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Politica | 26 giugno 2020, 14:23

Ampliamento della Carmagnani, a Multedo riparte la protesta [FOTO]

L’associazione 'Comitato di quartiere' affigge tre manifesti all’uscita dell’autostrada: nel mirino l’amministrazione comunale. Il sindaco ribadisce il suo impegno sulla delocalizzazione, ma resta il rebus dei tempi; e Carmagnani investe tre milioni di euro sul sito attuale

Ampliamento della Carmagnani, a Multedo riparte la protesta [FOTO]

C’è una canzone americana che dice: “That’s just one side of the story, in this two story town”, c’è solamente un lato della storia, in questa città dalle due storie: ed è la perfetta sintesi di quanto sta accadendo in questi giorni, in questi mesi, in questi anni, in questi decenni a Multedo. Il solo lato della storia è che Carmagnani, ovvero l’azienda che si occupa di stoccaggio di prodotti chimici in via dei Reggio, ha avviato i lavori di ripristino e sostituzione dei propri serbatoi, tra cui quelli che esplosero nell’incidente del 1987 provocando la morte di quattro persone e il ferimento di una quinta. Erano rimasti chiusi e inagibili sino ad oggi, per oltre trent’anni; ma l’amministrazione comunale attuale ha concesso i permessi per farli ripartire, come richiesto dall’azienda.

La città dalle due storie, invece, è proprio il quartiere di Multedo: la prima storia si chiama lavori alla Carmagnani, presso la sede attuale; la seconda si chiama ipotesi di delocalizzazione della ditta, insieme alla Superba. Quale sia la versione corretta, lo sanno bene sia a Multedo che in tutto il Ponente genovese. Quello che è scorretto, e non poco, è il fatto che questi residenti siano stati bellamente presi in giro. Perché è almeno dall’estate del 2017, cioè da pochi mesi rispetto all’inizio del suo mandato, che il sindaco di Genova Marco Bucci continua a ribadire il suo impegno per una soluzione, continua a ripetere che i depositi costieri verranno spostati, che lì non ci possono più stare, che il piano urbanistico comunale non lo consente eccetera eccetera. Ma, all’oggi, 26 giugno 2020, non solo sono passati tre anni senza che si sia trovata una soluzione concreta, bensì sono pure partiti i lavori di ampliamento dello stoccaggio di Carmagnani, per un importo complessivo - si dice - di tre milioni di euro.

E mentre all’interno della Giunta comunale va in scena uno scaricabarile rispetto a chi ha deciso cosa, con l’assai improbabile versione che Bucci non ne sapesse nulla (non può, è evidente, questa decisione, che pure è tecnica, non comportare delle conseguenze politiche o delle valutazioni strategiche da parte dell’amministrazione), lo stesso primo cittadino ha ribadito il suo impegno rispetto alla delocalizzazione, come peraltro fatto: a giugno 2017, a dicembre 2017, a gennaio 2018, a giugno 2018, alla fine del 2018 e per tutto il 2019. Di buone intenzioni, insomma, è infarcito il web (basta ‘googlare’ sull’argomento), però i lavori in Carmagnani gettano più di un’ombra. Quale azienda investirebbe una cifra così ingente, dovendosene realmente andare? E, ammesso che si vada avanti sulla delocalizzazione, allora vuol dire che, sempre in azienda, sono stati calcolati i tempi di rientro di quest’investimento, che non saranno certamente né di pochi mesi né di pochi anni. Quanto tempo ci vorrà, in altre parole, a vedere seriamente questi dannati depositi fuori da Multedo, una volta che sarà sancita la loro collocazione definitiva?

Il quartiere è tornato, giustamente, a farsi sentire, anche perché sono aumentati notevolmente i mezzi in entrata e in uscita da Carmagnani, per via dei lavori, e con essi sono aumentati i rumori. L’associazione ‘Comitato di quartiere’ di Multedo s’è riunita nei giorni scorsi e ha iniziato la protesta con l’affissione di tre scritte piuttosto eloquenti, nei pressi dell’uscita del casello autostradale: ‘Scusi? Delocalizza? Sono il sindaco… veda un po’ lei’, con riferimento all’ormai celeberrima frase che Bucci rivolse a una giornalista di Sky che non lo aveva riconosciuto in piazza De Ferrari; e ancora, ‘Ci avete rotto i… polmoni’ e ’16-05-1987, ore 8,16. Multedo non dimentica’, con chiaro riferimento al tragico incidente di trentatré anni fa’. Quella mattina c’era chi stava impastando il pane, chi stava portando i propri figli a scuola, chi stava andando a lavorare, chi stava stendendo il bucato: il quartiere fu travolto da un immenso boato e poi, subito dopo, si videro le fiamme alte sino ai palazzi circostanti, con le persone terrorizzate per le strade e invitate a salire sulla collina di monte Oliveto. L’azienda negli anni ha sempre riferito che l’incidente accadde dentro alle mura, ma le conseguenze esterne furono enormi, se non altro a livello psicologico. A quei tempi a villa Rostan, vale a dire a dieci metri da Carmagnani, c’era ancora la succursale della scuola media. A trentacinque metri dai depositi c’era, e c’è ancora adesso, la scuola elementare.

Tutto questo sembra non contare nulla. L’azienda ha il sacrosanto diritto di andare avanti, perché è ben gestita, perché ha sempre più richieste, perché è seria e garantisce parecchi posti di lavoro. Ma le amministrazioni comunali, presenti e passate, sono state altrettanto serie, verso i cittadini di Multedo? Che cosa è stato fatto in questi ultimi tre anni? Dove sono finiti i sette milioni e mezzo di investimenti per il quartiere promessi dal sindaco Bucci all’indomani della vicenda relativa alla chiusura dell’ex asilo ‘Contessa Govone’ divenuto un centro per richiedenti asilo (pura cronaca, nessun discorso politico né ottuse questioni razziali, sia chiaro)? A che punto siamo con la costruzione del centro polisportivo al posto della decrepita ex piscina ‘Nico Sapio’? A che punto siamo con la pulizia delle condotte del rio Rostan? A che punto siamo con la gestione del sottopasso e degli allagamenti? A che punto siamo con i lavori alla foce del suddetto torrente? E il parcheggio per i mezzi dell’Amiu in zona Eni, non doveva essere provvisorio? E la bonifica del sottosuolo, sempre in zona Eni? Che cosa c’è realmente nel sottosuolo di Multedo? Da dove provengono i miasmi che si avvertono praticamente ogni mattina?

E no ragazzi, così non ci siamo. È proprio vero che c’è un solo lato della storia, in questa città dalle due storie. Quando si finirà di andare in parallelo e verranno, in piena coerenza e onestà intellettuale, mantenuti realmente gli impegni? Ancora quella canzone dà pure una risposta: “It’s the same old ship going down”, è sempre la stessa nave che sta affondando. Lo scriviamo un altro finale?

Alberto Bruzzone

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