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Attualità | 28 febbraio 2021, 08:00

Da domani Palazzo Ducale apre nuovamente i battenti con le sue mostre

Grazie al fatto che la Liguria dal 1° marzo rientra in zona gialla

Da domani Palazzo Ducale apre nuovamente i battenti con le sue mostre

La Liguria dal 1° marzo rientra in colorazione gialla secondo le nuove stime rischio Covid e Palazzo Ducale può aprire nuovamente le sue mostre: 'Michelangelo divino artista' fino al 2 maggio; 'Edipo, io contagio' fino al 19 marzo, 'What would happen if?' fino al 17 marzo e 'Dar corpo al corpo alla Wolfsoniana di Nervi' fino al 26 settembre.


Le mostre

Michelangelo divino artista - Appartamento del Doge, Palazzo Ducale, Genova - 1°marzo/2 maggio 2021 - a cura di Cristina Acidini con Alessandro Cecchi ed Elena Capretti.

Scultore, pittore, architetto e poeta, Michelangelo Buonarroti fu un artefice di opere incomparabili per tensione morale, energia della forma, complessità dei concetti espressi. Alla figura di Michelangelo, che può dirsi unica nella storia della civiltà occidentale, e alla sua unicità che ancora oggi appare intramontabile, Palazzo Ducale presenta la mostra Michelangelo divino artista, prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dall’Associazione Culturale MetaMorfosi. Articolata secondo un percorso espositivo biografico e tematico, concentra un'attenzione speciale su un particolare aspetto dell’unicità del maestro toscano: gli incontri eccezionali che costellano la biografia del Buonarroti.

Nella sua vita prodigiosamente lunga e operosa, infatti, l'artista fin dalla prima adolescenza fu in contatto, grazie al suo talento e, in seguito, alla sua fama, con personaggi d'alto rango dell'età rinascimentale, in posizioni chiave nella politica, nella religione, nella cultura. Nessun altro artista ha mai potuto vantare, né può oggi vantare, d'aver frequentato sotto il loro stesso tetto due futuri pontefici da giovinetti (Leone X e Clemente VII, di stirpe medicea), o di aver servito ben sette papi, o di aver intrattenuto rapporti diretti con mecenati della grandezza di Lorenzo il Magnifico e dei reali di Francia, Francesco I di Valois e la nuora Caterina de' Medici.

La narrativa storica e storico-artistica che ne risulta non manca di stupire in mostra. Michelangelo attraversò quasi un secolo, in un tempo di guerre, di violenze e di cruciali rivolgimenti (quando prese forma lo scenario politico europeo nel quale tuttora ci muoviamo), mantenendosi vicino al potere senza farsene distruggere e neppure troppo condizionare, in ragione del suo carattere indipendente e risoluto. Poté assistere, spesso prendendovi parte, agli ultimi splendori dell'età di Lorenzo il Magnifico e alla cacciata della famiglia Medici, alla predicazione apocalittica del Savonarola e alla sua disgrazia, all'ascesa di Roma sotto Giulio II e ai papati dei Medici, alla tragedia del Sacco di Roma e all'assedio delle truppe imperiali alla fragile Repubblica fiorentina, al nuovo autoritario regime mediceo e all'esilio degli oppositori (tra i quali, volontariamente, lui stesso), al nuovo splendore dell'Urbe sotto Paolo III e i suoi successori, alle lacerazioni della Cristianità divisa dagli scismi, al profilarsi della Controriforma e ad altro ancora.

Ma il progetto di una mostra su Michelangelo deve sempre fare i conti con l’inamovibilità della grande maggioranza delle opere autografe dell’artista. Si tratta infatti di statue in marmo e di affreschi, divisi tra musei (prevalentemente a Firenze) e i palazzi Apostolici Vaticani. Risulta quindi tanto più eccezionale la presenza in mostra, in Palazzo Ducale a Genova, di due eccelse sculture in marmo di Michelangelo: la Madonna della Scala (1490 circa), capolavoro giovanile dell’artista conservato in Casa Buonarroti a Firenze; un’opera intensa e monumentale a dispetto delle dimensioni ridotte, punto di arrivo di una profonda rivisitazione di modelli antichi e moderni (Donatello) in chiave molto personale; il monumentale Cristo redentore (1514-1516), conservato nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano (Viterbo), un’imponente statua (h. 250 cm) identificata solo venti anni fa con la prima versione del Cristo redentore in Santa Maria sopra Minerva a Roma, realizzato per Metello Vari e altri cittadini romani: la prima redazione – quella ora a Bassano Romano – era stata infatti abbandonata dal Buonarroti a causa di una venatura del marmo, tutt’ora ben visibile sulla guancia del Cristo.

