Un Genoa a due volti nella vittoria per 3-2 col Bologna. Quello dell'avvio quasi da incubo tra primo tempo e primi minuti del secondo, con un doppio svantaggio nel risultato e una squadra troppo imprecisa. E poi quello solido, trascinante e quindi infine vincente della ripresa.
Ed è quello che si vuole godere, senza nascondere quel pizzico di aiuto che la sorte riserva agli audaci, mister Daniele De Rossi al termine della gara: «Nel mentre cos'è successo? Beh, loro hanno giocato mezz'ora con l'uomo in meno e penso che questo abbia fatto la differenza, oltre alla qualità messa poi dai nostri - ha detto con la solita sincera modestia il tecnico - Però non penso si sia partiti male, i primi 25 minuti eravamo ordinati, riuscivamo ad essere aggressivi facendo una partita simile a loro. Ho cercato di mettere un giocatore offensivo in più in campo proprio per andare a prenderli alle spalle ma non ci è sempre riuscito benissimo perdendo troppe seconde palle, facendoli saltare da soli. Poi nel secondo tempo, oltre alla superiorità e al gol subito dopo, anche l’umore ha fatto la sua parte, lo stadio ha fatto il resto assieme ai piedi dei miei giocatori».
Da gustarsi per qualche giorno però, anzitutto, ci sono i punti e la classifica dove «i tre punti sono importantissimi, la classifica è ancora molto corta», ma poi c'è anche una certa spinta emotiva. «Potevamo anche vincere 1-0, non sarebbe stata la stessa cosa. Questa è una di quelle partite epiche, viverle dentro il tuo stadio ti porta grande gioia. Non dobbiamo comunque perdere di vista cos'è stata la partita, stasera la riguarderò perché qualcosa che non è andato c'è stato».
Gestione è stata la parola chiave della giornata. Anzitutto quella delle emozioni, venuta un po' meno al tecnico al triplice fischio: «Mi sarei emozionato anche a vedere questa partita dal divano, il calcio è anche queste emozioni. Averla vinta davanti a 10mila persone che magari battevano soltanto le mani sarebbe stato diverso, non mi avrebbe portato a fare quello che ho fatto. Se metterei questa partita nel mio dvd di presentazione? Lo metto in una delle più grandi emozioni della mia vita, non solo da allenatore. E' bello per lo stadio, per questi ragazzi tra i quali qualcuno in settimana aveva problemi, perché tutti vogliono dare una mano al Genoa».
C'è poi quella delle forze in campo che pare aver condizionato le scelte iniziali, e poi quella dei momenti dentro la partita, come i cambi. «Abbiamo un preparatore di quella scuola che pensa che i giocatori vadano sempre allenati al massimo, ma siamo in una situazione di classifica dove dobbiamo gestire tutto. I gol dai cambi? Non credo siano casuali, questa squadra si è tolta delle soddisfazioni grazie ai cambi e all'atteggiamento come quello di chi è entrato oggi. Ma se fai tre cambi che sembrano così geniali, vuol dire che all'inizio hai fatto un po' di casino nel preparare la partita».
E se «giornate così possono dare la spinta per andare tutti quanti nella stessa direzione» verso un modello di crescita com'è proprio il Bologna, il tecnico mette alcuni punti sulle i in un periodo dove le critiche, specialmente causa mercato, sono tornate a sollevarsi: «Nel discorso pre-partita ho parlato dell'invidia, un sentimento che per l'italiano è sempre "contro". Qualche anno fa il Bologna era una squadra di metà classifica e il Genoa andava in Europa. Nei giocatori voglio stimolare l'invidia, ma positiva: giochiamo contro un giocatore, un allenatore o una società più bravi di noi? Dobbiamo essere ambizioni e arrabbiati al punto di chiederci perché non possiamo farlo anche noi. Stimo il Bologna e il suo allenatore, non vedo perché non si possa provare a fare come loro. Per farlo, però, tutti devono remare dalla stessa parte: società, dirigenti, calciatori, piazza. La piazza deve starci dietro, questo stadio è fantastico ma non posso avere chi dopo 7' mi chiede già di fare certi cambi: chi deve fare il tifo lo faccia come ha fatto la Gradinata e il 99% dello stadio».














