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Attualità | 25 maggio 2022, 15:05

Uccisero il padre violento, per i giudici fu accanimento

La difesa di Scalamandé dovrà ora decidere se presentare ricorso contro la decisione della Corte d'assise di Genova

Uccisero il padre violento, per i giudici fu accanimento

Sarebbe stato accanimento quello che ha portato Alessio Salamandre a uccidere il padre, colpendolo ripetutamente quando orami era inerme, a terra, il tutto mentre la madre si trovava al sicuro in un'altra regione.

Così la Corte d'assise di Genova che ha deciso di non concedere le attenuanti al giovane che, il 10 agosto del 2020, insieme al Fratello Simone uccise il padre.

I due ragazzi sono stati condannati rispettivamente a 21 e 14 anni di carcere e le motivazioni espresse dai giudici hanno indicato come Alessio fosse in preda a un "incontenibile, furioso, impeto di violenza non più sostenuto, neanche lontanamente, da un pur originario fine potenzialmente difensivo.

Non c'è stata dunque una risposta "a caldo", con la rissa e l'aggressione al culmine della lite, che avrebbe potuto concedere le attenuanti al più grande dei fratelli; per i giudici non si può quindi parlare di legittima difesa.

Per i giudici, inoltre, la madre avrebbe avuto un ruolo di responsabilità morale nell'omicidio Salamandre: avrebbe infatti fatto pressione sui figli, assegnando loro un ruolo di intermediari e caricandoli di responsabilità.

Spetterà ora agli avvocati della difesa, Luca Rinaldi e Nadia Calafato, presentare appello alla sentenza.

Redazione

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