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Attualità | 21 ottobre 2025, 08:00

Flo e la terra di Violeta Parra: l’argilla come metafora della libertà

Alla Sala Mercato debutta in Prima Nazionale ‘Bisogna lavorare l’argilla’, scritto insieme a Massimo Luconi. Come lei in scena Francesco Argirò: "Il suo coraggio è attualità sconcertante, la sua vita una canzone necessaria"

Raccontare una delle figure più carismatiche ma, allo stesso tempo, meno note della storia del Novecento, ‘sporcandosi le mani’ per plasmare i contorni della vita e dell’arte di Violeta Parra, artista definita che una ‘delle voci più potenti e rivoluzionarie del secolo scorso latinoamericano’.

Questo è ‘Bisogna lavorare l’argilla’, spettacolo che il 21 ottobre alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova vedrà a prima nazionale, nell’ambito del XXI Festival dell’eccellenza al Femminile.

Prodotto da Factory Tac e Radicondoli Festival e diretto da Massimo Luconi, lo spettacolo è un omaggio musicale e drammaturgico all’artista cilena. In scena saranno Flo, al secolo Floriana Cangiano, e Francesco Argirò a raccontarne le vicissitudini, indagando con una delicatezza non convenzionale tra le pagine di una biografia fatta di innumerevoli pagine.

La genesi di “Bisogna lavorare l’argilla” è da ricercarsi nell’incontro e nella successiva collaborazione tra Flo e il regista Massimo Luconi. La loro intesa nacque a Napoli, dove Luconi cercava un'attrice cantante per il ruolo del coro in un adattamento di Prometeo di Eschilo. Flo racconta: "Ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti subito, ci siamo subito trovati in sinfonia. E da lì abbiamo iniziato a lavorare insieme, prima con Prometeo".

Successivamente, Flo fu ospite al Radicondoli Teatro Festival di Luconi, portando il suo concerto Brave Ragazze, un lavoro che racconta le storie delle "artiste più coraggiose, controverse della musica latina" e che includeva già Violeta Parra. In quel lavoro, Flo si era concentrata sulla parte musicale, avendo "tradotto i testi delle canzoni in italiano".

Luconi rimase "molto colpito dalla storia di Violeta" e propose di approfondire il personaggio e di lavorarci insieme, dando vita allo spettacolo.”Non è una narrazione cronologica precisa rispetto alla sua biografia - spiega ancora Flo -, ma segue un po' il modo di lavorare di Massimo che è procedere anche per suggestioni, una maniera molto più poetica di raccontare". La musica, in questo senso, diventa l’accompagnatrice ideale, capace di collegare le vicende alterando la percezione del tempo.

Il tema dello spettacolo si inserisce in maniera perfetta nel festival dedicato alla Terra, dove l’argilla ne è simbolo, della nostalgia e della lotta. La drammaturgia, firmata da Massimo Luconi e Flo, si concentra sull’arte e la vita di Violeta Parra come simbolo di "un ostinato rifiuto al conformismo". Lo spettacolo restituisce la sua "indole ribelle, la sua frenetica autenticità, la sua corsa in 'direzione ostinata e contraria', come avrebbe detto De André”.

Violeta è stata una personalità veramente coraggiosa, una donna incredibile”, ricorda ancora Flo ripercorrendo il percorso che l’ha portata a comporre il suo omaggio a Parra. “Per me è come Mina - continua -. C’è un episodio che mi ha colpito: Violeta ha preso tutto quello che aveva per costruire un teatro, una specie di tensostruttura alle porte di Santiago, un luogo per la gente”.

Un gesto che oggi richiama a una necessaria riflessione sul coraggio: "chi prenderebbe tutto quello che ha, i propri soldi, senza un finanziamento, senza l'aiuto di nessuno, delle istituzioni, per aprire un teatro? Un esperimento fallimentare già sulla carta”.

Un vero e proprio “atto di coraggio, che potrebbe sembrare incoscienza e che va celebrato per la sua forza” e che nella voce intensa di Flo trova la sua giusta dimensione.