Oltre alle sculture citate, sono esposti circa 60 tra disegni autografi e fogli del carteggio di Michelangelo, delle rime e altri suoi scritti originali, in gran parte conservati nella Casa Buonarroti. Fra i disegni risulta una presenza d’eccezione: la Cleopatra (1535), disegno eseguito per Tommaso Cavalieri, uno di quei fogli (rari e straordinari al tempo stesso) realizzati dall’artista come opere grafiche in sé compiute e di superba qualità, concepite come doni privati ad amici (i presentation drawings, secondo una celebre definizione coniata da Johannes Wilde).

Il percorso espositivo (come pure il catalogo e gli apparati multimediali d’accompagnamento) è composto di sezioni, dedicate ai diversi periodi della lunga vita di Michelangelo, che comprendono opere originali di Michelangelo, sculture e disegni in particolare; opere originali di diretti collaboratori, da lui stesso ispirate e guidate; ritratti dipinti e scolpiti, di Michelangelo e dei personaggi storici a lui collegati; medaglie; rime, lettere e, in generale, appropriate testimonianze documentarie e opere d'arte di autori vari.

Per la prima volta in Liguria e tra i primi esempi a livello nazionale la mostra dilata i propri confini verso altre città, sulle tracce di una delle frequentazioni più importanti di Michelangelo, Giulio II che come Sisto IV, apparteneva alla famiglia Della Rovere di origine savonese. Questa esposizione e quindi il mezzo per la promozione e la riscoperta di autentici tesori nascosti, monumenti, palazzi e opere d’arte sparsi sul territorio regionale. Sono previsti infatti incroci virtuosi con la Pinacoteca di Savona, con le sue sezioni Sisto IV e il mecenatismo roveresco con opere di Foppa, Mazone e Lorenzo Fasolo e Giuliano della Rovere, vescovo di Savona, futuro Papa Giulio II.

Il percorso espositivo si presenta con un ordinamento biografico ed è articolato nelle seguenti sezioni: Le origini, la famiglia; A Firenze: i Medici e il Giardino di San Marco; Da Bologna a Roma: dalla fuga alla fama; La Repubblica fiorentina e il gonfaloniere Soderini; Al servizio di Giulio II; Fra Roma e Firenze per i papi Medici: Leone X e Clemente VII; L’assedio nell’ultima Repubblica Dalla famiglia fiorentina agli amici romani; Trent’anni al servizio dei papi; I Medici e il mito dopo la morte; Edipo: io contagio.

Nel Sottoporticato di Palazzo Ducale un percorso straordinario tra imponenti elementi scenografici, frammenti di tragedia, performer che recitano all’interno di teche trasparenti, ideato e curato da Davide Livermore; dal 3 febbraio al 19 marzo. Nato da un’idea del direttore del Teatro Nazionale di Genova Davide Livermore, accolto con entusiasmo da Luca Bizzarri, Presidente della Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova, che ha offerto i propri spazi per la realizzazione, il progetto Edipo: io contagio riflette sulla pandemia partendo da una delle più famose tragedie greche, l’Edipo Re di Sofocle, in cui il protagonista si interroga sulla terribile pestilenza che ha colpito la città da lui governata, Tebe, e su come provare ad arrestare il contagio. La tragedia di Sofocle offre uno specchio implacabile al periodo storico che stiamo vivendo, ma la mostra performativa voluta da Davide Livermore - allestita a novembre nel Sottoporticato di Palazzo Ducale e poi “congelata”, fruibile durante questi mesi attraverso una serie di video - risponde soprattutto all’urgenza di riaffermare l’importanza della cultura teatrale in tempo di crisi e all’esigenza di proteggere e tutelare l’occupazione di artisti e maestranze.

