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Attualità | 21 marzo 2020, 17:51

La pedagogista: “Non mostrate telegiornali ai bambini”

I consigli della dottoressa Cinzia Zaccaro: “Sono terrorizzanti e spaventosi. Invece i più piccoli vanno informati, ma con le dovute precauzioni. Si eviti anche di parlare al telefonino in maniera incontrollata di ciò che accade”

La pedagogista: “Non mostrate telegiornali ai bambini”

Il Coronavirus ci ha fatto cambiare vita, abitudini, atteggiamenti, priorità, riferimenti. Ci ha uniti e allontanati nello stesso momento. Molte famiglie passano più tempo insieme, altre persone devono affrontare peggio di prima le insidie della solitudine. Non si sa quando finirà, nessuno ancora può dirlo, e le notizie che arrivano dall’esterno delle nostre abitazioni sono sempre più brutte, sempre più inquietanti.

Come affrontare tutto questo, soprattutto dal punto di vista psicologico? Come spiegare questa situazione a bambini e adolescenti? Che cosa fare quando sarà cessato l’allarme? Perché è chiaro che bisogna gestire sia il momento attuale che quello in prospettiva. Ed è altrettanto chiaro che questa emergenza sanitaria avrà un lunghissimo, enorme strascico: non solo dal punto di vista economico, ma pure da quello mentale. Su questi e altri temi esprime le sue considerazioni, assai preziose, la dottoressa Cinzia Zaccaro, pedagogista con moltissime esperienze anche all’estero.

 

Dottoressa Zaccaro, genitori e figli si sono ritrovati chiusi in casa dall’oggi al domani. Ieri ci vedevamo spesso solo alla sera, ora stiamo tutto il giorno insieme.

“È cambiata la vita di tutti noi in un attimo. I bambini non vanno a scuola, si rendono conto che la loro giornata è cambiata in maniera sostanziale. Anche i più piccoli non svolgono le loro normali attività, mentre finora avevano tanti impegni tra scuola, sport, svago, festicciole. Adesso nulla, si tratta di una condizione nuova, inedita. Quasi incredibile. E loro sono consapevoli di tutto. Questo non lo dobbiamo dimenticare mai. Non è un caso che in alcuni momenti diventino capricciosi e desiderosi di attenzione. Impauriti. Ecco, in questi giorni abbondiamo in quanto a coccole e lasciamoci andare a molti messaggi affettuosi soprattutto per i più piccoli”.

Come gestire le inevitabili paure dei bambini?

“I genitori dovrebbero cercare di non essere ansiosi, di non provocare paure evitabili. Serve un sorriso e ricordare che la speranza è una medicina. Va detta la verità, con parole semplici, dirette e comprensibili”.

Ci chiarisca il concetto.

“Occorre semplicemente dire che per evitare di prendere questa malattia che fa venire tosse, febbre e mal di gola, è importante non uscire da casa e lavarsi le mani, perché si trasmette toccandosi l’uno con l’altro o stando vicini. È importante insegnare loro a lavare bene le mani, con una procedura corretta. Un altro aspetto da non dimenticare è spiegare ai nostri figli che non possono incontrare i nonni. Occorre sottolineare con chiarezza che il pericolo riguarda i genitori e soprattutto i nonni, per cui è stato deciso di non frequentarsi, per scongiurare la trasmissione della malattia”.

Differenze di approccio con bambini e adolescenti?

“Da un lato gli adolescenti sono più consapevoli, dall’altro possono essere più spavaldi, sfidare le regole, minimizzare il pericolo. Nella situazione attuale gli adolescenti possono rappresentare un pericolo, si deve dialogare per far capire quello che stiamo affrontando. Attraverso i social si parlano tra loro, si convincono di essere immuni da ogni rischio. Oggi i ragazzi sono iperprotetti, molto spesso figli unici, non sono abituati a vivere in situazioni di difficoltà. Stavolta, invece, anche loro devono capire che è importante fare la propria parte”.

