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La musica che ci gira intorno | 24 gennaio 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - L’Assemblea Musicale Teatrale, 50 anni dopo: "Le canzoni restano per chi ha ancora voglia di ascoltare"

Sabato 31 gennaio al Teatro della Tosse Gian Piero Alloisio, Bruno Biggi e Gianni Martini di nuovo insieme: un viaggio live attraverso mezzo secolo di canzoni e impegno sociale

'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.

Le mode passano, le canzoni restano. Può sembrare una banalità, ma constatare quanto questa affermazione sia concreta può risultare persino spiazzante: è il caso dell’Assemblea Musicale Teatrale che, per celebrare i suoi primi cinquant’anni, torna a esibirsi dal vivo con la formazione storica composta da Gian Piero Alloisio, Gianni Martini (chitarrista e arrangiatore) e Bruno Biggi (chitarrista e bassista), con il contributo di Claudio Andolfi (batterista), Claudio De Mattei (bassista), e Lorenzo Marmorato (pianista e tastierista). L’appuntamento è al Teatro della Tosse, sabato 31 gennaio alle 20.30, per un concerto che è già destinato a lasciare il segno.

Per Gian Piero Alloisio, anima e voce dell’Assemblea, il ritorno sul palco è carico di emozione: “È un’esperienza che non mi aspettavo di provare, perché ricantare con gran parte dei musicisti di allora, con persone con cui lavoro da una vita, mi ha costretto a ripercorrere tutto il mio cammino artistico dai sedici anni in poi”. Un viaggio attraverso parole, musiche e intuizioni di un gruppo che, in realtà, non ha mai smesso di esistere, nemmeno quando sembrava scomparso dalla scena. 

Riascoltando quei brani, Alloisio parla di una sorpresa: la scoperta di una coerenza profonda. “Mi ha colpito riscoprire il senso di alcune parole delle canzoni che ho scritto. Erano già allora molto complesse e discusse, forse nemmeno pienamente comprese. Non eravamo una coscienza critica di un movimento, non facevamo propaganda. Usavamo una forma poetica avanzata, anche musicalmente raffinata”.

Negli anni Settanta molte canzoni dell’Assemblea vennero fraintese, lette in modo riduttivo, respinte o ignorate. Eppure, oggi, Alloisio osserva come quel lavoro appaia addirittura più ricco rispetto al panorama attuale. “Oggi quasi tutte le canzoni parlano d’amore, di stati d’animo, e c’è poca attenzione a quello che succede fuori. In quel periodo, invece, le canzoni spesso richiedevano attenzione, ascolto e partecipazione”. La responsabilità non è degli artisti, ma di un sistema industriale che ha progressivamente eliminato il rischio: “È un accentramento dei capitali: le major italiane rispondono a quelle europee, che rispondono a quelle americane. Se non garantisci il fatturato prima, sei fuori”. Una logica che ha trasformato la musica in un prodotto finanziario, svuotandola di funzione culturale.

Il ritorno sul palco apre quindi una domanda fondamentale: che cosa resta oggi di quell’esperienza? “Non sappiamo ancora cosa succederà, se questa operazione verrà vissuta come storica, emotiva, oppure come qualcosa di attuale. Questo lo dirà il pubblico”. E, se è vero che sarebbe facile immaginare una platea composta solo da chi c’era cinquant’anni fa, qualcosa lascia pensare che non sarà così: “Abbiamo scoperto che c’è gente che, senza che noi facessimo nulla, ha caricato i nostri brani, li ha trascritti, li ha inseriti in canzonieri, e non sono persone della nostra età. Sono quarantenni, cinquantenni. Qualcuno ha trovato i dischi in casa, qualcuno li ha ascoltati da amici, qualcuno ha recuperato vinili rigati. Ma se dopo cinquant’anni qualcuno si prende la briga di fare questo lavoro, gratuitamente, vuol dire che quelle canzoni avevano e hanno un valore”.

Un valore che si è manifestato anche attraverso la censura, come è accaduto con la canzone ‘America: pubblicata nel 1977, è stata rimossa o bloccata su piattaforme come YouTube e Facebook con l’accusa di veicolare messaggi d’odio. “Una cosa surreale - spiega Alloisio - perché America contiene opinioni politiche riferite a quel contesto storico. Non può parlare dell’oggi, a meno che io non sia un santo o un profeta” scherza. Eppure, la canzone ha “dato fastidio” ancora oggi, tanto da innescare segnalazioni, sospensioni di profili e rimozioni automatiche. Episodi simili si sono moltiplicati, colpendo anche semplici utenti che avevano condiviso versi del brano. “È evidente che non si tratta di singoli casi - osserva - ma di un meccanismo. L’algoritmo è addestrato a riconoscere e colpire certe parole e certe tematiche”.  “Le stesse intelligenze artificiali in grado di comporre canzoni, oggi si rifiutano di scrivere testi su temi tragici come la morte di parto o i lager, operando una forma di censura preventiva” spiega ancora.

In questo scenario, l’incontro con il pubblico con spettacoli dal vivo diventa uno spazio sempre più urgente: “Se il web blocca, se la produzione discografica non permette di dire nulla, allora resta il concerto con i dischi stampati, le persone davanti, la relazione diretta”. È anche per questo che il ritorno dell’Assemblea passa dal palco”. 

Il concerto del 31 gennaio sarà suonato, fisico, che attraversa generi e linguaggi: rock, progressive, blues, momenti acustici, cabaret. Ci sono i brani storici come Gli indiani, Marilyn, America, ma anche riletture e riscritture. I ricchi, per esempio, è stata aggiornata per raccontare i ricchi di oggi, con ironia e spirito teatrale.

Accanto ad Alloisio tornano musicisti storici, tecnici, collaboratori che hanno fatto parte di quell’avventura, figure spesso invisibili, ma decisive. Un omaggio speciale sarà dedicato ad Alberto Canepa, produttore e anima organizzativa dell’Assemblea, figura centrale del pop rock genovese, ponte umano tra artisti, idee e occasioni. “Senza di lui molte cose non sarebbero mai successe”.

Dopo Genova, il progetto continuerà: il 21 marzo al Teatro Gassman di Borgio Verezzi, il 24 aprile al Teatro Comunale di Ovada, il 25 aprile al Teatro Govi di Bolzaneto e il 30 aprile alla Sala polivalente Giovanni Falcone a Camporosso (Imperia). Altri appuntamenti saranno stabiliti nei prossimi mesi, con una particolare attenzione alla risposta del pubblico: “Le canzoni non si impongono, si condividono. Per questo torniamo sul palco”. 

Chiara Orsetti e Isabella Rizzitano

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