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Sport | 07 novembre 2025, 15:44

Genoa, De Rossi vuole prendersi subito il Grifone: “Può diventare un grande amore”

Il tecnico si presenta alla vigilia della sfida con la Fiorentina: “Dai ragazzi tanta disponibilità, ho visto una squadra viva”. Porte aperte sul piano tattico: “Possiamo giocare in diversi modi, c'è qualità”

Un segno del destino. Così Daniele De Rossi riassume il suo approdo da nuovo allenatore di un Genoa che, all'antivigilia della sfida alla Fiorentina, volta tecnicamente pagina, presentando non solo il neo tecnico ma anche il chief of football Diego Lopez.

E' stato proprio il neo dirigente spagnolo a spiegare la scelta. “Sono due i motivi principali per cui abbiamo scelto Daniele: per l'uomo, che ha grande voglia di lavorare qui, ha capito cosa sono società, questo stadio, la tifoseria e la città. E poi per l'allenatore che si è dimostrato parlando, ha capito subito come migliorare la squadra e come incidere sulla mentalità dei giocatori” ha spiegato, ringraziando il management, dal presidente Sucu al Ceo Blazquez, ma anche chi lo ha preceduto sia come direttore che nello staff tecnico, ossia Ottolini e Vieira. Oltre a Murgita e Criscito in panchina lo scorso turno.

Sono stati loro ad aprire la strada di De Rossi verso una sorte che proprio contro il Grifone al “Ferraris” gli ha visto chiudere la sua ultima avventura in panchina, dopo 30 partite con la “sua” Roma, maturando peraltro un'espulsione che così gli farà saltare l'esordio da bordocampo coi viola domenica, rimandando il tutto a dopo la sosta. “La coincidenza dell’espulsione e il ritorno qui mi fa sorridere. Da giocatore ho preso diversi cartellini rossi, ma quello, lo dissi anche allora, non lo meritavo” ricorda il tecnico. 

Un arrivo che non era nel destino del De Rossi giocatore né allenatore, ma che è giunto come l'occasione per lui giusta al momento giusto: “D’estate ho rifiutato alcune occasioni, ma tutte le porte chiuse mi hanno portato qui. La mia generazione ha vissuto l’epopea del Genoa in Europa - racconta - e sono davvero onorato di essere qui. Qui mi sento nel posto giusto, sento che potrà nascere un grande amore, ma questo se vinciamo le partite. Cosa mi ha convinto? I dirigenti, persone competenti e sincere, con cui ho capito subito che potrò lavorare bene. Sento che si può accendere una relazione basata sul rispetto dei ruoli”.

Lavoro sul campo dal quale il nuovo allenatore rossoblù riconosce di partire da una base solida, con la consapevolezza di dover adattare le proprie idee al materiale umano e all’ambiente. “Bisogna capire dove sei, e non parlo solo delle qualità tecniche, ma anche di adeguarsi all’identità del club, che qui è fortissima. Sono contento dei giocatori che ho trovato, un po’ meno del tempo a disposizione per preparare la partita, ma la squadra l’ho vista viva. Nell’ultima gara ho apprezzato la voglia di lottare, c’è tanto su cui costruire”.

Sul piano tattico, che molto ha fatto discutere specialmente dopo la vittoria ottenuta a Reggio Emilia passando al 3-5-2, De Rossi al momento non chiude a nessuna soluzione. “Modulo? La squadra è stata pensata per un 4-2-3-1, ma abbiamo tanti giocatori duttili. Abbiamo visto le partite precedenti, ho visto una squadra in condizioni fisiche ottime, predisposta allo strappo. Non ci sono stati crolli tattici o fisici, ma forse bisogna migliorare l’approccio nelle due aree e curare meglio i calci piazzati, che hanno penalizzato una squadra che non meritava questa classifica”. L'intenzione però, per il momento, è quella di “non stravolgere nulla”, anche prendendo spunto da quanto visto col Sassuolo, “ascoltando molto Roberto e Mimmo, che mi hanno trasmesso notizie preziose sulla squadra” e con la consapevolezza che “ci sono margini per migliorare quanto fatto”.

Più che da migliorare sarà invece tutto da far maturare il rapporto con la piazza: “Sono concentrato sul guadagnarmi l’amore di una tifoseria che spero diventi per me altrettanto importante quanto lo sono state Roma e Boca. Qui voglio lasciare il segno - ha ammesso - Lo stadio può essere la nostra arma in più: dobbiamo trasformare il Ferraris in un inferno, in un valore aggiunto che pesi sulle spalle degli avversari, fondendo la nostra energia con quella del pubblico”.

In questo senso, dopo i fischi che hanno accompagnato la squadra all'uscita dal campo con la Cremonese, sarà importante la sfida di domenica contro la Fiorentina: “Se avessi potuto scegliere un avversario da evitare, sarebbero stati proprio loro. È una squadra forte, con un allenatore capace e campioni feriti. Ma siamo forti anche noi, e voglio vedere il Genoa che conoscevo da calciatore. Per ora la voglia e la disponibilità che ho percepito è tanta, le criticità semmai emergeranno dopo, ma dai ragazzi ho apprezzato la disponibilità a farmi entrare nella loro testa”.

Mattia Pastorino


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