Due casi, non autoctoni, arrivati nel pieno dell'autunno, con una doppia disinfestazione già esecutiva. Si scrive prevenzione, si legge 'dengue', in una stagione che pensava di essersi lasciata alle spalle gli allarmi estivi per le arbovirosi, malattie trasmesse da vettori come le zanzare tipiche di quadri climatici ben distanti dall'attuale media climatica ligure.
Eppure, succede. Ed è una delle doti del cambiamento climatico, che non ha ancora esaurito per il momento il proliferare di zanzare tigri, il vettore dell'infezione virale che non si trasmette tra umani ma solo tramite puntura di insetti infetti.
Le profilassi sono scattate tra ieri e oggi in tre aree del genovesato, tutte a titolo precauzionale, secondo le misure previste tramite ordinanza comunale secondo quanto stabilito dai piani nazionali di sorveglianza delle arbovirosi, in zona municipio II Centro Ovest e in alcune vie del Medio Levante di Genova oltre che a Sestri Levante. Casi 'importati' secondo i laboratori che hanno sequenziato i casi sul territorio, infettati non in Liguria ma provenienti da 'fuori'.
Resta la peculiarità del periodo, anche se secondo gli esperti ormai da anni la sorveglianza si è prolungata ben oltre la stagione tipica delle zanzare. "Fuori stagione? Beh, in questo caso gioca molto quello che noi chiamiamo cambiamento climatico - spiega Andrea Orsi, docente associato di Igiene presso l'Università di Genova e Dirigente Medico dell'Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova - e le zanzare in questo momento sopravvivono ancora. Si tratta di casi di dengue di esportazione ma per sicurezza viene avviata una disinfestazione anche se l'infezione non è acquisita sul territorio regionale. Si tratta di casi sporadici ma nonostante questo e nonostante il periodo, il mese di novembre, non sono ancora disattese né dismesse le misure di sorveglianza, anzi. Il vettore c'è ancora e con lui anche le misure di controllo che continuano anche quando c'è un caso solo di importazione per abbassare le possibilità di una diffusione sul territorio".
Istituto superiore di sanità e ministero della Salute emettono di solito un rapporto di fine stagione: "nel passato - dice Orsi - tutto questo avveniva alla fine di ottobre; ora da qualche anno si è allungato il periodo. E comunque normalmente si procede fino a 30 giorni dopo l'ultimo caso riscontrato. Non abbiamo avuto per fortuna grossi focolai autoctoni autoctoni sul territorio italiano, a memoria sulla Liguria non abbiamo registrato casi nostri e neanche catene di trasmissione. Vuol dire che il sistema di sorveglianza ha tenuto ed è da segnalare che negli ultimi anni abbiamo visto gradualmente un aumento dei casi su base nazionale. E' molto probabile che in futuro i casi aumenteranno".
Fino a dieci anni fa i casi di dengue si contavano nell'ordine di una qualche decina a livello italiano ora, dall'ultimo report, siamo a circa 600 su dato nazionale al quale vanno ricondotte diverse tipologie di arbovirosi. "La West Nile ad esempio - sottolinea Orsi - che è più radicata sul territorio nazionale, fortunatamente non in Liguria, ma negli umani qualche caso grave comincia a vedersi. Abbiamo oggi una maggiore dimestichezza con numeri e casi e forse nei prossimi anni dovremo anche ripensare le strategie di contenimento che però per il momento funzionano".
Ogni regione ha le sue misure generali poi nello specifico se c'è un caso si interviene. La trasmissione è legata unicamente al vettore, il singolo si infetta tramite zanzara che però può pungere anche animali, cosa che succede dove ci sono molti casi. L'essenziale è evitare le punture, tramite repellenti e tramite le azioni di contenimento della proliferazione di zanzare. Per questo il protocollo di intervento consiste in trattamenti adulticidi e trattamenti larvicidi, eseguiti nelle aree pubbliche e private, se ritenuto opportuno dai comuni, responsabili della salute pubblica.
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