Pomeriggio di tensione nel carcere di Pontedecimo dove una detenuta italiana di 46 anni, trasferita solo ventiquattr’ore prima dal carcere di Torino per gravi motivi di ordine e sicurezza, è stata protagonista di una violenta escalation di disordini che ha reso necessario l'intervento d'urgenza dei sanitari.
La donna, ristretta per atti persecutori e sottoposta al regime di Grande Sorveglianza, ha dato in escandescenze durante l’uscita al passeggio. Dopo essersi completamente denudata nel cortile, ha iniziato a lanciare sedie contro le vetrate, distruggendo arredi e attrezzature sotto gli occhi degli agenti. Solo il tempestivo intervento del personale in divisa ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Successivamente, l'area sanitaria ha disposto il trasferimento immediato della donna al Pronto Soccorso di Genova.
L'episodio ha riacceso i riflettori sulle criticità croniche del sistema carcerario ligure. Fabio Pagani, segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria, ha commentato duramente l'accaduto, sottolineando la prevedibilità dell’evento: “Questa detenuta era già nota per aggressioni e infrazioni disciplinari a Torino. È stata trasferita per ordine e sicurezza e, appena arrivata a Pontedecimo, ha confermato tutta la sua pericolosità. È l’ennesima dimostrazione di un sistema penitenziario allo sbando".
Secondo i dati forniti dal sindacato, l'istituto di Pontedecimo versa in condizioni di drammatica criticità. A fronte di una capienza regolamentare di 96 posti, sono attualmente presenti 147 detenuti, di cui 71 donne. Un sovraffollamento che rende ingestibili i casi ad "alta complessità".
"In un carcere già al collasso il Provveditorato continua ad assegnare detenuti ad alta complessità e per ordine e sicurezza, senza rafforzare gli organici e senza garantire condizioni minime di sicurezza. Così si mette a rischio la vita degli agenti", prosegue Pagani.
La Uil Fp punta il dito contro la concentrazione di casi critici e detenuti con disturbi psichiatrici in strutture prive di adeguate risorse sanitarie e tecnologiche. Il grido d'allarme è un ultimatum alle istituzioni: "Le carceri italiane sono diventate una pentola a pressione pronta a esplodere. Si continua a comprimere, a scaricare responsabilità sugli operatori e a ignorare la realtà. Ma prima o poi il sistema salterà, e qualcuno dovrà risponderne".
Il sindacato chiede interventi immediati: dal potenziamento degli organici alla riduzione reale della densità detentiva, fino a riforme strutturali serie per l'assistenza psichiatrica. "Non accetteremo più che l’inefficienza del sistema venga pagata dagli agenti in divisa", conclude il segretario.














