Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.
Per i Millennials, ma anche per chi è cresciuto negli anni Duemila, i concerti hanno sempre rappresentato molto più di una semplice serata fuori. Vedere dal vivo il proprio cantante o la propria band preferita era uno di quei sogni che si custodivano per mesi, a volte per anni, aspettando l’occasione giusta per realizzarlo. In Italia, però, non era sempre così semplice. Molti artisti internazionali inserivano poche date nel nostro Paese, quando non lo escludevano del tutto dai propri tour. Chi voleva assistere a un concerto doveva quindi sperare nell’annuncio di una tappa italiana, accontentarsi di raggiungere Milano o Roma oppure organizzare un viaggio all’estero pur di non perdere l’occasione. La difficoltà principale era riuscire ad avere il proprio artista abbastanza vicino da poterlo vedere dal vivo.
Oggi la situazione è cambiata. I tour internazionali fanno sempre più spesso tappa in Italia e le occasioni per assistere ai concerti non mancano, ma a rendere tutto più complicato è arrivato un altro ostacolo: il prezzo dei biglietti. Quello che un tempo era un desiderio difficile da realizzare per la distanza o per la scarsità delle date, oggi rischia di diventare un lusso.
Negli ultimi anni, infatti, il costo dei biglietti è aumentato sensibilmente e assistere a un concerto importante può significare spendere una cifra considerevole. Non si tratta più soltanto di acquistare un ingresso, ma di scegliere tra diverse fasce di prezzo, ognuna con servizi e possibilità differenti. Ci sono i posti più lontani dal palco, quelli nelle aree più vicine, i pacchetti VIP, gli accessi anticipati e persino le esperienze che promettono incontri con gli artisti. Ogni possibilità ha il suo prezzo e, per chi desidera semplicemente vedere il proprio cantante preferito, la scelta può diventare una questione di budget.
Inalcuni casi, i biglietti arrivano a costare quanto una parte importante di uno stipendio, soprattutto quando si aggiungono le commissioni, il viaggio e un eventuale pernottamento. Per partecipare a un concerto di pochi giorni, quindi, può essere necessario mettere da parte i soldi per mesi. Una situazione che porta molti fan a rinunciare, a scegliere date meno costose o a considerare il concerto come una spesa eccezionale, da affrontare soltanto in occasioni particolari. Altro che semplice serata fuori: a volte fai prima a ipotecare casa e a mettere all’asta l’oro di famiglia.
A complicare ulteriormente le cose ci sono anche le modalità con cui vengono venduti i biglietti. Le prevendite, le diverse finestre di accesso e i sistemi di prezzo dinamico possono rendere l’acquisto una vera corsa contro il tempo. In alcuni casi, il costo può aumentare in base alla domanda, soprattutto quando un artista è particolarmente atteso e i posti disponibili sono pochi. A questo si aggiunge il mercato della rivendita, dove i biglietti possono raggiungere cifre ancora più alte rispetto al prezzo iniziale. Il risultato è che non sempre basta essere pronti davanti al computer al momento dell’apertura delle vendite: bisogna anche essere disposti a spendere.
Non sono mancati artisti che hanno preso posizione contro questa tendenza, criticando pubblicamente i prezzi troppo elevati e invitando i fan a non sentirsi obbligati ad acquistare biglietti fuori dalla propria portata. Il tema è diventato sempre più presente nel dibattito musicale, soprattutto perché il concerto dovrebbe essere un’occasione di incontro tra un artista e il suo pubblico, non un’esperienza riservata soltanto a chi può permettersi di spendere centinaia di euro.
Naturalmente, organizzare un tour ha costi importanti. Dietro a uno spettacolo ci sono il trasporto delle attrezzature, l’allestimento del palco, le luci, gli impianti audio, la sicurezza, il personale tecnico, i musicisti e tutte le persone che lavorano per rendere possibile l’evento. Gli spettacoli sono diventati sempre più elaborati e spesso assomigliano a vere e proprie produzioni cinematografiche, con scenografie imponenti, effetti speciali e cambi di costume. Tutto questo contribuisce ad aumentare le spese. Resta però il problema di trovare un equilibrio tra la qualità dello spettacolo e la possibilità dei fan di parteciparvi.
Un altro aspetto che ha alimentato il malcontento riguarda la presenza degli influencer e dei content creator agli eventi musicali. Sempre più spesso, infatti, alcuni vengono invitati dai brand a partecipare gratuitamente ai concerti, ricevendo biglietti omaggio e, in determinate occasioni, posti privilegiati vicino al palco. Da una parte ci sono persone che hanno acquistato il biglietto, magari risparmiando per mesi e affrontando anche un viaggio, dall’altra creator che possono vivere la stessa esperienza senza sostenere alcuna spesa.
La questione non riguarda necessariamente i singoli influencer, che spesso partecipano a iniziative promozionali organizzate dai marchi, ma il contrasto che si crea agli occhi del pubblico. Per molti fan è difficile accettare che un posto per cui hanno speso una cifra elevata venga assegnato gratuitamente a chi partecipa soprattutto per realizzare contenuti. Soprattutto quando si tratta di artisti seguiti da anni, per i quali il concerto rappresenta un appuntamento atteso e desiderato.
Negli ultimi tempi, inoltre, il concerto è diventato anche un contenuto da condividere. Video, fotografie, storie Instagram e TikTok accompagnano ormai quasi ogni evento. Non basta più esserci, sembra necessario documentare ogni momento, mostrare il proprio posto, riprendere l’ingresso sul palco e portarsi a casa immagini che possano raccontare l’esperienza anche online. Questa dimensione ha contribuito a trasformare il modo in cui viviamo la musica dal vivo, rendendo ancora più evidente la differenza tra chi può permettersi un’esperienza esclusiva e chi deve accontentarsi di un posto più lontano.
Eppure, al di là delle luci, delle scenografie e della posizione sotto il palco, il motivo per cui si va a un concerto rimane lo stesso. Si va per ascoltare dal vivo le canzoni che hanno accompagnato un periodo della propria vita, per cantare insieme a migliaia di persone e per vivere un momento che difficilmente può essere replicato attraverso uno schermo. Non è necessario avere il biglietto più costoso per emozionarsi quando parte la propria canzone preferita.
Il rischio, però, è che questa esperienza diventi sempre meno accessibile. Se i prezzi continuano a salire, il pubblico più giovane e chi non dispone di grandi possibilità economiche potrebbe essere progressivamente escluso da un mondo che dovrebbe essere aperto a tutti. Perché un concerto non dovrebbe trasformarsi in una spesa da pianificare come una vacanza importante, né costringere qualcuno a scegliere tra vedere il proprio artista preferito e affrontare altre necessità.