Il web, WhatsApp, i giornali, le tv, le radio ci invitano ogni giorno a partecipare ad ‘assembramenti virtuali’.

“Bisogna fare a meno di mostrare i telegiornali ai bambini, se possibile. Sono terrorizzanti, spaventosi, con i dati sulla malattia, i bilanci, l’insistenza e il ritmo incalzante delle news. Inoltre, i genitori dovrebbero evitare di parlare al telefonino in maniera incontrollata di ciò che accade davanti ai bambini, che colgono tutto immediatamente, sono molto perspicaci e sensibili”.

La rete è comunque una delle poche vie di fuga dalla realtà. Già in tempi normali gli adolescenti trascorrono tantissime ore online.

“Ecco perché diversi genitori approfittano di questa forzata convivenza per poter osservare i tempi e in parte i modi trascorsi in rete dai ragazzi. Incredibilmente ragazzi che per la loro esuberanza in classe non riescono ad applicarsi e concentrarsi stanno quotidianamente, nelle ore previste, in ascolto delle lezioni in Skype. Una mamma mi diceva: ‘Forse perché non può chiacchierare con nessuno...’. I primi giorni questo impegno con la scuola è stato un po’ sottovalutato e un po’ trascurato, ma il progetto è partito e si sta rivelando un discreto successo. L’istituzione scuola con i suoi docenti si è attivata secondo gli istituti con risultati più o meno adeguati. Alcune famiglie sono piacevolmente sorprese di questa didattica che sembra molto piacere ai ragazzi. Purtroppo, si è evidenziata la realtà dei più indigenti che non posseggono computer, questo aspetto ha mortificato molte le famiglie in difficoltà”.

Come trascorrere il resto del tempo?

“Certo le ore in casa sono molte e per chi ha fratelli o sorelle è più facile gestirle, addirittura qualcuno non gioca più tanto alla PlayStation perché quasi saturo, mentre i giochi da tavolo o semplicemente le carte hanno un successo strepitoso. Anche i giochi di strategia di guerra vanno per la maggiore. I genitori hanno ritrovato la possibilità di osservare e interloquire maggiormente con i figli e poter finalmente osservare i percorsi telematici. Si osserva quasi una regressione infantile nello stare a casa tutto il giorno con mamma e papà, come occasione ritrovata di un’antica intimità che non trova i ragazzi per niente sfuggenti in molte famiglie”.

Non sono però tutte rose e fiori.

“Le dolenti note sono quelle di non potersi incontrare con amici e fidanzatine, lo sport è sparito dalla vita dei ragazzi e il vuoto vorrebbe essere colmato con la socializzazione. Molte discussioni per il desiderio di uscire o ricevere amici”.

Qualche genitore racconta di un viaggio nel tempo a cui non era più abituato.

“Il rientro dei ragazzi dei primi anni di università fuori regione in alcuni casi viene vissuto con modalità quasi tragicomiche. Genitori ormai disabituati a figli che essendo ormai indipendenti non rispettano regole, orari. Quasi non ci fosse più posto per loro in casa o nella mente dei genitori. Primi giorni da incubo, poi lentamente si ritrova la pace familiare”.

Qualche caso particolare, magari curioso?

“Due famiglie riunite con padri separati tornati da altre regioni che, non potendo soggiornare dagli anziani genitori, sono rientrati in famiglia. Questo con grande gioia e confusione dei figli. Per loro non è semplice capire fino in fondo il significato di questo ritorno”.

Quando tutto sarà finito potrà essere complicato il distacco tra genitori e figli? Pianti e capricci per non tornare a scuola o all’asilo?

“All’inizio, poi il desiderio di riprendere la solita vita avrà il sopravvento. Cosa emerge da questa forzata clausura è la facilità con cui i minori più sono giovani più si adeguano se sostenuti nel modo giusto, al contrario di tanti adulti invasi da timori, incertezza e ansia”.

 

Alberto Bruzzone

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