Dopo centocinquantacinque anni di attività ininterrotta, Giglio Bagnara, colosso commerciale e simbolo di Sestri Ponente, ha avviato la sua fase finale e l’annuncio della chiusura, dato a febbraio 2025, ha scosso il tessuto economico e sociale non solo del quartiere, ma di tutta la città di Genova.
Ed oggi, Enrico Montolivo, amministratore delegato e patron dello storico negozio di via Sestri, racconta un momento delicato, ovvero quello delle trattative per evitare che alla chiusura corrisponda anche un vuoto: “Abbiamo avuto una ventina di contatti, soprattutto con operatori specializzati – spiega Montolivo – ma siamo ancora in fase di trattative. L’obiettivo è vendere l’immobile e chiudere i mutui della società".
Il pensiero, però, è rivolto anche alla città e a quel quartiere che da sempre ha identificato Giglio Bagnara come uno dei suoi punti di riferimento: “Non vogliamo lasciare un buco: vogliamo lasciare più luci possibili accese, non finire come la Rinascente che dopo sette anni ha ancora 14 serrande abbassate, creando un disastro economico e sociale in tutta la zona", che Montolivo cita come un monito: “Siamo tutti d’accordo – politici, sindacati, associazioni, cittadini – che, se proprio non potrà andare avanti Giglio Bagnara, almeno rimanga una vocazione di vivacità".
Uno degli obiettivi primari rimane il rispetto verso i dipendenti, coinvolti nella difficile transizione: “Abbiamo comunicato la chiusura con otto mesi di anticipo, per correttezza verso i lavoratori. Undici su ventinove hanno già firmato un accordo consensuale per la chiusura anticipata. È un momento di grande tristezza, ma cerchiamo almeno di rispettare le promesse".
Nel corso della liquidazione, è emerso anche un lato più umano e toccante: quello della memoria. Cimeli e oggetti conservati per decenni sono diventati occasioni di emozione condivisa: "Molti clienti e amici ci hanno chiesto di fare un mercatone, come trent’anni fa. Non buttiamo mai via niente, e ci siamo ritrovati con oggetti che hanno un valore storico".
Così, Montolivo ricorda un episodio in particolare: “Abbiamo venduto tre seggiole da barbiere acquistate trent’anni fa. Le ha comprate il figlio del barbiere da cui le avevamo prese: si è commosso, le ha riconosciute. Nessuno sapeva più che fossero di suo padre, ma fanno parte della memoria storica".
La fase di transizione è complessa, e tra le ipotesi c’era anche quella di trasformare gli ultimi tre piani dell’edificio in appartamenti, come emerso durante un tavolo istituzionale a Palazzo Tursi, alla presenza dell’ex assessore al lavoro Mario Mascia, dell’ex assessore al commercio Paola Bordilli e dell'all'ora vicesindaco Pietro Piciocchi.
La storia di Giglio Bagnara non si chiude dunque in silenzio, ma con la consapevolezza di aver rappresentato un punto fermo per Sestri Ponente. “Abbiamo sempre registrato l’umore della popolazione, un po’ come i media: eravamo tutti dalla stessa parte della barricata”, conclude Montolivo.














