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Cronaca | 25 febbraio 2020, 11:10

Amuchina finita, e le farmacie genovesi se la producono da sole

L’esempio della ‘Bruccoleri’ di Sestri Ponente, che ha realizzato un gel mani in tutto e per tutto simile all’originale. Intanto l’azienda principale, che ha sede in Valle Scrivia, si smarca dai rincari: “Siamo estranei ed esprimiamo ferma condanna”

Amuchina finita, e le farmacie genovesi se la producono da sole

Più facile trovare una pepita d’oro, che un flacone di amuchina. Non solo la marca principale e più nota, ma anche tutte le altre, i cosiddetti ‘generici’. Niente di niente, né presso i supermercati, né presso le parafarmacie, né tantomeno nelle farmacie.

Così, alcuni esercizi hanno deciso di far fronte all’emergenza - assolutamente inaspettata, sia per i distributori che per le case farmaceutiche, anche perché l’allarme Coronavirus è deflagrato in appena tre giorni - tornando per un po’ a fare il loro ‘antico’ mestiere. Quando cioè in farmacia i vari preparati medicali si facevano nel retrobottega, e venivano poi venduti con il marchio della farmacia stessa.

È quanto hanno pensato di fare, ad esempio, alla Farmacia Bruccoleri di Sestri Ponente, nella centralissima via Sestri. A raccontare la situazione che si vive in queste giornate è MariaJosé Bruccoleri, figlia di Donato, titolare del negozio: “Lunedì mattina, alla riapertura, siamo stati letteralmente presi d’assalto. Quasi tutti sono venuti per il gel mani igienizzante e per i vari flaconi di amuchina. Le mascherine erano già finite da giorni e non sono mai più arrivate, perché tutti ne sono ormai sprovvisti. In due ore, abbiamo terminato tutte le scorte che avevamo a disposizione, e non erano poche. Così, anche per far fronte alla continua richiesta, e per mantenere comunque dei prezzi che sono quelli anche al di fuori dell’emergenza, abbiamo pensato di produrre nel nostro laboratorio un gel mani simile in tutto e per tutto a quello che non si trova più in commercio, in quanto esaurito un po’ dappertutto”.

MariaJosé Bruccoleri non può fare a meno di stigmatizzare: “lo spregevole aumento dell’amuchina su alcuni portali online. Anche per questo abbiamo pensato a creare un prodotto tutto nostro, perché non possiamo e non vogliamo rivendere a prezzi da capogiro. Restiamo ovviamente in attesa che arrivi di nuovo la fornitura dalle fabbriche, ma non vogliamo modificare al rialzo i costi, perché non è giusto”.

Nel Ponente genovese, come un po’ in tutta la città, regna la psicosi: “Anche in farmacia - conferma MariaJosé Bruccoleri - siamo diventati lo sfogo di tutti i dubbi, le incertezze, le ansie e le paure. Noi ci limitiamo, molto professionalmente, a ripetere le indicazioni che sono state emesse dal Ministero della Salute, e proviamo, per come possiamo, a tranquillizzare le persone. Arrivano pure centinaia di telefonate, per chiedere se abbiamo mascherine o amuchina. Ma le uniche mascherine veramente efficaci, se mai ce ne fosse bisogno, sono quelle antibatteriologiche, cioè quelle con la valvola. Le ‘normali’ mascherine chirurgiche non servono a nulla”.

Intanto, mentre sui social network imperversa pure la ricetta fai-da-te per farsi l’amuchina in casa (ma sarebbe meglio evitare…), la fabbrica del prodotto, che si trova in Valle Scrivia, nel Comune di Casella, è diventata una specie di Fort Knox. Qui, l’azienda spiega che “è aumentata l’attenzione dedicata all’igiene e che si è impegnati a soddisfare l’aumento della domanda, facendo salire proporzionalmente la capacità produttiva e riorganizzando le attività industriali, al fine di produrre in prevalenza, per questo periodo, delle soluzioni disinfettanti”.

L’azienda precisa anche che “il prezzo praticato a tutti i canali di vendita è rimasto invariato. Siamo totalmente estranei ad alcuni ingiustificati rincari rilevati dai consumatori e segnalati anche dai media, verso i quali esprimiamo una ferma condanna confermando di adoperarci costantemente per assicurare che il prodotto raggiunga esclusivamente fornitori qualificati. In passato è già accaduto che durante altre epidemie come la Sars negli anni 2000, o l’epidemia di colera in sud Italia negli anni Ottanta, la maggiore attenzione dei cittadini si sia tradotta in una maggiore richiesta di igiene”.

Qualcuno, per l’occasione, ha anche rispolverato dai vecchi annali del passato la storia dell’amuchina. Che è proprio un’invenzione genovese. Amuchina nasce negli anni Trenta per combattere la tubercolosi che creava gravi problemi sanitari e sociali. Il marchio, di proprietà del Gruppo Eridania, fu rilevato da Pietro Giavotto, genovese con radici a Sarissola, nei pressi di Busalla. Quindi, fu aperta una sede a Sampierdarena.

Negli anni Quaranta, durante la Seconda guerra mondiale, l’amuchina trova impiego nella disinfezione dell’acqua da bere. Negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, diventa il prodotto più utilizzato negli ospedali per la disinfezione delle macchine per dialisi e per la dialisi peritoneale (disinfezione delle sacche, connessioni a Y, oggetti, ecc.). Negli anni Ottanta, dopo l’epidemia di colera del sud Italia, diventa il disinfettante più usato per la disinfezione dell’acqua da bere e soprattutto di frutta e verdura. Nel 2000 Amuchina è acquisita dalla società farmaceutica Acraf. Dal 2003 i prodotti Amuchina sono commercializzati anche in Spagna e Portogallo ed Est Europa. Una storia imprenditoriale tutta genovese, oggi come non mai assurta all’onore delle cronache.

Alberto Bruzzone

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