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Attualità | 24 aprile 2026, 15:37

Caso Gibelli, oltre cento firme in difesa della consulente: “Reazione sproporzionata, così si delegittima il dibattito”

La lettera aperta di attivisti, associazioni e professionisti dopo la richiesta di revoca del centrodestra: “Errore nei toni, ma non c’è discriminazione. Si rischia di trasformare un’ipotesi in una colpa politica”. Nel mirino anche “l’indignazione selettiva” e il clima "sempre più polarizzato sui diritti civili"

Caso Gibelli, oltre cento firme in difesa della consulente: “Reazione sproporzionata, così si delegittima il dibattito”

Il caso dell’avvocata Ilaria Gibelli, consulente del Comune di Genova per i diritti LGBTQIA+, si arricchisce di un nuovo capitolo e continua ad alimentare il confronto in città. Dopo la richiesta di revoca dell’incarico avanzata dal centrodestra, arriva una risposta compatta da parte di una vasta rete di attivisti, associazioni e professionisti che, con una lunga lettera aperta, prendono posizione a sostegno della consulente, parlando di una “reazione sproporzionata, aggressiva e strumentale”.

Il documento, sottoscritto da oltre cento firmatari, invita a spostare il piano della discussione “su una riflessione seria, al di là delle strumentalizzazioni politiche”, e prova a ricollocare il contenuto delle dichiarazioni finite al centro delle polemiche. Secondo i firmatari, infatti, si tratterebbe di “una dichiarazione discutibile nei toni, ma fondata su un tema reale e ampiamente documentato nel dibattito pubblico e politico”, che non può essere letta come un attacco diretto a persone o categorie.

Nel testo si sottolinea come Gibelli abbia cercato di evidenziare una possibile correlazione tra alcune posizioni politiche e atteggiamenti discriminatori: “Un tentativo, imperfetto ma legittimo, di interpretazione di un dato”. Un ragionamento che viene definito come un “sillogismo empirico”, tipico dell’analisi sociale e politica, che consiste nell’“individuare correlazioni e interrogarsi sul loro significato”. In questo senso, si richiama il fatto che il dibattito pubblico, anche a livello internazionale, da anni affronta il tema delle posizioni espresse da alcune forze politiche su diritti civili, matrimonio egualitario, genitorialità e identità di genere.

Un passaggio centrale della lettera riguarda proprio il metodo: “Individuare una correlazione non equivale a stabilire un rapporto causale”, ricordano i firmatari, evidenziando come questo tipo di analisi rappresenti un punto di partenza e non una conclusione definitiva. Da qui la distinzione tra errore comunicativo e intenzione discriminatoria: “una formulazione imprecisa non può essere automaticamente interpretata come una volontà di discriminare”.

Ampio spazio viene dedicato anche al rapporto tra identità religiosa e orientamento politico. Nel documento si precisa che il mondo cattolico “non è affatto monolitico”, ma anzi attraversato da sensibilità diverse, con una parte significativa, soprattutto in ambiti progressisti, impegnata da tempo su posizioni inclusive. “Non esiste alcun automatismo tra identità religiosa e orientamento politico”, si legge, mentre diverso è il discorso per i partiti, che si definiscono anche attraverso programmi e scelte pubbliche.

La lettera entra poi nel merito della reazione politica, giudicata eccessiva rispetto ai fatti: "Trasformare un errore comunicativo, per quanto criticabile, in una colpa morale o professionale sproporzionata rischia di produrre un effetto pericoloso”. Secondo i firmatari, infatti, si rischia di scoraggiare qualsiasi forma di analisi critica dei fenomeni sociali, rendendo impossibile distinguere tra dati, interpretazioni e pregiudizi.

Non manca un riferimento al contesto cittadino e nazionale, con l’accusa di “strumentalizzazione politica a fini propagandistici”. In particolare, viene citata l’aggressione omofoba avvenuta a Genova nel gennaio 2026 ai danni di un giovane di 19 anni, per evidenziare quella che viene definita “indignazione selettiva”: “Più attenta alla polemica che al contrasto reale delle discriminazioni”.

L’appello si chiude con un invito a riportare il confronto su un piano più costruttivo e meno polarizzato: “Una società aperta non si tutela censurando le domande, ma migliorando la qualità delle risposte e del dibattito”.

Tra i primi firmatari compaiono esponenti di numerose realtà attive sui diritti civili e sociali, tra cui Liguria Pride, Agedo, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Aied, oltre a giuristi, psicologi, accademici e cittadini.

Link alla raccolta firme: 
https://forms.gle/8A3bBAeNx16S8Rvc7

Redazione

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