Un gesto di carità discreto ma denso di significato quello che Papa Francesco ha voluto compiere verso i detenuti con la donazione di 200mila euro dal proprio conto personale e che, a pochi giorni dalla sua morte, è stato reso pubblico da monsignor Benoni Ambarus. Un ultimo segno della sua straordinaria attenzione verso immondo delle carceri, segno concreto di vicinanza verso chi vive ai margini.
Francesco, nel corso del suo pontificato, è stato capace di costruire un rapporto autentico con chi vive in prigione e lo ha fatto visitando le carceri in diverse parti del mondo per portare confronto e ascolto; ha lavato i piedi ai detenuti, celebrato messe tra le celle, portando così anche una luce mediatica sulle condizioni di chi vive in strutture detentive.
Uno dei momenti più emblematici è stata senza dubbio l’apertura della Porta Santa nel carcere di Rebibbia, un evento senza precedenti durante il Giubileo, nato dal desiderio di far sentire anche i detenuti parte viva del cammino di fede e redenzione.
Per molti, Francesco era diventato un punto di riferimento, una figura capace di parlare di dignità, perdono e rinascita.
Oggi questa attenzione per il mondo delle carceri trova un ulteriore gesto concreto, un segno di generosità che sembra essere il commiato al pontificato che Francesco ha vissuto facendo dell’essenzialità e della prossimità i suoi punti fermi. Un saluto che coinvolge anche il suo personale patrimonio, destinato a chi non ha più nulla per continuare ad appartenere a chi, troppo spesso, è emarginato.














