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Innovazione | 04 febbraio 2020, 17:00

Cibo ancora fresco? La risposta dalla pellicola "parlante" ideata dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Genova (VIDEO)

Grazie a un semplice dispositivo, come il cellulare, il packaging ci indicherà se un alimento può essere ancora consumato o se è scaduto

Da sin. Heba Megahd, Davide Comoretto, Paola Lova

Da sin. Heba Megahd, Davide Comoretto, Paola Lova

Prendete una comune pellicola trasparente, di quelle in cui si avvolgono gli alimenti, e immaginate che, attraverso la fotocamera dello smartphone, vi indichi lo stato di conservazione delle banane che avete comprato al supermercato da alcuni giorni. Non è fantascienza, ma una realtà resa possibile dal gruppo di ricerca Materiali Organici e Ibridi per la Fotonica del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova. Va, infatti, a Paola Lova, Heba Megahd e Davide Comoretto, il merito per aver ideato un sistema che ci permetterà di monitorare in tempo reale lo stato di freschezza del cibo.

 

 

Niente più etichette, quindi, con la data di scadenza, ma la pellicola che diventa “parlante” avvisandoci se un prodotto è ancora fresco, se va consumato velocemente o se ormai è scaduto. Questo perché “il materiale trasparente, che è costituito da polimeri – spiega Lova - se viene a contatto con determinati analiti, come acqua, etanolo, ammoniaca o i prodotti di degradazione alimentare, si rigonfia e modifica l’interazione con la luce cambiando otticamente”, come fanno una bolla di sapone o una macchia d’olio a contatto con l’acqua.

“Quando un prodotto di degradazione alimentare entra in contatto col materiale plastico – continua Comoretto - viene assorbito facendo sì che il materiale rigonfi e cambi spessore. Quello che è penetrato nel polimero non è altro che una molecola, che noi riconosciamo essere tossica o meno. È attraverso l’interpretazione dei dati che impariamo a riconoscerle tutte”.

 

 

Questo progetto porterà diversi vantaggi, tra cui il fatto che il packaging stesso del prodotto ne diventi anche l’etichetta, mandando in pensione quella tradizionale, che non è precisa come il sistema ideato dall’Università. Le etichette attuali infatti indicano una data limite per il consumo del cibo, ma se questo non è perfettamente conservato – pensiamo se in estate dimentichiamo sotto il sole un alimento – si deteriorerà più rapidamente e quindi la data di scadenza non sarà più valida. Con il nuovo 'sistema' avremo  in tempo reale un’informazione molto più fedele di quella riportata sull’etichetta tradizionale – precisa Lova -, che si potrà leggere con una semplice apparecchiatura o perfino in base al colore, come per i semafori: possono essere usati il giallo, il rosso e il verde”.

Il passaggio successivo, inoltre, è quello di far sì che si possa  la pellicola possa "essere letta" attraverso dispositivi integrati sempre più piccoli ed economici. Come i cellulari, che hanno in sé quasi tutto quello che occorre: “la sorgente luminosa può essere la luce del flash o dell’ambiente, mentre il rivelatore di luce è la fotocamera del telefonino – spiega Comoretto –, per cui quello che andrebbe integrato è un dispositivo per separare le lunghezze d’onda”.

Per far sì che tutto ciò sia in commercio e a buon mercato, e quindi arrivi presto tra gli scaffali dei supermercati, occorre solo che le aziende – e sono già molte quelle interessate – investano nel progetto dal punto di vista dei materiali, dei software e della strumentazione miniaturizzata: in un anno e mezzo, se tutto va bene, potrebbe trattarsi di una realtà per la nostra spesa quotidiana.

Medea Garrone

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