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Eventi | 10 novembre 2021, 18:35

'Peachum - Un’opera da tre soldi' in scena al Teatro Ivo Chiesa con Paravidino e Papaleo

Paravidino: "Peachum è una figura del nostro tempo, dipende dal denaro senza neanche esserne appassionato, non è avido, non ambisce a governare il denaro, è governato dal denaro"; dal 17 al 21 novembre

'Peachum - Un’opera da tre soldi' in scena al Teatro Ivo Chiesa con Paravidino e Papaleo

‘Peachum - Un’opera da tre soldi’ va in scena al Teatro Ivo Chiesa dal 17 al 21 novembre: poco meno di un secolo fa spalancava le porte del successo internazionale al trentenne Bertolt Brecht. Oggi Fausto Paravidino, uno dei drammaturghi contemporanei più rappresentati in Europa, ne propone una rilettura avvalendosi per la prima volta di Rocco Papaleo, volto noto di cinema e teatro.

Un incontro scenico inedito ed intrigante quello fra Paravidino, qui impegnato anche come regista ed attore nei panni di Mickie Messer, e Papaleo chiamato a impersonare Peachum, il re dei mendicanti, l’antieroe protagonista dello spettacolo; la routine criminale di Peachum viene stravolta quando qualcuno rapisce sua figlia che non ama ma che rivuole perché - come scriveva lo stesso Brecht - gli è stata sottratta una proprietà.

Il mercante di poveri parte così alla sua ricerca iniziando un viaggio popolato da delinquenti e derelitti che conduce il pubblico dentro le più bieche miserie morali e materiali dell’essere umano. Proprio come il capolavoro nato dal sodalizio fra Brecht e Kurt Weill lo spettacolo tocca anche altri temi universali: le complicate dinamiche del rapporto padre-figlia, il valore dell’amicizia, la decadenza di una società abitata da esseri umani sempre più individualisti, meschini e corruttibili. Una società non così dissimile da quella attuale secondo Paravidino che motiva così la sua scelta: "Nell’opera da tre soldi c’è qualcosa che è invecchiato bene e qualcosa che non è invecchiato per niente e Peachum è una figura del nostro tempo più ancora che di quello di Brecht. Dipende dal denaro senza neanche esserne appassionato, non è avido, non ambisce a governare il denaro, è governato dal denaro".

Massimo Bondì

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