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Cronaca | 10 novembre 2020, 07:00

Antimafia e beni confiscati a Genova: quanti sono e dove? Come e da chi vengono assegnati e gestiti? Lo scopriamo insieme a Libera

“Luoghi da vivere e condividere”: webinar con interventi, domande e risposte a cura dell’associazione; la diretta di ieri è visualizzabile sulle pagine facebook di Libera Liguria e Goodmorning Genova

Antimafia e beni confiscati a Genova: quanti sono e dove? Come e da chi vengono assegnati e gestiti? Lo scopriamo insieme a Libera

“I beni confiscati alle mafie sono un’opportunità per la comunità”: intorno a questo concetto Libera Liguria e Libera Genova domenica sera hanno sviluppato un vivace momento d'interlocuzione col popolo della rete in una diretta facebook lanciata dalle pagine Libera Liguria e Goodmorning Genova (network d'informazione cittadino) col titolo “Luoghi da vivere e condividire”.

Risale alla nascita stessa dell’associazione antimafia, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, l’impegno di restituire alla società il patrimonio delle organizzazioni criminali di stampo mafioso: proprio grazie alla campagna di raccolta-firme “Le mafie restituiscono il maltolto”, organizzata da Libera venticinque anni fa, l’Italia ottiene nel 1996 la legge che disciplina il riutilizzo sociale di questi beni (attraverso progetti di inclusione sociale, risanamento di spazi degradati, cultura imprenditoriale, prevenzione e recupero di situazione di disagio…).

Ma non ci sarebbe alcuna prospettiva di riutilizzo dei beni se non ci fosse l’effettiva possibilità della loro confisca. L’introduzione di tale strumento, essenziale per smantellare il controllo mafioso sul territorio, è contenuto nella cd. legge Rognoni-La Torre del 1982 (dal nome dei proponenti: il ministro dell’Interno Virginio Rognoni ed il parlamentare comunista Pio La Torre, ucciso in quell’anno dalla mafia a causa della sua fondamentale azione). Tale legge introduce infatti il reato di associazione mafiosa, prevedendo inoltre la confisca degli ingenti patrimoni dei boss.

Questi patrimoni sono costituiti da: beni immobili(terreni/fondi/appartamenti), mobili(denaro/liquidità/titoli/autoveicoli) e aziende, cioè la fonte principale del riciclaggio di denaro da attività illecite. Una volta confiscati in via definitiva, i beni passano nella disponibilità dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, che li può destinare allo Stato per un uso istituzionale o agli enti locali, soprattutto i Comuni, per un uso sociale.

La maggior parte dei beni confiscati, ci dice una ricerca compiuta da Libera nel 2016, è attualmente gestita da associazioni, cooperative sociali, fondazioni, enti sportivi e realtà del mondo religioso. Il percorso di recupero non è semplice, anzi si deve confrontare con numerose criticità, quali la lunghezza dei procedimenti giudiziari, l’abusivismo, le ricorrenti condizioni di fatiscenza, i gravami ipotecari, gli oneri creditizi etc.

A Genova c’è il numero maggiore di beni confiscati alla criminalità organizzata. Negli immobili appartenenti alla famiglia Canfarotta sono state trovate persone che esercitavano la prostituzione e che pagavano affitti rilevanti e sproporzionati rispetto alle condizioni ambientali circostanti. In molteplici occasioni gli immobili sono stati dichiarati non idonei all’uso abitativo a causa delle condizioni igienico sanitarie in cui si trovavano . I Canfarotta prestavano tali immobili a persone non in regola sul territorio dello Stato a condizione che queste reperissero personaggi di comodo alle quali intestare i contratti di locazione. Sul territorio Ligure i beni confiscati sono ben 400. La maggior parte, 96 si trovano appunto a Genova e nel centro storico; gli altri sono nelle zone periferiche come Sampierdarena, Campasso, Coronata, Sturla e Rivarolo.

55 di questi beni confiscati alla criminalità organizzata appartengono oggi al patrimonio comunale della città e tre di questi sono riutilizzati.

In Vico delle Vigne è presente un centro d'integrazione per migranti; in Via del Canneto il Curto 23 r c’è una bottega di materiali di scarto mentre in Vico degli Eroi è gestito dall’associazione "il Cesto" ed attualmente c’è una ciclo officina Fiab (Federazione amanti della bicicletta) Tuttavia, il bene più importante per dimensioni confiscato ai Canfarotta si trova a Coronata: si chiama Villino Castelletto e risale agli inizi del ‘900. Presenta un giardino molto grande ma l’edificio purtroppo ha problemi strutturali importanti; la stima economica per ristrutturarlo è ingente.

Troviamo due esempi importanti di riuscito riutilizzo sociale anche in provincia di La Spezia, nel comune di Sarzana. Il primo è un appartamento situato nel centro storico della cittadina, denominato per la sua collocazione “Quarto piano”, gestito dal 2015 (anno della confisca definitiva) dall’associazione “L’Egalité”, che raccoglie al suo interno varie componenti e col suo progetto di antimafia sociale è diventata un punto di riferimento per giovani (specie studenti) e adulti. L’altro bene è una vera e propria villa, Villa di Ghigliolo, sulle alture di Sarzana, gestita dalla comunità religiosa Giovanni XXIII, che, sempre nel 2015, vi ha impiantato una casa-famiglia per persone in difficoltà.

Chiara Manganaro e Alessandra Oneto

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