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Cronaca | 27 giugno 2022, 18:00

"Classe negata agli alunni disabili", la disperazione di genitori e insegnanti dell'istituto Lagaccio

Docenti e genitori hanno chiesto a gran voce al provveditorato una classe aggiuntiva per consentire la gestione dei bambini, alcuni di questi disabili gravi, ma non ci sono i fondi e il quartiere si svuota sempre più

"Classe negata agli alunni disabili", la disperazione di genitori e insegnanti dell'istituto Lagaccio

Si è concluso con un nulla di fatto l'incontro di questa mattina tra una delegazione di rappresentanti dell'istituto comprensivo Lagaccio e il dirigente scolastico regionale Alessandro Clavarino. Il tema riguarda la formazione delle classi. Per il prossimo anno scolastico sono previste tre classi prime dislocate nei tre plessi dell'istituto, di cui una composta da 23 alunni/e, di cui ben 7 in situazione di disabilità secondo la legge 104/92 (4 di questi sette bambini sono in gravità), violando ciò che stabilisce il DPR 81/09 in merito alla formazione delle classi.

Docenti e genitori hanno chiesto a gran voce al provveditorato una quarta classe per consentire la gestione dei bambini. Lo aveva già fatto il dirigente scolastico dell'istituto Andrea Ravecca, poi il collegio docenti, ma nonostante le rassicurazioni iniziali, l'ufficio scolastico regionale ha proposto alle famiglie di spostare i bambini tutelati dalla 104 in altri plessi dello stesso istituto.

Purtroppo anche oggi ci hanno confermato quanto detto nei giorni precedenti, ovvero che non ci concedono l'altra classe che avevamo richiesto. – spiega a La Voce di Genova Rosalia Cristoffanini, responsabile del plesso 'Duca degli Abruzzi' – Ci hanno detto che semmai si provvederà alla distribuzione degli alunni in altro modo, non c'è stato detto apertamente in che modo”.

Lo scoglio è la carenza di fondi che vengono destinati per l'assunzione dei docenti e la conseguente formazione delle classi. Il Lagaccio negli ultimi anni è diventato un quartiere sempre meno popolato. “Ci sono famiglie che mi hanno detto di essersi trasferite altrove perché qui gli affitti delle case sono più alti, questo ha portato a un calo demografico e quindi delle iscrizioni a scuola, il cui trend è sempre in negativo negli ultimi anni”, racconta ancora Cristoffanini.

In passato le scuole nei territori in cui la popolazione soffre situazioni di disagio venivano finanziate maggiormente con fondi destinate alle attività, ma oggi questi fondi sono sempre più ridotti con la conseguente riduzione dei budget degli istituti. “Qui c'è un problema generale di natura economica, ma le risorse anziché essere incrementate vengono ridotte”, commenta la docente.

Inutile a quanto sembra anche un intervento dei servizi sociali. “In prima ipotesi, per agevolare il trasferimento dei bambini in altri plessi si era pensato di rivolgersi al Comune per il trasporto tramite pulmini, ma poi ci è stato detto che tutto ciò non dipende dai servizi sociali”, conclude la professoressa Cristoffanini

Della delicata questione se ne discuterà domani pomeriggio durante il collegio docenti, mentre per la mattinata il comitato dei genitori ha chiesto un nuovo incontro con Clavarino.

Dal mio punto di vista, come genitore e presidente del Comitato genitori, - spiega Davide Toso a La Voce di Genova - trovo la proposta del Provveditorato assurda. Hanno chiesto al preside di chiamare le famiglie di questa futura classe chiedendo se ci fosse la possibilità di spostare i bambini in un'altra scuola, 'passando da 700 metri a un chilometro', così hanno detto. Peccato che il dirigente non consideri che le persone a cui viene rivolta questa richiesta siano spesso in gravi difficoltà socio economiche, con pochissimi strumenti a cui attingere per una corretta valutazione del caso. Le famiglie così composte si trovano in un quartiere complesso sotto il profilo sociale e di fatto privo di qualsiasi collegamento AMT con i quartieri soprastanti e quindi con le scuole. L'unica soluzione è salire a piedi per quel chilometro, autunno e inverno, magari con il figlio disabile. Tutto molto facile seduto a una scrivania, poco corretto a livello umano se vissuto in prima persona”.

Senza contare – continua Toso - che chiedere di spostare un bambino perché non si vuole concedere una seconda classe è demolitivo per il bambino che di fatto verrebbe sradicato dal suo ambiente e si perderebbe così l'effetto continuità con l'ambiente in cui è cresciuto, creando in alcuni casi e amplificando in tutti i casi il disagio che già la famiglia sta vivendo”.

Francesco Li Noce

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