/ Attualità

Attualità | 13 ottobre 2025, 13:18

Gli studenti del San Giorgio occupano l’istituto: “Contro il silenzio e la guerra”

Stamattina la protesta: tra le motivazioni la solidarietà al popolo palestinese e il dissenso verso il dirigente scolastico. Cgil: “No a toni repressivi, serve ascolto e dialogo”

Gli studenti del San Giorgio occupano l’istituto: “Contro il silenzio e la guerra”

Gli studenti e le studentesse dell’istituto Nautico San Giorgio di Genova hanno occupato questa mattina l’edificio scolastico, issando cartelloni e rimuovendo la bandiera dell’Europa dall’ingresso della scuola.

Una decisione che, come spiegato proprio dal gruppo di giovani in un comunicato, è un ‘atto di opposizione politica e civile’ che si rivolge certamente al Governo Meloni, criticandone le scelte anche sul tema del genocidio in Palesina, ma è una presa di posizione anche nei confronti del dirigente scolastico, Paolo Fasce.

Gli studenti dichiarano di voler £mostrare solidarietà alla resistenza palestinese e opporsi al genocidio in corso a Gaza£, prendendo una posizione netta contro “ogni forma di sostegno al regime sionista”. 

Il comunicato tocca temi ampi che vanno dal riarmo europeo alla guerra tra Russia e Ucraina.
Al centro della contestazione anche il rapporto con la dirigenza: secondo i ragazzi, il preside “si è fatto portatore di una linea filo-sionista, filo-europea e filo-americana intollerabile”, accusandolo di “arroganza e disinteresse verso gli studenti”.

Fasce, nei giorni scorsi, aveva inviato una comunicazione al personale docente e a quello Ata in cui ricordava che “anche in caso di occupazione, insegnati sono tenuti a. Presenziare nelle aule loro assegnate e a vigilare sull’utenza e sulle cose loro afflate. Parimenti il personale Ata vigilerà al fine di prevenire atti vandalici”.

Il dirigente scolastico ha fortemente criticato la scelta degli studenti: “Nella mia esperienza - si legge - le occupazioni sono organizzate dai figli della Genova bene in cerca di visibilità politica, coadiuvati dai Lucignolo che non hanno nulla da perdere […] mi permetto di indicare soluzioni molto più costruttive per difendere la pace: il volontariato”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la Flc Cgil, la Federazione dei lavoratori della conoscenza, che in una nota ha criticato duramente il tono delle comunicazioni del dirigente scolastico.
"Siamo sconcertati - scrive il sindacato - dal linguaggio autoritario e paternalistico usato per liquidare il disagio giovanile e le manifestazioni per la pace come atti di disturbo o vandalismo. Gli studenti hanno diritto di esprimere la propria coscienza politica e civile».
La Cgil invita Fasce e l’amministrazione scolastica a «scegliere la via del dialogo» e non quella della repressione, ricordando che «la scuola pubblica deve educare al confronto e non alla paura”.

Il sindacato ha inoltre definito "spiacevoli e diseducative” alcune frasi che il dirigente avrebbe pronunciato nei giorni scorsi, quando avrebbe definito “un giovanotto un po’ esagitato” un ex studente del Nautico partito come volontario sulla Flotilla per Gaza.

LE REAZIONI DELLA POLITICA

“Comprendo le difficoltà nella gestione di una scuola e la necessità di mantenere ordine e rispetto del programma scolastico ma ciò non giustifica in alcun modo il linguaggio e i metodi usati dal dirigente del Nautico San Giorgio. Una scuola pubblica non è una caserma, non ci sono ufficiali di pubblica sicurezza e un preside è un educatore, prima di tutto”.

Lo dichiara Gianni Pastorino, consigliere regionale della Lista Andrea Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa, che interviene dopo la decisione del preside di trasmettere alla Digos le immagini relative all’occupazione studentesca e dopo le sue parole rivolte agli studenti, accusati di essere “figli della Genova bene” o “Lucignolo in cerca di visibilità”.

“Può esserci disaccordo con le modalità di una protesta, ma è inaccettabile che un dirigente scolastico scelga di mandare foto degli studenti alla polizia. Questo significa abdicare alla propria funzione educativa e alimentare un clima di sfiducia e paura dentro la scuola. I timori di danni alle strutture sono quasi sempre infondati, e non possono diventare un pretesto per reprimere un movimento che nasce da sensibilità e idealità politiche.

I dirigenti e gli insegnanti dovrebbero essere capaci di ascoltare, dialogare e comprendere, non punire o stigmatizzare. La scuola pubblica ha il compito di formare cittadini consapevoli, non di zittirli quando si esprimono. Etichettare gli studenti come ‘figli della Genova bene’ o ‘Lucignolo’ è un modo superficiale e classista di affrontare il dissenso.

La scuola è lo spazio più prezioso per esercitare il pensiero critico e l’impegno civile. Se anche lì si smette di discutere e si inizia a denunciare, allora il problema non sono gli studenti che occupano, ma gli adulti che hanno dimenticato cosa significa educare”.

Il coordinatore provinciale di Genova della Lega Giovani Edoardo Di Cesare dichiara: "Il popolo palestinese e quello israeliano hanno festeggiato per il successo del Piano di pace del presidente Usa Donald Trump, che va ringraziato da tutti. L’Idf ha iniziato il ritiro da Gaza, gli ostaggi sopravvissuti alla strage del 7 ottobre sono stati liberati dai terroristi di Hamas e i prigionieri palestinesi sono stati rilasciati. Abbiamo visto tutti le scene di gioia sia a Tel Aviv e sia a Gaza, ma anche la piena soddisfazione in tutto il mondo. Però i giovani radical chic e Pro Pal di sinistra, che a questo punto appaiono più fondamentalisti di Hamas e ai quali la pace evidentemente non interessa, continuano a rosicare e a strumentalizzare. Stamane, mentre Hamas rilasciava gli ostaggi israeliani, hanno occupato l’Istituto Nautico S. Giorgio di Genova per protesta ‘contro il Governo italiano e per la Resistenza Palestinese’. Un’inaccettabile prevaricazione in danno degli altri ragazzi che invece vogliono andare a scuola a studiare. Qualcuno dovrebbe dire ai Pro Pal che la guerra è finita e che, a differenza di quanto dichiarato dai loro cattivi maestri, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese, accolta calorosamente in città perfino dal sindaco Silvia Salis, il Piano di Pace di Trump non è ‘una trappola’ come sostengono loro, ma è il risultato di un grande impegno diplomatico degli Usa, che sono riusciti a coinvolgere attivamente anche i principali Paesi dell’area mediorientale come Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Turchia. Ora basta rosicare, strumentalizzare e prevaricare gli altri ragazzi cui deve essere garantito l’accesso alle lezioni e il diritto allo studio. Noi siamo per la pace e la non violenza”.

 

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium