La sindaca Silvia Salis è stata audita oggi pomeriggio in videocollegamento dalle Commissioni riunite 9ª e 10ª del Senato nell'ambito dell'esame del decreto-legge n. 185/2026 in materia di ex Ilva. Nel corso del suo intervento, la sindaca ha ribadito con fermezza la posizione della città e la necessità di dare piena attuazione alle priorità condivise nel documento congiunto sottoscritto dagli enti locali di Liguria e Piemonte e inviato al governo nei giorni scorsi. La crisi derivante dalla chiusura dell'area a caldo di Taranto sta infatti pesantemente gravando sui territori, con la richiesta di cassa integrazione che non può rappresentare una soluzione di prospettiva.
"Sappiamo che questa stamattina l'RSU di Genova ha mandato una richiesta urgente per avere notizia sul piano ordini, che è uno dei cinque punti del documento congiunto che abbiamo presentato al governo - ha sottolineato Salis -. La salvaguardia della continuità produttiva per noi ovviamente è un elemento fondamentale. Sappiamo l'importanza degli ammortizzatori sociali, ma questi non devono essere sostituiti a un piano industriale che possa garantire la continuità dello stabilimento, che a Genova produce un materiale fortemente richiesto dal mercato. Dalle informazioni in nostro possesso, i materiali attualmente presenti nello stabilimento di Cornigliano consentono di lavorare all'incirca fino a gennaio-febbraio, considerando anche la pausa natalizia, ma questo rende indifferibile un piano operativo di ordini e acquisti chiaro e strutturato. Dobbiamo avere chiarezza su quello che succederà nei prossimi mesi, perché per noi è dirimente sotto il profilo industriale, sotto il profilo lavorativo e sotto il profilo della tenuta sociale".
Salis ha precisato, inoltre, che "chiedere lavoro e approvvigionamenti per gli impianti industriali del Nord che sono in grado di lavorare, non significa abbandonare Taranto. Lo abbiamo scritto molto chiaramente al primo punto del documento che abbiamo inviato al governo in cui si parla di unità, ma non esclusività nell'approvvigionamento delle materie prime: l'unità del gruppo siderurgico non deve precludere agli stabilimenti del Nord la possibilità di rifornirsi anche da fonti esterne a Taranto, superando qualsiasi vincolo di esclusività che possa comprometterne l'operatività. Questo non vuol dire dimenticare la sofferenza di Taranto e quanto Taranto ha dato all'industria dell'acciaio nell'industria del nostro Paese, ma vuol dire non abbandonare ciò che in questo momento funziona, ovvero gli impianti del Nord. Certamente, nel frattempo al governo spetta definire con urgenza quale sarà il futuro industriale complessivo della produzione di acciaio del nostro Paese, che non può prescindere da una riambientalizzazione, riqualificazione e rilancio dello stabilimento di Taranto".
Nel suo intervento, la sindaca ha posto l'accento anche sul fatto che "Società per Cornigliano ha anticipato per conto dello Stato 12 milioni che devono ancora essere saldati, per tenere fede all'accordo di programma sottoscritto dopo la chiusura dell'area a caldo a Genova".
Salis, infine, si è soffermata sull'articolo del decreto dedicato al rilancio industriale delle aree ex Ilva: "Abbiamo un timore - ha concluso la sindaca - che si proceda a una frammentazione che possa incidere negativamente sulle prospettive industriali delle aree di Cornigliano e sul futuro della produzione dell'acciaio e dei suoi lavorati".














