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Politica | 21 dicembre 2021, 12:26

Giovane omosessuale minaccia il suicidio perché la famiglia non l'accetta, Liguria Rainbow: "A Genova l’omolesbobitransfobia rischia di fare l’ennesima vittima"

Dopo il tentato suicidio di un giovane omosessuale a Genova, Liguria Rainbow ha inviato una nota per sottolineare come, nel 2021, si debbano raccontare eventi drammatici di questo genere

Giovane omosessuale minaccia il suicidio perché la famiglia non l'accetta, Liguria Rainbow: "A Genova l’omolesbobitransfobia rischia di fare l’ennesima vittima"

Dopo il tentato suicidio di un giovane omosessuale a Genova, Liguria Rainbow ha inviato una nota per sottolineare come, nel 2021, si debbano raccontare eventi drammatici di questo genere.

"A Genova, nella nostra città, - scrive l'associazione - il 19 dicembre l’omolesbobitransfobia rischia di fare l’ennesima vittima. I dati sono impressionanti: le persone LGBT+ con meno di vent’anni anni presentano tassi di tentato suicidio anche tre volte maggiori rispetto a chi è giovane ed eterosessuale.

Le percentuali arrivano ad essere quattro volte superiori per le persone LGBT+ neurodivergenti. Questo ancora non basta a restituire un dato di realtà, a causa della difficoltà di raccogliere dati precisi in situazioni di stigma, marginalità sociale o disabilità linguistica.

Non vi è ovviamente nessuna 'fragilità' innata, nessuna speciale sensibilità: solamente il costante e soffocante senso di minaccia e violenza che le persone LGBT+ si trovano a sperimentare nelle nostre società eteropatriarcali, abiliste e neurotipiche. Ma i dati non hanno una faccia, non hanno le gambe per sporgersi nel vuoto dal ponte del Lagaccio, non hanno un cuore sfiancato dal pregiudizio, dal rifiuto e dalla paura. Ai dati non possiamo dare la mano, non possiamo chiedere loro di fidarsi, di credere che esista una possibilità diversa per amare noi stessi/e/*.

Di avere il coraggio di vivere, anche quando ci sembra insopportabilmente difficile, e di sapere che solo qualche passo più avanti conosceremo altri/e/* come noi, con lə quali condividere vita e speranze. Ieri un gruppo di donne ha scelto di praticare la forma più basilare e immediata di amore per una persona, riuscendo a strapparla alla casistica drammatica. Siamo contenti/e/* che l’umanità messa alla prova riesca a tirare fuori il meglio di sé, un senso di amore per l’altro/a/* che sembra ancora lontano dalla consapevolezza della politica istituzionale e di parte del mondo religioso, che della 'guerra al gender' sta facendo il suo cavallo di battaglia a costo di lasciare sul terreno lə figliə degli altri/e/* e persino le propriə.

Un genitore ha veramente enormi responsabilità nei confronti di chi ha messo al mondo, ma di non minor peso sono le responsabilità di coloro che si oppongono nelle sedi politiche e istituzionali al riconoscimento della dignità della persona, al di là del suo orientamento sessuale o della sua identità di genere. È MANDANTE DI QUESTA VIOLENZA chi lotta contro le politiche di contrasto al bullismo, chi terrorizza insegnanti e dirigenti con il 'fantasma del gender', chi fa disinformazione e si oppone ai programmi di educazione alla sessualità e all'affettività.

Queste sono mani che non accolgono, braccia che non sostengono, che lasciano scivolare decine e decine di vite nell'indifferenza astratta del dato. È spesso più semplice dipingere la famiglia di orchi come unici colpevoli, in modo che tutt* si possa pensare che non sia colpa nostra: a impantanarci è un’ideologia maschilista e del privilegio alla quale tutt* abbiamo il dovere di opporci. Dalla storia drammatica di cui, con coraggio e chiarezza, hanno parlato testate e media locali vogliamo lanciare un messaggio chiaro: siamo qui per ascoltarvi, siamo qui per la dignità della vostra storia, siamo qui quando avrete bisogno, siamo qui per aiutare quelle famiglie che fanno fatica a capire ma vogliono cambiare, SIAMO QUI PER DENUNCIARE I MANDANTI MORALI di una violenza ormai troppo evidente".


Redazione


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