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Economia | 04 luglio 2022, 14:02

Genova, i lavoratori dei beni culturali scioperano contro la carenza di personale, "In Liguria organici sotto al 50%"

Oltre alla carenza di personale i sindacati denunciano anche stipendi non adeguati: "All'Archivio di Stato non si trova un funzionario amministrativo perché il ministero paga troppo poco"

Genova, i lavoratori dei beni culturali scioperano contro la carenza di personale, "In Liguria organici sotto al 50%"

Manca il personale tra coloro che si occupano dei beni culturali e per questo lavoratrici e lavoratori questa mattina hanno manifestato davanti alla Prefettura. Un grido d'allarme, quello degli addetti al settore contro la carenza d'organico per un settore che a Genova riguarda la Biblioteca universitaria, l'Archivio di Stato, la Soprintendenza  Archivistica, il Museo di Palazzo Reale e molte altre realtà che occupano circa 500 dipendenti  a livello regionale, "ma - spiegano i sindacati - ne servirebbero almeno il doppio".



Gli archivi sono stati dichiarati servizi essenziali dal ministro Franceschini, - spiega a La Voce di Genova Giustina Olgiati, funzionaria archivista dell'Archivio di Stato di Genova - ma fino alla settimana scorsa su un organico di ventinove persone eravamo in nove, quindi non c'è stata un'adeguata risposta occupazionale. Abbiamo moltissimi problemi a tenere aperti i servizi e grossi problemi perché con i nuovi concorsi non è detto che arrivi personale. Il ministero paga molto poco rispetto ad altri ministeri".

Un impiego mal retribuito rende difficile per chi partecipa a un concorso accettare l'incarico, soprattutto per coloro che arrivano da fuori regione. “Siamo senza funzionario amministrativo da dieci anni, quello che era stato selezionato per noi, che veniva da Torino ha rinunciato perché non si può permettere di vivere a Genova, avendo casa a Torino, con gli stipendi del ministero. Anche in presenza di vincitori di concorsi non è detto che una parte dei posti vacanti verrà effettivamente occupata”.

C'è una drammatica carenza di personale – aggiunge Stefano Costa, funzionario archeologo della Soprintendenza di Imperia e Savona - che ci costringe a lavorare in condizioni spesso proibitive con carichi di lavoro eccessive e la difficoltà di assicurare ai cittadini i servizi che siamo tenuti a offrire sia dal punto di vista dei musei, degli archivi, delle biblioteche, e come nel mio caso personale delle Soprintendenze che svolgono la funzione di tutela sul territorio. Protestiamo anche perché il ministero ci costringe a lavorare con infrastrutture del tutto inadeguate. Dopo due anni di smart working sembra non sia stata imparata nessuna lezione sulla necessità drammatica di innovare i processi e garantire un funzionamento pienamente digitale di questo ministero che ha a disposizione una ricchezza di personale molto competente e molto preparato che durante il lockdown ha garantito il funzionamento dei servizi legati alla cultura, dai musei agli archivi. In cambio ci vediamo costretti a lavorare come se niente di tutto questo fosse accaduto. Di fronte a questa carenza drammatica di personale non c'è un serio piano assunzionale, si fa fronte al ricorso al precariato e questo influisce sulla qualità della vita dei lavoratori e dei servizi offerti ai cittadini”.

Francesco Li Noce

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