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Attualità | 08 agosto 2025, 17:00

Skymetro, fine corsa: il de profundis di un’opera mai nata, la nuova alba di una soluzione che la Valbisagno non merita di aspettare ancora

Il progetto della metropolitana sopraelevata è ufficialmente chiuso, ora resta un grande punto di domanda: qual è il progetto che l’amministrazione dice di avere pronto per accedere ai fondi nel 2026?

Skymetro, fine corsa: il de profundis di un’opera mai nata, la nuova alba di una soluzione che la Valbisagno non merita di aspettare ancora

Lo Skymetro non si farà. E non è più una promessa elettorale, ora è vero. L’infrastruttura-bandiera del centrodestra genovese non vedrà mai la luce.
L’amministrazione comunale di Genova ha deciso, anche con i fatti e non solo con le parole, di mettere definitivamente fine al progetto della metropolitana sopraelevata pensata per collegare la stazione di Brignole alla Valbisagno. Una decisione attesa, diventata concreta nelle ultime settimane e comunicata ufficialmente al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti durante l’incontro tra la sindaca, Silvia Salis e il vicepremier, Matteo Salvini. Con il leader della Lega che sembra, almeno a parole, aver accettato di buon grado la decisione, arrivata proprio nel giorno in cui, a poche ore di distanza dall’incontro con la prima cittadina, ha annunciato al mondo il simbolico ‘via’ al nuovo iter per il ponte sullo Stretto di Messina. Anche il tempismo, a suo modo, è un talento.

Una riunione puramente tecnica, oscurata poi dal clamore per l’annuncio del ponte, ma decisiva: i 19 milioni di euro già spesi in fasi progettuali e studi preliminari non dovranno essere restituiti, ma Genova dovrà comunque rimborsare circa 32,8 milioni, relativi ai fondi già trasferiti ma non utilizzati. Quindi, tanto per parlare chiaro: nessun esborso per le tasche del Comune di Genova.
È l’epilogo di una storia iniziata nel 2020, passata attraverso slide, promesse, strali da campagna elettorale, polemiche e smentite, e che ora si chiude senza aver mai prodotto un solo metro di binario.

Lo Skymetro era nato come una suggestione potente: una metropolitana leggera, sopraelevata, automatizzata, che avrebbe attraversato i quartieri in quota, portando un sistema di trasporto moderno in una vallata storicamente isolata. L’idea aveva convinto il governo, che aveva stanziato quasi 470 milioni di euro nell’ambito dei fondi PNRR.
A firmare il progetto era stata Hitachi Rail, con un tracciato che correva in affiancamento a corso Gastaldi, proseguiva lungo via Bobbio e via Canevari e si spingeva fino a Prato, con sei stazioni intermedie e una frequenza stimata di un convoglio ogni tre minuti. Tutto sembrava pronto e potenzialmente perfetto (almeno così veniva narrato). Ma nulla si è mosso davvero.

Fin da subito erano emerse le difficoltà tecniche e urbanistiche: vincoli architettonici, problemi di integrazione con la viabilità esistente, dubbi sulla gestione del nodo di Brignole, costi crescenti, espropri potenzialmente impattanti. Senza dimenticare l’impatto su un territorio e una zona particolarmente fragile quando piove un po’ più del previsto. Ma anche resistenze di natura culturale: molti residenti della vallata avevano guardato con scetticismo alla prospettiva di un viadotto ferroviario sospeso davanti alle proprie finestre.
La decisione di archiviare lo Skymetro arriva, dunque, non come una sconfitta ma come un atto di realismo. Un modo per uscire da un’impasse che rischiava di diventare paralisi. Il Comune ha scelto di non forzare la mano, di non inseguire un’idea diventata via via più irrealistica, e di non compromettere ulteriormente la credibilità della propria pianificazione infrastrutturale.
Si volta pagina, quindi. Ma non è ancora stato scritto il capitolo successivo.

Durante l’incontro a Roma, la sindaca ha confermato l’intenzione di progettare una nuova infrastruttura per la Val Bisagno, più vicina alla logica delle linee già esistenti e più coerente con l’assetto urbanistico del quartiere. È un’ipotesi, non un progetto. Manca una tratta, mancano i costi, mancano i tempi. Per ora è solo una dichiarazione d’intenti: una direzione, ma non ancora una strada.
Il Comune spera di poter candidare questa nuova proposta al prossimo bando ministeriale per il trasporto rapido di massa, previsto nel 2026. E promette, nel frattempo, di tenere alta l’attenzione sulla mobilità nella vallata, con interventi tampone e un confronto più diretto con i cittadini. Ma è evidente che la fase di transizione sarà lunga, e che il rischio di un vuoto infrastrutturale torna ad affacciarsi con forza.
Guardando indietro, lo Skymetro lascia qualcosa. Non un’infrastruttura, ma un monito. Ricorda che non tutto ciò che è visionario è automaticamente realizzabile. Che le grandi opere richiedono, prima ancora che immaginazione, una solidità tecnica, una gestione condivisa, un radicamento nel contesto urbano e sociale. E che i tempi della politica e quelli dei cantieri non sempre vanno di pari passo.

Genova, negli ultimi anni, ha vissuto una stagione di progettazione ad altissima intensità. Alcune opere sono partite, altre si sono impantanate, altre ancora non hanno mai visto la luce e sono rimaste solo sulla carta e negli annunci. Il caso Skymetro mostra che una progettazione senza esecuzione è solo una narrazione, e che a volte è meglio rinunciare in tempo piuttosto che inseguire per inerzia.
Oggi l’amministrazione ha il compito (e l’opportunità) di ripensare la mobilità pubblica con strumenti nuovi. Serve, questa volta, un lavoro umile e tenace, capace di tenere insieme tecnici, cittadini, risorse e territori. Serve, in altre parole, una nuova idea di città, in cui la Valbisagno smetta di essere periferia e diventi parte di un sistema coerente. La sindaca Salis dice di averla, non resta che comunicarla alla città che l’ha scelta.
Nella settimana del suo de profundis, non ci sono bandiere a mezz’asta, né rimpianti solenni. Lo Skymetro non è morto: non è mai nato.

Pietro Zampedroni

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