L'urgenza del racconto è accentuata dalla sorprendente attualità dei testi di Parra. Flo cita un passaggio di Violeta in cui si dice che bisogna creare uno spazio per esprimersi, farsi ascoltare e comprendere, ma che ciò è impossibile "quando c'è così tanta stupidità". 

In scena, la cantautrice è accompagnata da Francesco Argirò, un narratore vero e proprio che si muove sfogliando i ricordi, soffermandosi su elementi meno noti. Un attore di parola, solido con carattere e con la forza scenica di un attore maturo nonostante la sua giovane età.

Sono entrambi a dare corpo e suono a una figura che diventa indefinibile ma che si manifesta con intensità e con potenza tra le parole e la musica che ha lasciato in eredità al mondo.

Ne scaturisce un dialogo che modella la memoria collettiva tra lettere, diari e testimonianze dell’artista cilena.

La regia di Luconi costruisce uno spazio vivo, dove la biografia si intreccia alla visione poetica, dove il palco si trasforma in una terra di mezzo tra arte e vita, tra anima e politica, guidando lo spettatore in un viaggio estremamente attuale.

Il progetto è anche un omaggio alla libertà creativa femminile. Il lavoro di Flo e Luconi non è una semplice biografia, ma esplora i temi centrali della poetica di Parra: la maternità, la solitudine, il corpo come strumento di verità, l’amore come forma di resistenza.

Alla fine dello spettacolo, il pubblico potrà partecipare a “30 minuti fuori scena”, un incontro con Massimo Luconi, Flo e le protagoniste del Lilith Festival Sabrina Napoleone e Valentina Amandorlese.

GENOVA E NON SOLO

Nonostante le 'poche volte' per Flo, anima partenopea, con Genova esiste una 'grandissima sintonia, un legame che si manifesta anche attraverso i suoi cantautori: "Sono una fanatica di De André - racconta - quando ero in quarta ginnasio, il giorno in cui è morto Faber, la mia professoressa di latino e greco portò in classe uno stereo a cassette e disse 'Oggi non facciamo lezione, ascoltiamo la musica perché oggi è un giorno triste'. In quell'occasione ascoltai De André per la prima volta. In casa mia non si ascoltava quel tipo di musica. Fu una folgorazione ma fu anche l'inizio del mio appassionarmi ai cantautori. Iniziò a nascere un me il pensiero di scrivere canzoni".

Flo prosegue: "Con Genova, chiaramente io che sono napoletana, sento una grandissima sintonia, perché così come con Palermo,  sono delle città dove io mi sento come se stessi a casa anche se in realtà ci sono state poche volte. Ho visto molti spettacoli del Teatro Nazionale in giro per l'Italia, è un'eccellenza di questa città così come lo è l'accademia. Quando mi trovo in tournée e c'è uno spettacolo vado sempre a vederlo perché è sempre di grande qualità. 

CHI ERA VIOLETA PARRA

Violeta Parra (1917–1967) è considerata la madre della canzone popolare cilena e una delle più grandi artiste latinoamericane del Novecento. Musicista, poetessa, pittrice e ceramista, ha dedicato la vita alla raccolta e alla riscoperta del folklore rurale, trasformandolo in un linguaggio contemporaneo e politico.

Autrice di brani immortali come Gracias a la vida e Volver a los 17, fu una delle prime donne sudamericane a esporre al Louvre. La sua voce, libera e dolorosa, continua a ispirare generazioni di artisti. La sua morte volontaria, nel 1967, è diventata simbolo del sacrificio e della passione assoluta per l’arte.

 Ha unito nelle sue opere la malinconia del Cile in evoluzione, cantando le ingiustizie sociali e l’eterna lotta dell’uomo contro il destino. La sua indole anti-conformista e ribelle è riassunta in una sua celebre massima: «Io canto se ho da dire qualcosa/ e non prendo la chitarra/ per ottenere l’applauso/ Io canto la differenza/ che c’è tra il vero e il falso/ altrimenti, non canto».

Isabella Rizzitano

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