Genova guarda al 2026 con una scelta politica netta: ricordare il G8 del 2001 non come un anniversario da sopportare, ma come un capitolo chiave della propria identità contemporanea.
Nel venticinquennale del summit che segnò un prima e un dopo, il Consiglio Comunale di Genova ha deciso di accogliere la mozione presentata dal consigliere Edoardo Marangoni (PD), sostenuta dall’intera maggioranza e accolta con parere favorevole dalla Giunta.
L’obiettivo è quello di non complire un semplice calendario commemorativo ma avviare un percorso culturale e partecipativo che racconti i giorni del G8 non temendo di addentrarsi nelle contraddizioni, esplorando anche le eredità politiche del movimento che animò le piazze di Genova nel luglio del 2021.
Il parere dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, espresso in aula per conto della Giunta, traccia con chiarezza la cornice istituzionale: “Venticinque anni dal G8 di Genova non rappresentano soltanto una ricorrenza cronologica, ma una soglia simbolica che ci interpella come istituzioni, come comunità civile, come città consapevole del proprio ruolo nel dibattito democratico europeo”.
Montanari richiama il compito della cultura come strumento di conoscenza e non di rimozione:
“La cultura è lo spazio in cui una città può elaborare il proprio passato senza rimuoverlo né strumentalizzarlo. Offrire luoghi di ascolto e di comprensione, restituire complessità a ciò che è stato spesso ridotto a slogan o contrapposizioni sterili”.
E affida all’anniversario una dimensione che riguarda soprattutto chi allora non c’era: “Progettare significa anche coinvolgere le nuove generazioni, molte delle quali non erano ancora nate nel 2001. Dare loro chiavi di lettura, non verità precostituite; domande, non lezioni morali”.
Infine, una chiamata alla responsabilità istituzionale: “Governare una città significa anche prendersi cura delle sue memorie più difficili. Farlo attraverso la cultura è un atto di maturità politica. Per questo, il parere della Giunta è favorevole”.
Se il parere dell’assessore definisce il quadro, il lungo intervento del proponente Marangoni dà sostanza politica e storica al perché Genova, nelle parole del consigliere, debba “prendere in mano la pagina G8”.
Marangoni parte da un presupposto netto: “Il G8 2001 di Genova ha questi requisiti per le forze politiche progressiste”
Una pagina che, a suo avviso, ha continuato a parlare al presente con una forza che allora pochi avevano riconosciuto.
Il consigliere ripercorre le “pagine fondative” della città (Resistenza, 30 giugno 1960, lotte per i diritti, rigenerazione urbana, Capitale europea della Cultura 2004, Palazzi dei Rolli) e colloca accanto a queste il G8: “Similmente e altrettanto è fondativa e formante l’identità di Genova di oggi anche la pagina del G8 del 2001”.
La ragione, sostiene, sta nelle istanze del Genoa Social Forum, che elenca e interpreta nel quadro odierno: disuguaglianze economiche, limiti agli spazi democratici, minacce alla libertà di stampa, crisi climatica, conflitti e guerre.
La sintesi è drastica: “Quelle istanze… oggi risultano quanto fossero – ahinoi, va detto – profetiche” fino alla conclusione destinata a restare impressa: “Avevano ragione loro”.
Marangoni dichiara quindi cosa si chiede al Comune: costruire nel 2026 un percorso aperto, inclusivo, non celebrativo ma riflessivo, coinvolgendo istituzioni, società civile e i protagonisti del 2001 rimasti fuori dalle narrazioni ufficiali.
Il senso finale della mozione è un invito a Genova a decidere chi è, e chi vuole diventare: “È compito della Politica scegliere quali pagine della storia meritano di essere estrapolate, mostrate, poste sotto i riflettori come costitutive dell’identità odierna della città”.














