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Attualità | 13 gennaio 2026, 14:23

Iran, la manifestazione in piazza Matteotti: “Finché il regime islamico finanzia Hamas, il mondo non potrà avere la pace”

Circa duecento partecipanti al presidio organizzato dalla comunità iraniana genovese. La testimonianza: “Connessioni tagliate, non sentiamo le nostre famiglie da cinque giorni"

Iran, la manifestazione in piazza Matteotti: “Finché il regime islamico finanzia Hamas, il mondo non potrà avere la pace”

Una piazza Matteotti gremita, sotto la pioggia, attraversata da cori, bandiere e cartelli. “Abbasso Khamenei, abbasso il dittatore”. Lo hanno gridato anche in persiano, questa mattina a Genova, gli iraniani che vivono in città e che hanno deciso di scendere in piazza per sostenere le manifestazioni in corso in Iran contro il regime dell’Ayatollah Ali Khamenei. Circa 200 le persone presenti, secondo gli organizzatori, alla mobilitazione promossa dalla comunità iraniana genovese.

Una protesta composta in larga parte da giovani e studenti, che hanno voluto portare in piazza non solo la rabbia e la paura per quanto sta accadendo nel loro Paese, ma anche una richiesta politica chiara: la fine della teocrazia e la separazione tra religione e Stato.

A dare voce a questo sentimento è la testimonianza di una giovane studentessa iraniana e le sue parole sono il cuore della mobilitazione di oggi: “Noi studenti iraniani vogliamo che il regime islamico, che c’è stato per 47 anni, nel nostro paese ha ucciso tante persone, protestanti che erano pacifici, e noi non li vogliamo più perché secondo noi, che siamo un popolo civile, la religione islamica dev’essere separata dalla politica. Vogliamo un regime secolarismo che questo accade solo con la rivoluzione e il cambiamento di regime, come alternativa noi siamo tutti uniti ad urlare il nome di Reza Pahlavi che è il figlio dell’ex scià dell’Iran, con bandiera del sole e del leone, lui come diceva porterà la democrazia e noi siamo liberi di decidere per il futuro del nostro paese. Questa questione non c’entra solo con l’Iran, ma c’entra con il mondo: finché il regime islamico finanzia Hamas, il mondo non potrà avere la pace. Noi non vogliamo intervenire nelle guerre, ma la democrazia e la libertà”.

Secondo i promotori, per anni il popolo iraniano ha cercato unità e riferimenti politici, mentre ogni forma di opposizione veniva repressa con arresti, violenze e uccisioni. Oggi, spiegano, “l’unica alternativa politica visibile capace di aggregare un consenso ampio è Reza Pahlavi”, una figura considerata controversa, ma ritenuta da parte dei manifestanti l’unica in grado di rappresentare una direzione riconoscibile per chi chiede democrazia e laicità.

Accanto alla richiesta di un cambiamento politico, c’è il dramma umano di chi vive lontano dall’Iran e da giorni non ha più notizie dei propri familiari. La studentessa racconta anche come la comunità iraniana di Genova stia vivendo queste ore: “Noi non ci sentiamo con genitori e cari da 5 giorni perché hanno tagliato la connessione, e non arrivano notizie vere e proprie ma alcun hanno accesso a Starlink e mandano notizie. Ad oggi sappiamo di 12mila uccisi, numerosi arrestati. Io non ho sentito la mia famiglia purtroppo e non so se sono ancora vivi; ci sono tante persone nella mia stessa situazione”.

Un passaggio centrale riguarda il ruolo delle donne, diventate simbolo della rivolta. In piazza anche immagini e cartelli che ricordano i gesti di protesta più forti, come l’incendio dei ritratti dell’ayatollah. “Le donne iraniane sono state e sono molto coraggiose e combattono per la loro libertà, per il femminismo che il mondo deve andare incontro alle donne, la libertà dev’essere per le donne. In 47 anni da quando c’è regime islamico noi donne siamo state sempre sottomesse a portare il velo, a non poterci esprimere; le nostre donne e ragazze coraggiose hanno fatto degli atti molto forti, molto simbolici contro il regime che per tutti questi anni ha preso la libertà e represso il modo di esprimersi”.

Alla manifestazione hanno partecipato anche diversi esponenti della politica locale, provenienti da diversi schieramenti. Presenti l’assessore regionale della Lega Paolo Ripamonti, la capogruppo della Lega in Regione Sara Foscolo, il capogruppo di Fratelli d’Italia Angelo Vaccarezza, il consigliere comunale di Vince Liguria-Noi Moderati Matteo Campora, la segretaria provinciale della Lega Francesca Corso, il segretario regionale del Partito Democratico Davide Natale, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano, il capogruppo della Lista Orlando Gianni Pastorino e l’assessora comunale alla sicurezza Arianna Viscogliosi.

Oggi ero in piazza a Genova per l’Iran. Sono vicina da sempre alle donne e agli uomini che lottano contro un regime che opprime, punisce e nega libertà essenziali. La loro battaglia riguarda tutti noi, perché parlare di diritti umani significa scegliere da che parte stare”, ha dichiarato l’assessora Viscogliosi.

Dal centrodestra è arrivata anche la presa di posizione di Paolo Ripamonti in rappresentanza di Regione Liguria, che ha dato lettura del messaggio del presidente Bucci: “Comprendiamo profondamente il valore di ogni voce libera e di ogni ribellione pacifica che rivendica la dignità umana, la libertà di espressione e la possibilità di decidere del proprio futuro. La Liguria si riconosce nei principi universali della democrazia, della pace e dei diritti umani e oggi più che mai vogliamo farvi sentire forte il nostro sostegno e la nostra vicinanza fraterna come parte integrante della comunità ligure”.

Un atto dovuto partecipare. In momenti come questi è importante ribadire la centralità della tutela di vite innocenti e del rispetto dei diritti umani”, ha dichiarato Matteo Campora, anche a nome dei colleghi, sottolineando la necessità di un impegno internazionale per favorire dialogo e stabilità.

Articolata la posizione di Gianni Pastorino, che ha rimarcato la sua opposizione alla teocrazia degli ayatollah, definita tirannica e fondata su repressione e dominio patriarcale, ma ha anche messo in guardia da soluzioni calate dall’alto: “Essere contro il regime non significa sostenere un ritorno della monarchia dello Shah, anch’essa segnata da torture e repressione. La libertà può nascere solo da una scelta democratica e autonoma del popolo iraniano, non da soluzioni imposte dall’alto. Pieno sostegno alle donne iraniane e a una libertà che non verrà da bombe o sanzioni, ma dalla resistenza quotidiana e dall’autodeterminazione”.

Federico Antonopulo

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