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Economia | 28 ottobre 2026, 13:05

CloudBread®, dal fenomeno globale da 4 miliardi di visualizzazioni a un marchio valutato oltre 10 milioni di euro

Dalle prime sperimentazioni di Cesare De Stefano alla nascita di Nuvola Zero: il percorso italiano di ricerca e tutela industriale dietro un nome diventato popolare sui social di tutto il mondo. Il portafoglio di proprietà intellettuale riconducibile all’imprenditore supera 30 milioni di euro

Un marchio al quale vengono attribuiti oltre 10 milioni di euro di valore patrimoniale, un portafoglio di proprietà intellettuale che supera complessivamente i 30 milioni e una storia imprenditoriale iniziata prima che il “pane nuvola” diventasse uno dei fenomeni gastronomici più riprodotti sui social. Sono i numeri con cui Cesare De Stefano, fondatore di Nuvola Zero, ricostruisce oggi lo sviluppo di CloudBread®, a conclusione di una ricognizione degli asset collegati al progetto. Le cifre, riferite alle valutazioni commissionate dalle società e attualmente oggetto di aggiornamento, riportano l’attenzione su una componente spesso meno visibile dell’industria alimentare, ovvero il lavoro necessario per trasformare una formulazione in un prodotto replicabile, tutelarne i risultati e attribuire un valore economico ai diritti che ne accompagnano lo sviluppo.

Il nome Cloud Bread ha conosciuto una notorietà internazionale soprattutto nel 2020, quando video, ricette e reinterpretazioni hanno attraversato le piattaforme digitali fino a raggiungere numeri eccezionali. Nell’ottobre di quell’anno ANSA riferiva circa tre miliardi di visualizzazioni per l’hashtag #cloudbread, mentre una successiva analisi di Magnet Kitchens ha indicato un valore di circa 3,3 miliardi. Si tratta delle visualizzazioni del fenomeno social nel suo insieme, che ha coinvolto creator e pubblici di molti Paesi. Per De Stefano, l’origine del progetto risale ai primi esperimenti condotti nel 2016, quando vengono realizzati e depositati i primi disegni legati alla sua idea di prodotto. La formulazione iniziale, da lui stesso descritta negli anni come una “ricetta zoppa”, richiedeva ancora interventi sulla consistenza, sulla riproducibilità e sull’adattamento ai processi produttivi. Da quel lavoro nasce un percorso che nel 2018 comprende la registrazione del marchio CloudBread® e che prosegue con l’elaborazione di formulazioni proprietarie, la messa a punto dei procedimenti e la tutela di ulteriori soluzioni attraverso gli strumenti della proprietà industriale. È un passaggio che comporta investimenti, prove e competenze differenti, perché ciò che funziona come preparazione domestica deve confrontarsi, per raggiungere il mercato, con requisiti di standardizzazione, conservazione e produzione su scala.

Attorno a CloudBread® si è sviluppato nel tempo un insieme di diritti, competenze e soluzioni tecniche che ha contribuito alla costruzione di Nuvola Zero. La società ha ampliato il lavoro sulle formulazioni alimentari, sui processi e sulla gamma, affiancando alla dimensione di prodotto una strategia di valorizzazione dei marchi e dei brevetti. Secondo i dati ufficiali, il portafoglio riconducibile a lui e alle società del progetto comprendono oggi oltre venti ulteriori marchi, mentre la valutazione delle diverse versioni di CloudBread® e relativi brevetti superano i 10 milioni di euro. Il valore complessivo degli asset di proprietà intellettuale viene stimato in oltre 30 milioni.

La ricostruzione permette anche di distinguere due misure che nel dibattito pubblico finiscono frequentemente per sovrapporsi. I miliardi di visualizzazioni descrivono la popolarità acquisita dal cloud bread come contenuto e ricetta condivisa, il valore di un marchio registrato e dei diritti associati dipende invece dall’ambito della tutela, dalle prospettive economiche, dalle possibilità di utilizzo commerciale e dai criteri adottati nelle valutazioni. La notorietà può favorire la riconoscibilità di un nome, ma la costruzione di un patrimonio industriale richiede attività giuridiche, tecniche e organizzative che seguono tempi e regole propri, proprio come ha fatto De Stefano con il successivo sviluppo di Nuvola Zero.

Nel percorso dell’azienda ha avuto un ruolo anche la comunicazione digitale, la società riferisce oggi una community internazionale complessiva nell’ordine dei dieci milioni di follower, considerando canali, brand, e comunità collegati a Nuvola Zero e CloudBread®. Al lavoro sui contenuti si sono affiancati lo sviluppo della distribuzione, la ricerca tecnico-scientifica sui prodotti e l’apertura verso nuovi mercati, elementi attraverso i quali il progetto ha cercato di dare continuità commerciale alle attività iniziate negli anni precedenti.

Il caso assume particolare interesse nell’attuale confronto sul valore degli intangibili nelle imprese innovative, dove la capacità di documentare una tecnologia, proteggerne gli impieghi e organizzarne lo sfruttamento economico può incidere sulla posizione competitiva e sull’attrattività nei confronti degli investitori. Per un’impresa alimentare, il patrimonio immateriale comprende una pluralità di elementi che devono essere valutati separatamente e con metodologie appropriate: dal nome commerciale ai procedimenti tutelati, fino al know-how accumulato durante lo sviluppo dei prodotti. 

https://nuvolazero.it 

C.S.

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