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Cronaca | 23 febbraio 2021, 17:07

Crollo al cimitero di Camogli: recuperati dieci feretri, il resto nei 60.000 metri cubi di materiale sotto la falesia

Giampedrone: "Attivato il dipartimento nazionale di Protezione civile insieme alla Fondazione Cima e all’Università di Firenze"

Crollo al cimitero di Camogli: recuperati dieci feretri, il resto nei 60.000 metri cubi di materiale sotto la falesia

Ha avuto luogo il sopralluogo con l’ausilio di droni che Regione Liguria ha messo a disposizione dopo il crollo della falesia avvenuto ieri in corrispondenza del cimitero di Camogli: oltre al rilievo su tutta l’area è stato anche effettuato un sopralluogo via mare con rilievo fotografico, ciò ha reso possibile verificare il meccanismo del crollo e le eventuali varie evoluzioni del fenomeno: a comunicarlo nel corso del punto tecnico effettuato in Comune è l’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone che ha partecipato all’incontro con i tecnici del dipartimento di Protezione civile.

“Nella parte alta – ha riferito Giampedrone – sono stati evidenziati dei volumi in equilibrio precario su cui insistono alcune cappelle del cimitero e alcuni loculi su cui stiamo ragionando per evitare ulteriori crolli che vanno demoliti in sicurezza; vi è una parte del cuneo in roccia vicino al belvedere che potrebbe essere interessata da ulteriori distacchi. Vi è poi il tema della strada che è al limite della zona interessata dal dissesto su cui non sono stati riscontrati particolari problemi, dove in passato il Comune ha realizzato interventi di consolidamento che possono migliorare il livello di stabilità e la zona delle abitazioni che non sono state interessate da fenomeni di dissesto, non diversi da quelli esistenti prima. A questo punto partiremo col recupero immediato delle salme lavorando con la massima sicurezza attraverso la predisposizione di pontoni in mare e contiamo che le operazioni possano iniziare anche da domani, servirà un ulteriore monitoraggio per capire lo stato del cuneo roccioso ed un altro in continuo per realizzare interventi nella massima sicurezza”.

“La giornata odierna – ha spiegato Giampedrone – è servita a mettere in campo tutte le azioni possibili che riguardano tre settori: la prima è un’operazione di recupero a mare di quanto è recuperabile con l’ausilio di un pontone con ditte specializzate che individueremo, e un monitoraggio continuo delle condizioni meteo-marine perché il fatto tempo e l’elemento meteo non sono secondari rispetto alle azioni che dobbiamo intraprendere a mare. Questo non potrà essere un lavoro capillare fino a che lo smontaggio di ciò che è appeso nel cimitero tra le parti pericolose e pericolanti non sarà fatto”.

Giampedrone ha preso contatto anche col capo dipartimento nazionale della Protezione civile Angelo Borrelli per cercare di capire la stabilità dello sperone nella parte di levante della frana. “In quest’opera – ha concluso l’assessore – ci aiuterà anche la Fondazione Cima, braccio operativo del dipartimento nazionale che abbiamo già utilizzato in altre circostanze e che ha le competenze tecniche per approfondire questa situazione, insieme all’Università di Firenze che abbiamo attivato con il dipartimento nazionale di Protezione civile”.

Comunicato stampa

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