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Attualità | 24 gennaio 2026, 14:10

La comunità iraniana scende in piazza per la 'Marcia per la libertà': “Il mondo guarda, il regime massacra”

Centinaia di persone in piazza Caricamento e poi in corteo fino a De Ferrari: “Non è repressione, ma sterminio”. Solidarietà anche dalla comunità venezuelana e appello al governo italiano

Il mondo guarda, il regime massacra”, “Meloni scegli la parte giusta”. Questi sono solo alcuni degli slogan della “Marcia per la Libertà”, la manifestazione di protesta organizzata dalla comunità iraniana che ha radunato centinaia di persone questa mattina in piazza Caricamento. Gli attivisti si sono radunati alle 12 per poi muoversi in direzione di via San Lorenzo e arrivare in piazza De Ferrari.

Quella in atto in Iran non viene definita dai manifestanti come semplice repressione, ma come un vero e proprio genocidio e un crimine contro l’umanità: “Ciò che oggi accade in Iran non è repressione. Il suo vero nome è crimine contro l’umanità e genocidio. Un regime che spara contro civili indifesi nelle strade, che uccide i feriti persino nei letti d’ospedale, che seppellisce i corpi in segreto, che arresta, fa sparire e tortura migliaia di persone, e che, oscurando internet, intimidendo i testimoni e nascondendo la verità, tenta di sottrarre i propri crimini allo sguardo del mondo, sta commettendo crimini contro l’umanità” spiega un’attivista dal palco allestito sui gradini di Palazzo Ducale. “Questa non è un’opinione politica: è una definizione chiara e precisa del diritto internazionale. Ma ciò che sta avvenendo in Iran va oltre il crimine contro l’umanità. Quando un governo, o meglio, un regime, considera il proprio popolo, colpevole solo di chiedere libertà e dignità umana, come un nemico esistenziale; quando lo disumanizza e crea sistematicamente le condizioni per la sua distruzione, allora ci troviamo di fronte a un genocidio. La giovane generazione iraniana è bersaglio dei proiettili. I bambini sono vittime di una violenza organizzata. Le famiglie vengono distrutte e la continuità di un’intera generazione è deliberatamente presa di mira. Da oltre 300 ore internet è interrotto in Iran. Il Paese è precipitato nel silenzio e nell’oscurità, e in questa oscurità il massacro continua. Interrompere le comunicazioni significa eliminare i testimoni, ed eliminare i testimoni significa facilitare il compimento del crimine”.

Anche sotto la più totale censura, i rapporti parlano di 16.000 morti: non sono numeri o statistiche, sono vite spezzate. Sono giovani, bambini, ragazzi e ragazze con migliaia di sogni, con un unico desiderio fondamentale: vivere in libertà. Chiedevano solo questo, una vita degna di essere vissuta. Invece sono stati uccisi, ammassati, mentre migliaia di feriti restano senza cure. E questa è solo una parte della verità. Noi dichiariamo che, dopo la caduta di questo regime, le reali dimensioni di questi crimini appariranno di gran lunga superiori a ciò che oggi è visibile. Il genocidio non riguarda solo criteri etnici o religiosi. Genocidio significa l’intento di distruggere un gruppo umano. E questo intento, oggi, nella struttura della Repubblica Islamica, è palese, documentato e innegabile. Non restate in silenzio. State al fianco del popolo iraniano”.

La protesta ha visto anche la partecipazione e la solidarietà della comunità venezuelana. Una portavoce ha sottolineato come la lotta contro regimi “violenti, crudeli e criminali” sia comune a entrambi i popoli. “Oggi condividiamo una stessa lotta: per la democrazia, per la libertà, ma soprattutto per i diritti umani. E voglio dirlo con forza: questa non è politica” spiega. “È importante ricordare che questa battaglia non è un gioco politico. Spesso tutto viene confuso e ridotto a ideologia, ma non è così. Questa è una lotta per i diritti umani. Non possiamo restare in silenzio solo perché magari non condividiamo la stessa ideologia politica o lo stesso modo di pensare. I diritti umani non hanno colore politico. Chiunque veda la violazione dei diritti umani in un Paese, chiunque veda cittadini che scendono in piazza per la libertà e vengono uccisi, arrestati, repressi, dovrebbe sentire il dovere di schierarsi. Ci sono famiglie che soffrono ogni giorno. Io lo vivo sulla mia pelle. Famiglie il cui unico sogno oggi è vedere il proprio popolo libero. E non dovremmo nemmeno dover spiegare perché siamo scesi in piazza: la situazione è evidente, è documentata, è sotto gli occhi di tutti. Gli omicidi, le uccisioni, le repressioni le vediamo ogni giorno in televisione, sui media, ovunque. È stato così in Venezuela ed è così oggi in Iran. Per questo chiediamo alla cittadinanza italiana, a tutti gli amanti della democrazia e della libertà, a tutti coloro che prendono un microfono e dicono di stare dalla parte dei diritti umani, di scendere in piazza con noi e di accompagnare questa lotta per i diritti umani e per la libertà dei nostri popoli”.

Sentivamo il dovere di essere noi la voce del nostro popolo e, soprattutto, di trasmettere un messaggio chiaro: il popolo iraniano chiede il rovesciamento di questo regime” spiega Nooshin Abbasi, una delle portavoci. “Non si tratta assolutamente di un cambiamento superficiale, di una riforma o di una modifica interna, ma di un vero e proprio rovesciamento del regime. Come avrete sicuramente visto e sentito in televisione e negli slogan che vengono scanditi nelle piazze, il popolo iraniano indica il principe Reza Pahlavi come leader di questa fase di transizione. Per questo sentiamo la responsabilità di portare qui la loro voce e il loro messaggio: viva l’Iran libero”.

La presenza di ogni singola persona qui oggi è fondamentale – ricorda –. Ci fa capire che la solidarietà non è selettiva, che ogni vita conta. Essere in piazza significa trasmettere un messaggio chiaro di vicinanza e di sostegno. In questo momento stiamo chiedendo al governo italiano di compiere un passo molto concreto: riconoscere l’IRGC, i Guardiani della Rivoluzione iraniani, come organizzazione terroristica e inserirli ufficialmente nella lista dei gruppi terroristi. Sono direttamente responsabili delle vittime e delle violenze che stanno avvenendo in Iran, e questo sarebbe un primo passo fondamentale. Ma non basta. Chiediamo anche di non riconoscere più i loro rappresentanti diplomatici e di chiudere le sedi consolari iraniane sul territorio italiano. Queste sarebbero azioni politiche molto importanti e significative, capaci di dare un segnale forte e chiaro di sostegno al popolo iraniano”.

Chiara Orsetti

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