Sono dodici i performer già attivi nel progetto, selezionati grazie a una call lanciata all’indomani del Dpcm che il 25 ottobre 2020 chiudeva per la seconda volta i teatri al pubblico come misura di contenimento della diffusione del Covid19; se ci saranno le condizioni per tenere aperta la mostra su tempi di largo respiro, si potranno coinvolgere altri 12 artisti per un totale di 24, come previsto in origine. Curata dallo stesso Davide Livermore insieme a Margherita Rubino e Andrea Porcheddu, la mostra si articola in sei stanze. Avvolti dalle musiche inquietanti di Andrea Chenna, i visitatori si imbattono in maestosi cavalli, tappeti di sangue, una jeep esplosa, bestie macellate, mentre i performer, ciascuno chiuso in un box trasparente, recitano brevi estratti dal primo atto dell’opera di Sofocle, evocando una comunità che si interroga sulle responsabilità dell’uomo nel disastro, in un crudele gioco del destino in cui si è ora vittime, ora colpevoli.

Gli spettacolari elementi scenografici in mostra sono stati messi a disposizione dal Teatro alla Scala e provengono da quattro diversi allestimenti: Elektra del 1994, regia di Luca Ronconi e scene di Gae Aulenti; Tamerlano con la regia di Davide Livermore e le scene dello stesso Livermore e di Giò Forma (2017); Giovanna d’Arco con la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier e le scene di Christian Fenouillat (2016); Giulio Cesare in Egitto con la regia di Robert Carsen e le scene di Gideon Davy (2019).

Nelle prossime settimane sarà possibile visitare gratuitamente la mostra performativa il lunedì dalle 16 alle 19 e dal martedì al venerdì dalle 12.30 alle 19 (ultimo ingresso previsto alle 18.30, prenotazioni aperte dal 2 febbraio sul sito del Teatro Nazionale di Genova); il pubblico avrà accesso da piazza Matteotti in piccoli gruppi secondo un protocollo che garantisce la sicurezza dei visitatori, dello staff e degli artisti coinvolti.

What would happen if? - The choice to build an alternative future - Munizioniere, Atrio e Cortile Maggiore, 19 febbraio/17 marzo. Una mostra itinerante che dopo Aveiro (Portogallo), Skopje (Macedonia) è approdata a Genova, dal 19 febbraio al 17 marzo 2021, realizzata nell’ambito del Progetto europeo CreArt con il coinvolgimento di 12 città europee e istituzioni, al fine di promuovere la creatività locale attraverso il networking, la condivisione, esperienze e buone pratiche, oltre ad esplorare nuove metodologie e tecniche artistiche. In mostra le opere di 15 giovani artisti che si sono confrontati con fatti contemporanei e sociali che costruiscono le realtà attuali dei loro luoghi di residenza, restituendo, anche, un immaginario futuro alternativo.

CreArt è il Progetto europeo della rete di città per la creatività artistica, che nel quinquennio 2017 – 2021 interessa la città di Genova. Un’iniziativa di cooperazione culturale, per contribuire all’innovazione sociale, alla crescita economica e all’immagine internazionale delle città selezionate dal Progetto stesso. Gli artisti partecipanti sono Bernard, Darko Aleksovski, Jorge Méndez, Polymorphe, Rodrigo Malvar, Sarah Vigier, Serena Grassi, Stefano Serretta, Szymon Popielec, Tomoko Freeman (Aka Anti-Cool), Valentine Traverse, Vesna Salamon. Le altre città europee che affiancano Genova nel partenariato di CreArt sono Valladolid, Zagabria, Clermont-Ferrand, Katowice, Rouen, Lublin, Skopje, Lecce, Liverpool, Kaunas e Aveiro; a cura di Pietro Della Giustina.

Dar corpo al corpo - Motivi iconografici del Novecento nella Collezione Wolfsoniana, Genova Nervi, dal 5 febbraio al 26 settembre, a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone. Anche la mostra Dar corpo al corpo riapre i battenti dal 4 marzo, progettata e curata da Matteo Fochessati e Gianni Franzone è stata pensata proprio in relazione alla mostra michelangiolesca ospitata a Palazzo Ducale.

