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Attualità | 22 novembre 2021, 15:46

Medicina di genere, Uil Liguria: la lunga corsa verso il benessere delle donne

Tra problemi economici, organizzativi e conciliazione con il lavoro di cura, Servetto: "Occorre un cambio di passo culturale"

Medicina di genere, Uil Liguria: la lunga corsa verso il benessere delle donne

‘Medicina di genere: etica, prevenzione, consapevolezza’ è un convegno organizzato dal coordinamento pari opportunità e politiche di genere della Uil Liguria dedicato alla medicina di genere. Fattori come il genere, l’ambiente, gli stili di vita e le condizioni socio-economiche determinano la salute di un individuo, a queste differenze corrispondono prevenzione ed orientamento terapeutico differenti; per il Cpo Uil Liguria è importante cominciare un percorso informativo e formativo che possa portare la medicina di genere ad essere una vera e propria disciplina degli studi in medicina e psicologia: è quanto si legge in una nota di Uil Liguria.

Se non si riconosce la donna – prosegue la nota – come libera e diversa dall’altro genere le si preclude anche una certa tutela sanitaria, l’accesso alle cure è molto più difficile per le donne: per motivi economici, organizzativi, liste d’attesa e conciliazione con il lavoro di cura: “Tuttavia oggi - spiega Sheeba Servetto, segretaria regionale Uil Liguria, responsabile del coordinamento pari opportunità e politiche di genere - è presente una consapevolezza diversa rispetto a qualche anno fa, ovvero: la medicina di genere è un sistema più rispondente ai bisogni della persona, una medicina che guarda al benessere più che alla cura, quindi anche a un sistema di azioni di potenziamento di tutti quelli che sono i servizi territoriali atti a farlo”.

Il benessere psicologico delle donne, ad esempio, è in crisi da tempo a causa delle condizioni di vita. Nel nostro Paese l’86% delle donne è impegnato, con diversi gradi di intensità, nell’assistenza a familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori. Una su tre se ne prende cura senza ricevere aiuto e solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo. Questo comporta un rischio per la salute: “Secondo il progetto Bes di Istat – spiega Servetto – le donne dichiarano un'insoddisfazione più elevata rispetto agli uomini. Un esempio in negativo è il mondo del caregiving familiare; si tratta di un carico assistenziale che impatta pesantemente con la vita di queste persone, minandone la salute. Di fatto ci si trascura perché non c’è tempo per sé e, così, molte donne antepongono la salute della persona che accudiscono alla propria e si trovano così a rimandare visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta, privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno”.

Questi esempi rivelano ancora condizioni immutate nel tempo per questo è utile aver presente che esistono differenze tra i generi per tutelare lavoratrici e lavoratori non si può prescindere dalle loro specificità: le azioni devono essere diverse e rispondenti alle necessità.

Comunicato stampa

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