Tutti gli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto sono stati spenti. Da questa mattina, venerdì 6 novembre, nessun impianto risulterebbe più in funzione. A comunicarlo, secondo quanto si apprende, sarebbe stato Maurizio Saitta, direttore generale di Acciaierie d'Italia, nel corso del tavolo al ministero del Lavoro dedicato alla cassa integrazione.
Il direttore generale avrebbe spiegato che l'azienda ha dato esecuzione alla sentenza della Corte d'Appello di Milano, procedendo allo spegnimento degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino.
La situazione si inserisce nel quadro della richiesta avanzata nei giorni scorsi da Acciaierie d'Italia di ampliare il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, portando il numero dei lavoratori coinvolti dagli attuali 4.450 fino a 8.622, con una durata prevista fino al 28 febbraio 2027, salvo eventuali proroghe.
Le conseguenze riguarderebbero anche lo stabilimento di Genova Cornigliano, dove la richiesta prevede il coinvolgimento di un massimo di 870 lavoratori su un organico complessivo di 917 dipendenti.
A Taranto, invece, i lavoratori interessati dalla cassa integrazione potrebbero arrivare fino a 6.964 su 7.875 complessivi, mentre a Novi Ligure il provvedimento riguarderebbe fino a 515 dipendenti su 542.
L'estensione degli ammortizzatori sociali, attualmente oggetto del confronto al ministero del Lavoro, coinvolgerebbe dunque la quasi totalità del personale degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, oltre a una parte consistente dei lavoratori del sito di Taranto.














