Attualità | 20 settembre 2021, 17:42

Fibra ottica a levante, Open Fiber assicura: "Tutti i comuni saranno cablati entro il 2023"

Le previsioni dell’azienda per quanto riguarda Tigullio, Golfo Paradiso e gli entroterra; i sei cantieri per il momento aperti sono a Borzonasca, Carasco, Favale di Malvaro, Lorsica, Mezzanego e San Colombano Certenoli

Fibra ottica a levante, Open Fiber assicura: "Tutti i comuni saranno cablati entro il 2023"

A che punto siamo con la fibra ottica nel levante genovese, non solo nelle aree costiere del Tigullio e del Golfo Paradiso, ma anche e soprattutto nelle zone dell’entroterra, che sono così importanti dal punto di vista industriale e produttivo e la cui sopravvivenza è proprio legata anche alle infrastrutture digitali? Come sta andando avanti l’installazione della banda larga, ormai imprescindibile sia dai privati, per tutti i servizi a essa connessi (pensiamo solamente, da quest’anno, ai campionati di calcio), sia dalle aziende e dal settore pubblico per le varie attività professionali e gli sportelli aperti ai cittadini?

Abbiamo girato nelle scorse settimane queste domande a Open Fiber, ovvero l’azienda che si occupa della copertura delle varie aree e della posa dei cavi per la fibra ottica. Il quadro è in evoluzione, non troppo rapida, ma si sta andando avanti e la società assicura: “Open Fiber sta accelerando comunque, per raggiungere l’obiettivo di chiudere tutti i cantieri entro il 2023. Stiamo mettendo in campo tutte le risorse possibili per rispettare questa scadenza, concordata con Infratel, la società del ministero dello Sviluppo economico che concede i bandi pubblici, e auspichiamo uno sforzo comune con tutti i soggetti del territorio per sostenere lo sviluppo di un’infrastruttura strategica”.

Chiusura entro i prossimi due anni e mezzo quindi, ma allo stato attuale chi può già contare su Internet superveloce e chi, invece, deve ancora aspettare? “Per quanto riguarda le città di Chiavari e Sestri Levante - precisa Open Fiber - ovvero quelle che fanno parte delle cosiddette ‘aree nere’ su cui possiamo operare con un investimento privato, non sono attualmente a piano 2021”. E questo perché, a quanto risulta, “in Liguria si sono potuti avviare i cantieri a pieno regime solo a settembre 2019, in quanto Regione Liguria e Infratel hanno raggiunto un accordo per l’approvazione del piano tecnico, senza il quale non era possibile partire con le lavorazioni da parte della concessionaria, e che sono quindi iniziate solo a maggio dello stesso 2019. Open Fiber agisce come concessionaria del bando pubblico di Infratel per la copertura delle aree bianche nella regione Liguria e deve sviluppare la rete in fibra ottica in modalità FTTH (Fiber To The Home, fibra fino a casa), l’unica capace di abilitare tutti i servizi digitali di ultima generazione alla velocità di 1 Gigabit/secondo. L’infrastruttura rimarrà di proprietà pubblica, mentre Open Fiber ne curerà la gestione e la manutenzione per i prossimi vent’anni”.

Ad oggi a levante i comuni dell’entroterra e della costa da cablare con la fibra ottica sono diciassette totali e di questi sei hanno i cantieri già aperti: si tratta di Borzonasca, Carasco, Favale di Malvaro, Lorsica, Mezzanego, San Colombano Certenoli (cantieri aperti), mentre sono in attesa di partenza Castiglione Chiavarese, Cicagna, Chiavari, Coreglia, Leivi, Moconesi, Ne, Neirone, Orero, Portofino, Rapallo. Open Fiber assicura: “Sugli altri comuni ci sono dei ritardi dovuti ai tempi prolungati di rilascio dei permessi necessari, e infatti ci siamo fatti promotori di alcune proposte di miglioramento della normativa che in parte sono state recepite dal recente decreto legge n. 77/2021; nonché ritardi dovuti alla scarsità di reperimento e impiego di risorse qualificate da parte delle imprese subappaltatrici. Gli effetti positivi per l’accelerazione delle reti a banda ultra larga si vedranno nei prossimi mesi”.

