci sono i bambini del doposcuola, i ragazzi che passano il pomeriggio sul divano, i volontari e le associazioni che organizzano le attività. Tra le esperienze che Tringali considera più significative c'è quella di alcune ragazze di sedici anni cresciute nella Casa nel Parco e oggi pronte a fare volontariato: "Erano le bambine a cui leggevo le storie, e adesso sono ragazze grandi che vogliono restituire qualcosa".
Il progetto guarda anche ai prossimi mesi. Tra le novità c'è un percorso per portare il cinema alla Casa nel Parco, con la collaborazione di Cineclub Nickelodeon. L'idea è creare un gruppo di volontari che possa aprire lo spazio nel fine settimana e permettere a bambini e adulti di assistere alle proiezioni. Prosegue inoltre "Cantiere Cultura e Salute", progetto sulla prescrizione sociale della cultura che punta a utilizzare biblioteca, cinema, musei e partecipazione come occasioni di relazione e benessere.
Non tutto, però, è semplice. "Le criticità di questo quartiere sono tante: quando le guardo tutte insieme, mi vengono un po' le vertigini", dice Tringali. Una delle difficoltà è far incontrare l'offerta della Casa nel Parco con i bisogni più immediati degli abitanti. Anche una richiesta apparentemente banale, come usare il bagno della struttura, può diventare il punto di partenza di un rapporto difficile: "Non è un gabinetto, è un posto in cui investiamo moltissime energie".

C'è poi il problema delle risorse. Lo spazio è gratuito, ma mantenerlo aperto costa: segreteria, coordinamento, manutenzione, attività e licenze. "Bisogna scrivere costantemente bandi e progetti, rincorrere le scadenze di mille progetti diversi solo per avere l'operatività necessaria a fare le cose". Il volontariato resta fondamentale, ma non basta a coprire tutte le spese.
E proprio dai ragazzi arrivano alcuni dei segnali che, per Tringali, danno senso al lavoro quotidiano. Come quando un gruppo di adolescenti si occupa della spesa per un aperitivo o si appassiona allo scambio di piante organizzato nel quartiere. "Sono adolescenti che a volte non sai come farli staccare dal telefono, ma che hanno un sacco di motivazione dentro: sono queste le cose che ti fanno dire che vale la pena fare tutta questa fatica".
A tenere insieme la parte pratica della Casa nel Parco c'è anche Guido Bagni, che Tringali definisce una "colonna portante" dell'associazione e che oggi sta lavorando alla costruzione dell'officina di quartiere. "Senza di lui la Casa nel Parco avrebbe decisamente due gambe in meno".

















