Una Pro Loco per tornare a sentirsi quartiere, per recuperare legami, creare momenti di incontro e, perché no, sognare una Casa del Soldato che diventi cuore sociale di Sturla e Vernazzola. È con questo spirito che è nata la Pro Loco Sturla e Vernazzola, un progetto nuovo con radici antiche, fatto di passione, persone e territorio.
A raccontare la genesi dell’iniziativa è Barbara Tiziano, presidente della Pro Loco, che ha iniziato il suo percorso da uno stage al Consorzio delle Pro Loco di Genova: “Per me la Pro Loco era solo sagre, fiere, lumacate e focaccette. Poi ho scoperto che è molto di più: è socialità, inclusione, condivisione. Ho seguito il corso di lingua dei segni LIS, ho partecipato all’organizzazione della staffetta della rinascita nel 2025 e ho capito quanto valore possono avere le Pro Loco per la comunità”.
Ma il sogno più grande di Barbara ha un nome preciso: “La Casa del Soldato. Un bene storico che potrebbe diventare una casa di quartiere, un luogo dove le associazioni lavorano insieme, dove gli anziani si sentono di nuovo utili, dove ci si racconta e si impara, giovani e adulti. Non sarà domani, ci vorrà tempo, ma noi iniziamo a camminare”.
Nell’attesa di una casa definitiva, la Pro Loco si sta muovendo. Ha avviato i primi tesseramenti e punta a inaugurare ufficialmente venerdì 11 luglio con una festa sul depuratore di Sturla – un luogo simbolo della riqualificazione del quartiere – e a organizzare una festa di fine estate con mercatini e musica.
“Vogliamo organizzare laboratori di pittura, decoupage, e magari anche un Repair Cafè: immaginate dei signori anziani che un tempo facevano gli elettricisti o i meccanici, che aiutano gli altri, si raccontano, si sentono utili. Questo è il nostro spirito”, spiega Barbara.
Parallelamente, la Pro Loco punta a partecipare a bandi del Celivo e a creare un calendario di eventi per animare il territorio. “Abbiamo progetti, abbiamo voglia di fare – dice sorridendo – ora serve costruire”.
Per Ignazio De Michele, vicepresidente della Pro Loco, il nodo è chiaro: “Dopo il Covid c’è stata una debacle nei rapporti umani, c’è un isolamento diffuso. Manca un punto di riferimento sociale, non solo per Sturla o Vernazzola, ma per tutta la zona. Non serve un salone enorme, basta uno spazio dove potersi incontrare, chiacchierare, anche solo passare un’ora in compagnia”.
La sfida è ricucire il tessuto umano, “intaccare la mentalità statica” e far riscoprire la bellezza dell’incontro. E anche del territorio stesso: “A Vernazzola abbiamo luoghi che meritano di essere raccontati: la Madonnetta, i trogoli, le piccole storie del passato. Cose che oggi passano inosservate ma che possono accendere la curiosità, unire, creare senso di appartenenza. Valorizzare questi luoghi significa anche accogliere i turisti in modo più consapevole”.
E perché no, promuovere anche cultura: “Ci piacerebbe fare anche corsi di dialetto genovese. Non serve essere esperti, ma basta voler recuperare qualcosa che fa parte della nostra identità. Magari mentre si prende un libro dagli scaffali dei trogoli e si va a leggerlo in spiaggia”.
L’idea della Pro Loco nasce dal quartiere, ma guarda al futuro con lucidità e inclusione.
“La frase ‘Voglio vivere’, scritta su un cartello vicino alla Casa del Soldato, mi resta sempre dentro”, confessa Barbara. “Io non sono nata qui, ma da un anno sto scoprendo davvero il quartiere. E con questa Pro Loco, vorrei che anche gli altri lo riscoprissero. Insieme”.
Perché in un mondo dove tutto sembra passare dagli smartphone, l’obiettivo vero è semplice: “Chiudere un attimo lo schermo, tornare a guardarci negli occhi, raccontarci, condividere, ridere. E magari, anche cambiare un po’ il nostro pezzo di città”.