Ma “se si va avanti con questo ritmo, quando saranno terminati i lavori, la tecnologia della banda larga sarà già ampiamente superata” avverte Giuseppino Maschio, sindaco di Borzonasca e tra i principali referenti del progetto di valorizzazione e di rilancio delle cosiddette ‘Aree Interne’, che era stato lanciato ai tempi del governo di Mario Monti dal ministro Fabrizio Barca e che ha iniziato a prendere corpo con i primi finanziamenti e i primi investimenti attraverso la Regione Liguria e la Città Metropolitana. E questo perché alla voce tecnologia la sua vallata, ovvero la Valle Sturla, così come la Val Graveglia, la Val Trebbia, la Val d’Aveto e pure la Val Fontanabuona, sono fortemente indietro e scontano collegamenti Internet che sono ormai di due se non di tre generazioni indietro.

È il tema del cosiddetto ‘digital divide’, ovvero la disparità di condizioni, a livello tecnologico, tra i luoghi raggiunti dalla banda larga e quelli che sono fermi alla ‘vecchia’ Adsl, quando va bene. Purtroppo, il ritardo accumulato è un fatto grave, perché è motivo di ulteriore spopolamento delle vallate e di ulteriore perdita di servizi, anche essenziali. Quando si parla di infrastrutture per gli entroterra, ormai se ne deve parlare in due direzioni: una è quella delle infrastrutture vere e proprie, ovvero della viabilità tradizionale, e quindi le strade (e qui, ad esempio, la storia infinita è rappresentata dal tunnel della Fontanabuona); l’altra è quella delle infrastrutture digitali, e quindi una banda che sia il più larga e ‘comoda’ possibile e consenta ai byte di viaggiare alla migliore velocità.

Un discorso non esclude l’altro, perché ormai a livello economico, e pure sociale, sono pienamente concatenati. E se c’è un evento che ha fatto scoprire ancora di più la necessità per le vallate di uscire da un progressivo isolamento, sia di mobilità che tecnologico, è stata la pandemia: le ore di smart working e di didattica a distanza, ad esempio, la necessità di una sanità territoriale che impone adeguate condizioni viabilistiche, la sopravvivenza del tessuto industriale e imprenditoriale e tanto, tanto altro. Adesso c’è una data: fine 2023. E c’è pure un piano da rispettare. Sperando non seguano altri intoppi.

Alberto Bruzzone

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I Vegetti

SINOSSI:
BEPPE e GINO, due tipici vecchietti genovesi, dalla loro panchina, dalla fermata del bus o dall’immancabile cantiere per strada, osservano, commentano e spesso “mugugnano“ sul mondo che li circonda, confrontandolo con quello dei loro tempi.
Gli sketch scaturiscono dalla simpatia e ingenuità dei due personaggi che tentano goffamente di stare al passo coi tempi. Tra strafalcioni, equivoci, modi di dire e un forte accento genovese, Beppe e Gino parlano del mondo che li circonda in svariate location di Genova e della Liguria.

NOTE DI INTENTI:
La serie nasce dall’idea di creare un ponte generazionale tra gli anziani, che vivono in un mondo dove tecnologia e cambiamenti avanzano rapidamente, e i loro nipoti, abituati a tutto questo. Ciò fa sì che i giovani li guardino spesso in modo perplesso, e che questi due mondi siano più distanti di quanto si pensi.
La volontà è quella di creare un punto di incontro culturale: da un lato far familiarizzare gli anziani agli argomenti e al gergo dei giovani (cellulari, app, gadget tecnologici e tutto ciò che essi comportano); dall’altra avvicinare i giovani ad una tradizione fatta di dialetto, modi dire, di una comicità in stile Govi, e di luoghi tipici della nostra regione.
Entrambi questi pubblici hanno qualcosa in cui riconoscersi.
Il pubblico più giovane riconosce Beppe e Gino come i loro nonni, quindi visti con gli occhi ironici e affettuosi dei nipoti nativi digitali, e tramite un format che parla la loro stessa lingua (la webserie). Il pubblico più anziano invece si riconosce nei protagonisti, nel loro modo di fare, di parlare, di ragionare, nelle storie sul loro passato. Entrambi possono trovare un punto d’incontro nei luoghi dove sono ambientate le singole puntate.

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