Che cosa sorgerà sotto le arcate del viadotto ferroviario di via Buranello e piazza Vittorio Veneto? È la domanda che rimbalza sempre più spesso tra i residenti di Sampierdarena e che oggi è arrivata anche in Consiglio municipale. Durante la seduta odierna del Centro Ovest, il consigliere Fabrizio Maranini ha presentato un’interpellanza per chiedere chiarimenti sui tempi di completamento dei lavori di ristrutturazione dei voltini e sui criteri che guideranno la scelta delle nuove attività.
“Parliamo di un luogo che ha già pagato un prezzo altissimo alla modernità - ha ricordato Maranini -. Il viadotto ferroviario di via Buranello, costruito a fine Ottocento, fu la prima grande servitù di Sampierdarena, tagliando in due le belle ville dove villeggiavano le famiglie benestanti di Genova. Oggi sotto quelle arcate restano solo sei attività: la riqualificazione è un’occasione importante, ma bisogna capire che cosa ci sarà dentro ai voltini e come verranno tutelate le realtà che ancora resistono”.
Il progetto, del valore complessivo di oltre 5,3 milioni di euro, è realizzato dal Comune di Genova nell’ambito del PNRR, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità della vita della comunità locale e restituire ai cittadini spazi da destinare ad attività ricreative e commerciali. Ma a oggi, osserva il consigliere, “le informazioni concrete sono poche, i tempi si allungano e le preoccupazioni aumentano”.
Maranini ha chiesto un cronoprogramma dettagliato e spiegazioni sulle delocalizzazioni temporanee: “I commercianti e le associazioni sotto il viadotto vivono un forte stato di incertezza. Serve una soluzione temporanea in sicurezza, che permetta loro di continuare a operare, evitando che i voltini rimangano vuoti e incompiuti, creando un ulteriore vuoto urbano in un’area già fragile”.
A rispondere all’interpellanza, la giunta municipale ha letto le parole dell’assessore comunale ai Lavori pubblici Massimo Ferrante, che ha ammesso i ritardi già segnalati al Ministero, come già anticipato durante la seduta del consiglio comunale del 4 novembre, attribuendoli alla “disorganizzazione dell’impresa affidataria, che non dispone di una forza lavoro adeguata alla complessità del cantiere”, oltre che ai “vincoli imposti da RFI e dalle normative di settore”.
Ferrante ha indicato come termine dei lavori il secondo semestre del 2026, avvertendo però che “non sarà più possibile utilizzare i fondi del PNRR, che impongono la conclusione entro il 30 giugno 2026, salvo eventuali proroghe ministeriali”. Quanto alle future destinazioni d’uso, l’assessore ha chiarito che “l’apertura delle nuove attività avverrà tramite bando pubblico” e che “non è in corso alcuna azione di sfratto nei confronti degli attuali locatari dei voltini”.
Parole che non hanno dissipato i dubbi del consigliere Maranini, che nella replica ha sollevato perplessità sull’affidabilità dell’impresa esecutrice: “Sarebbe stato opportuno verificare meglio la capacità dell’azienda prima di affidarle l’appalto, come purtroppo è già accaduto in altri cantieri, per esempio quelli della metropolitana. Così si rischia di lasciare i voltini vuoti per troppo tempo, con pesanti ripercussioni su chi oggi vi lavora e sull’immagine stessa del quartiere”.














