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Politica | 06 aprile 2021, 14:02

Fabio Costa, l’estremista gentiluomo: una vita politica per il Centro Ovest

Ottantasette anni, s’è ritirato a vita privata ma fu artefice di molte battaglie per la delegazione: “Sono servite sul momento, ora la situazione è molto peggiorata”

Fabio Costa, l’estremista gentiluomo: una vita politica per il Centro Ovest

“Se non fosse per gli acciacchi che da qualche tempo mi affliggono farei ancora politica perché non posso vedere la mia Sampierdarena, una zona che era primaria a Genova, così degradata e decaduta, abbandonata a se stessa”: ha 87 anni Fabio Costa e la sua salute non è più quella di prima, ma grinta, coraggio e passione politica sono ancora quelli degni di un giovane. Si abbiano idee simili o diverse o persino opposte alle sue va comunque riconosciuto come la sua attività abbia segnato la storia del Centro Ovest dov’è stato per quasi vent’anni capo dell’opposizione e quasi antesignano del governo Draghi.

Anni fa infatti è arrivato ad un passo dal ribaltare la tradizionale, e all’epoca consolidata, egemonia della sinistra in zona creando un governo che avrebbe spaziato dall’estrema sinistra al centrodestra escludendo però il Pd dell’allora presidente Mimmo Minniti, storico antagonista politico di Costa. Il tentativo fallì per un soffio, forse più per... fuoco amico che come progetto politico, ma restò negli annali delle cronache genovesi e nella storia del municipio di via Sampierdarena.

Comunque Costa ha fatto la gioia delle pagine dei quotidiani genovesi con iniziative spesso clamorose, come mega cortei contro la chiusura dell’ospedale di Sampierdarena, quando emerse la voce di una possibile fine attività del Villa Scassi, o come quando l’ex sindaca Marta Vincenzi, impegnata in campagna elettorale in un mercato sampierdarenese, dovette confrontarsi con Costa armato di megafono che le rese difficile il dialogo: del resto lui, combattivo e determinato, ammetteva di non essere un moderato ma un ‘estremista’.

Prima in Forza Italia e poi nella Lega non s’offende se qualcuno lo definisce integralista di destra, ma se l’uomo politico aveva sposato idee nette la persona è sempre stata d’animo signorile e alla sua carrozzeria di via Balleydier, rinomata attività e realtà che occupava diverse persone, si affacciavano un po’ tutti gli avversari pure di Rifondazione Comunista, come andassero a trovare un amico. Dualismo apparentemente stridente ed inconciliabile ma reale: Costa lo conferma narrando di un incontro recente, quasi da vecchi amici, tra lui e chi gli gettò via una sorta di corona che portò in municipio per una vittoria elettorale del centrodestra. “Mi sono sentito chiamare - rievoca Costa - e ho riconosciuto chi mi gettò via quella corona, abbiamo riso insieme e preso un caffè ricordando quelle battaglie politiche appassionate, da amici anche se di opposta ideologia”.

Epica poi una sua iniziativa di protesta contro il dilagare della prostituzione a Sampierdarena: “Era sera ed avvicinai una signorina tra quelle che passeggiavano in via Sampierdarena poco distante dal Comune, le dissi che in quel palazzo c’era qualcuno che la aspettava; in effetti c’era in programma una riunione del Municipio. La introdussi nella sala consiliare e scoppiò il finimondo, ma la mia protesta non passò inosservata, ottenni lo scopo di far capire la situazione in zona”.

“Il mio rammarico - dice Costa - è che tutte queste battaglie sono servite sul momento, ora la situazione è molto peggiorata, vedo via Cantore vuotata da negozi, ci sono solo banche; ma è tutta la delegazione ad essere degradata e pericolosa, io avevo ottenuto che le forze dell’ordine avessero grande presenza in zona: Sampierdarena è bella, era grande”. E il suo animo leghista vecchia maniera mai rinnegata punta particolarmente il dito accusatore contro l’immigrazione irregolare: “Abbonda in zona e se fossi ancora attivo in politica chiederei ufficialmente maggiore presenza delle forze dell’ordine di mettere in sicurezza con controlli capillari a tappeto”.

“Ho avuto confronti duri, scontri ma - tiene a sottolineare - sempre leali perché credevamo alle nostre idee, avevamo un’ideologia, io come i miei avversari, e la gente partecipava alle manifestazioni, credeva in ciò che veniva proposto; ancora oggi ho tanti amici che mi chiamano e quasi sono in numero maggiore quelli di cui ero avversario e questo lo trovo bello: credo che abbiamo lavorato molto per Sampierdarena”.

Dino Frambati

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