La scultura e la grafica di Michelangelo Buonarroti rappresentarono, come noto, una fondamentale fonte di ispirazione per molti artisti del Novecento italiano, tra i quali Adolfo De Carolis che fu il principale illustratore delle opere dannunziane. Con un suo cartone, dedicato al lavoro delle miniere e caratterizzato, nell’enfatica raffigurazione dei vigorosi corpi degli scavatori, da inflessioni michelangiolesche, diffuse all’epoca in Italia attraverso la lezione di Auguste Rodin, si apre infatti questa esposizione, collaterale alla mostra Michelangelo. Divino artista a Palazzo Ducale.

Il cartone preparatorio per gli affreschi della Sala Consiliare del palazzo della Provincia di Arezzo (1922-1924) introduce, all’interno del percorso espositivo della Wolfsoniana, la sezione dedicata al corpo del lavoro e alla contrapposizione – ravvisabile in quel periodo nelle raffigurazioni di tale soggetto – tra una visione simbolica e celebrativa, sviluppata attraverso l’identificazione con il tema del corpo, e una rappresentazione invece più realistica dello sforzo fisico e delle dure condizioni esistenziali dei lavoratori.

Se la durezza del mondo del lavoro, all’interno di questo duplice registro stilistico, appare incarnata dalla dolente figura di un contadino dipinto da Ugo Martelli o dalla plastica descrizione di una lampada da tavolo raffigurante un lavoratore intento a spingere un blocco di marmo, la rappresentazione allegorica del tema si rivela espressione di quel mito del progresso che, ai primi del Novecento, si venne affermando all’interno del passaggio dalla produzione manuale a quella meccanico-industriale: un motivo iconografico emblematicamente esemplificato dal manifesto di Plinio Nomellini per il quotidiano socialista “Il Lavoro” o dalla scultura di Alberto Giacomasso Donna con turbina.

Altrettanto articolata appare, negli stessi anni, l’immagine del corpo della donna che – protagonista di un processo di emancipazione determinante per la trasformazione del suo ruolo sociale – fu oggetto di una contrapposta raffigurazione, tra retaggi della tradizione e dirompenti trasformazioni imposte dalla modernità. La centralità del ruolo della donna come madre è evidenziata nel gruppo scultoreo Maternità di Raffaello Consortini (1934) e nell’Autoritratto del pittore con la famiglia di Giorgio Matteo Aicardi (1939), mentre l’opposta immagine di una sofisticata donna moderna ed emancipata si ritrova in molta della pittura e scultura dell’epoca, ma soprattutto, come documentato dai manifesti di Filippo Romoli, nella grafica pubblicitaria e di promozione turistica.

Suddivisa in più capitoli, la sezione dedicata al corpo della propaganda analizza infine come il tema del corpo sia stato centrale nei messaggi della persuasione politica, a partire dalla celebrazione dell’eroe e del martire che si sviluppò a sostegno dello sforzo bellico durante le fasi cruciali della Grande Guerra, stabilizzandosi al termine del conflitto con la creazione di un culto della vittoria impregnato di retorica. Quest’ottica celebrativa, attraverso cui il fascismo autolegittimò la propria presa del potere e alla quale si contrapposero solo poche voci isolate che trovarono peraltro eco in alcune significative esperienze internazionali, restò un tema centrale della propaganda, come dimostrato dal bozzetto per il Sarcofago dei Martiri nella cappella dei caduti del Palazzo del Littorio di Roma di Mario Palanti (1934).

Predominante in questo ambito fu anche l’esaltazione del corpo della gioventù, simbolico emblema dell’uomo “nuovo” fascista, vigoroso e audace esponente di una nazione aggressiva e costantemente pronta alla battaglia. Anche quando non fu così enfatizzata – spesso attraverso rimandi alla gestualità e alla postura del Duce – questa celebrazione della virilità assurse comunque a caratteristica identitaria della nazione fascista, in quanto espressione di solidità e di condivisi valori tradizionali (patria, lavoro e famiglia) da contrapporre al nemico, sovente stigmatizzato attraverso giudizi etnici basati sul concetto di razza e parodistiche rappresentazioni del corpo dell’“altro”. Le opere in mostra, tutte provenienti dalla collezione della Wolfsoniana, dialogheranno con alcune selezionate opere scelte all’interno dell’allestimento permanente del museo, in un ricco e suggestivo percorso dedicato a una riflessione sul tema del corpo e ai mutamenti della nostra percezione di esso, in particolare nelle situazioni di crisi o nelle più significative fasi di trasformazione della storia sociale.

Comunicato stampa

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