Dopo la pausa estiva, riprende il processo per la strage del Ponte Morandi, avvenuta il 14 agosto 2018, in cui hanno perso la vita quarantatrè persone. La prima udienza è fissata per mercoledì 11 settembre. A oggi, dopo due anni di processo, sono state trecentoventiquattro le testimonianze raccolte, ma la sentenza, verosimilmente non arriverà prima del 2026.
Il 23 settembre è prevista la decisione, da parte del collegio dei giudici, presieduto da Paolo Lepri e formato da Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori, se integrare o meno la perizia sulle cause del crollo con l’aggiunta di accertamenti peritali, allungando così i tempi del processo. Se l’alternativa porterebbe a un verdetto più rapido, sembra comunque che i giudici siano favorevoli a questa opzione, anche in luce della sentenza emessa dalla Cassazione relativamente alla tragedia di Viareggio del 29 giugno 2009, quando a causa del deragliamento e del conseguente incendio persero la vita trentadue persone: in tale frangente, è stato stabilito che quando i magistrati si esprimono su questioni tecniche, sia necessario che richiamino, nelle motivazioni, il sapere tecnico alla base delle proprie valutazioni.
Restano ancora da acquisire le dichiarazioni spontanee di diverse figure di spicco del processo, tra cui l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci. I tempi della sentenza sono difficili da prevedere, ma è probabile che le condanne vengano chieste dai pm Walter Cotugno e Marco Airoldi nella primavera del 2025 e che, con le discussioni dei difensori dei cinquantotto imputati, si arrivi a inizio 2026: alcuni dei reati minori, allora, potrebbero essere già prescritti. I più gravi si prescriveranno fra il 2031 e il 2036.














