Sport e corretta alimentazione, un tema molto attuale. In occasione dell’edizione numero 83 del Giro dell’Appennino, tra gli appuntamenti collaterali c’è anche un convegno che si terrà sabato prossimo, 4 giugno, dalle ore 8,30 in poi presso l’auditorium del Parco di Villa Serra, con l’organizzazione del Comune di Sant’Olcese e dell’Unione Sportiva Pontedecimo sezione ciclismo (a ingresso libero).
Numerosi i relatori chiamati a esprimere la propria opinione a proposito di alimentazione, ma anche di disturbi alimentari nell’atleta. Responsabile scientifico è Cristiano Novelli, cardiologo e medico dello sport, che si avvarrà della collaborazione di medici e professionisti del settore scientifico-sanitario (Filippo Fortuna, Fulvio Rapetti, Alessandro Rollero, Pamela Ciuffo): porteranno in esame i molteplici aspetti che ruotano attorno a questa problematica. Ogni intervento sarà un’occasione di crescita individuale e professionale per educatori, istruttori, allenatori, insegnanti che si occupano della formazione e dello sviluppo dei giovani atleti. Sarà data la parola anche all’ex ciclista professionista Luca Raggio e alla campionessa del mondo MTB-24 h Gaia Ravaioli, oltre a Valeria Venzano, quest’ultima in veste di ex atleta mezzofondista e laureata in Scienze Motorie.
“Porterò la mia testimonianza - racconta quest’ultima - avendo vissuto in prima persona il problema dei disturbi alimentari. Per questo ho accettato con piacere l’invito del dottor Novelli. Trent’anni fa non si parlava dei disturbi alimentari come se ne parla oggi. C’era poca informazione e sensibilizzazione su queste problematiche e il più delle volte venivano affrontate troppo tardi, quando ormai la situazione aveva già fatto danni. Si pensava fossero problemi tipici dell’età adolescenziale e preadolescenziale e che, superata la fase evolutiva, tutto sarebbe rientrato in maniera spontanea e naturale. Ci sono voluti anni e un approccio multidisciplinare per comprendere che questi disturbi nascondono un disagio interiore che si manifesta principalmente in soggetti esigenti, sensibili, introversi e perfezionisti. Quel bisogno di controllare tutto in maniera ossessiva proprio quando ci si accorge di perdere quelle certezze che fino a quel momento sembravano così scontate, porta il giovane a focalizzare la propria attenzione su quei pochi aspetti apparentemente controllabili, tra cui il cibo”.
Valeria Venzano ricorda: “Per quanto mi riguarda, ridurre al minimo l’introito calorico mi faceva sentire forte e sicura di me. Avevo la percezione di non aver bisogno di nulla e resistere alla fame era come elevarsi a un piano ultraterreno. L’attenzione sul cibo si spostò poco alla volta in un bisogno di affermazione personale attraverso l’attività sportiva. La corsa di mezzofondo, per la quale ero particolarmente portata, diventò una continua ricerca di perfezione del gesto atletico e della miglior performance raggiungibile. Se nella prima fase il mio corpo rispondeva bene e rapidamente agli stimoli indotti dall’allenamento, successivamente cominciarono a manifestarsi i primi problemi. Infortuni, anemia, overtraining, amenorrea furono i campanelli d’allarme che il mio fisico si stava consumando poco alla volta e che la malattia aveva preso il sopravvento sulla mia volontà, trascinandomi in una vera e propria spirale”.
Secondo l’ex mezzofondista, “i disturbi alimentari sono frequenti in quegli sport dove si può trarre giovamento da un calo ponderale, come nel ciclismo su strada e più in genere negli sport di endurance, nelle ginnaste, ballerine di danza classica o negli sport di combattimento. Oggigiorno siamo bombardati dai media che mostrano atleti sempre performanti e con corpi definiti e muscolosi e la speranza di trasformarsi nel proprio idolo può invogliare i ragazzi a sottoporsi a diete ferree o ad allenamenti estenuanti e logoranti. Lo sport dev’essere inizialmente uno strumento di socializzazione, condivisione, divertimento, gioco e solo successivamente si potrà avviare il ragazzo verso un processo di specializzazione in base alle caratteristiche individuali. Caricare i giovani di pressioni eccessive per raggiungere velocemente traguardi sempre più ambiziosi non porta a nulla di costruttivo e duraturo nel tempo. Spero che anche in futuro si continui a porre sempre più attenzione verso i disturbi alimentari che, se presi in tempo, possono essere adeguatamente trattati prima che evolvano in una vera e propria malattia”. Anche per questo una comunicazione mirata e chiara è sempre utile, come nel caso di questo convegno.














