"Qualunque scelta in materia di gestione dei rifiuti deve ispirarsi alla strategia delle 4R dell’economia circolare: Riduzione, Riutilizzo, Riciclo e Recupero. E la componente su cui investire maggiormente è la Riduzione": così affermano la rete di comitati e associazioni impegnate nella tutela ambientale e sanitaria, tornando a ribadire con forza il proprio no all’inceneritore.
Secondo i comitati, l’inceneritore non solo non risolve i problemi della città, ma aumenta rischi concreti: tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari, anche con i filtri più moderni. Inoltre, trasforma i rifiuti in enormi quantità di ceneri residue, da considerarsi rifiuti speciali e pericolosi, che finiscono comunque in discarica, mentre i filtri devono essere smaltiti in Germania.
"L’impianto distrugge materiali utili che potrebbero essere recuperati, riducendo le importazioni e creando filiere industriali locali sostenibili", aggiungono. I comitati evidenziano che la promessa di lavoro è falsa: un inceneritore da 500.000 tonnellate ha bisogno di meno di 50 dipendenti, mentre oggi AMIU ne impiega 1.971. "Quando parlano di lavoro, vi stanno mentendo", denunciano.
Le proposte alternative della rete genovese puntano a:
. Raccolta differenziata più efficiente;
. Biodigestori per compostaggio e produzione di biogas;
. Trattamento meccanico-biologico a freddo;
. Filiere industriali per generare nuove materie prime e materiale per ripristini ambientali;
. Ammendante per l’agricoltura e risparmio per i cittadini.
Secondo i comitati, l’inceneritore sottrarrebbe risorse ai necessari impianti di riciclo e compostaggio, portando profitti solo ai grandi finanziatori privati e costi alla comunità. "La soluzione c’è: filiere industriali locali, riduzione dei rifiuti e recupero delle risorse. L’inceneritore non serve!", conclude la rete genovese di associazioni e comitati cittadini.














