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Attualità | 26 gennaio 2026, 12:00

Aurelia e Bogliasco, frane ravvicinate: “Versanti fragili e noti, senza prevenzione il rischio resta”

Dopo il crollo della falesia di Bogliasco, il cedimento tra Vesima e Arenzano. La geologa Alessandra Fantini: “Servono controlli continui soprattuto in aree con frane attive. Non basta intervenire dopo”

Aurelia e Bogliasco, frane ravvicinate: “Versanti fragili e noti, senza prevenzione il rischio resta”

Prima Bogliasco, poi l’Aurelia tra Vesima e Arenzano. In pochi giorni due crolli di versante hanno colpito tratti delicati della costa ligure, riportando al centro il tema della fragilità del territorio e della convivenza difficile tra natura e infrastrutture. L’ultimo episodio è quello di ieri sera, domenica 25 gennaio: masse di materiale si sono distaccate fronte che si accosta alla carreggiata e solo per puro caso non si sono registrati feriti.

Per Alessandra Fantini, geologa e consigliere segretario dell’Ordine dei Geologi della Liguria, non si tratta di un’area “sconosciuta” dal punto di vista del rischio. “Si è manifestata una frana su un versante che è noto come classificato in frana attiva. Esiste una pianificazione territoriale che si chiama Piano di Bacino che individua le aree a diversa pericolosità e diverso rischio”. In quel tratto, spiega, “è visibile sulle carte una ampia porzione che insiste sull’Aurelia e che è tutta colorata di rosso, classificata cioè come frana attiva”.

In parole povere, si tratta di un’area altamente a rischio frana e quella di ieri sera non è legata a precipitazioni eccezionali visto che la perturbazione che ha interessato la Liguria nel fine settimana appena trascorso non ha portato fenomeni di grave intensità.

Il problema, secondo Fantini, è strutturale. La gestione di versanti la cui franosità è nota, non è certo semplice vista anche la necessità di convivenza con infrastrutture e urbanizzazione. A pesare sono anche aspetti burocratici e giuridici: “Molto spesso sono coinvolti dei privati, i terreni sono sempre di qualcuno”. Tra proprietà frammentate, eredità e rinunce, capita che lo Stato intervenga per motivi di sicurezza e poi debba rivalersi sui proprietari. Le zone a rischio, comunque, sono censite: “C’è il Piano di Bacino, che è lo strumento pianificatorio della Regione, in cui sono inserite con varie gradazioni di colore le zone a più alto rischio”.

Il caso di Arenzano si inserisce in una condizione più ampia. “Il territorio ligure ha una fragilità intrinseca legata agli aspetti geologici e geomorfologici”, con rocce molto diverse tra loro e versanti ripidi, spesso occupati da strade e abitazioni. “Abbiamo dei versanti molto ripidi, spesso attraversati da viabilità, da centri urbani, che espongono quindi la popolazione a un rischio”.

Per l’Ordine dei Geologi la parola chiave è prevenzione. “È necessario un monitoraggio a tappeto di queste criticità e capire su quali è necessario intervenire con maggior urgenza”. Non solo dopo i crolli: “Non è sempre e solo possibile intervenire dopo che una frana è avvenuta, è possibile anche un’attività di prevenzione e di monitoraggio”. Oggi, ricorda, si possono usare droni, satelliti e controlli sul terreno. “Quello che lamentiamo è di non avere la cultura della prevenzione. A noi piacerebbe essere chiamati prima”.

Sul fronte operativo, Fantini chiarisce che sull’Aurelia non basterà sgomberare la carreggiata. “Non è possibile solo intervenire rimuovendo il materiale, perché c’è una porzione di versante che si è ulteriormente instabilizzata”. Le soluzioni possono essere interventi attivi, cioè di consolidamento diretto della parete rocciosa, oppure interventi passivi, come barriere e aree di contenimento a monte della strada per fermare eventuali nuovi distacchi.

Un aspetto critico riguarda l’evoluzione delle frane nel tempo. “Una frana tende poi ad arretrare la propria nicchia”, cioè la parte alta da cui si stacca il materiale. Questo significa che anche le zone superiori restano a rischio. A Bogliasco, dove è crollata una porzione di falesia, “la zona è esposta agli agenti atmosferici e dà sicuramente un grado di pericolosità maggiore”, rendendo urgenti interventi di stabilizzazione, soprattutto perché coinvolge spazi pubblici.

Infine, le ricadute pratiche. La chiusura dell’Aurelia, sommata ai cantieri autostradali, complica ulteriormente la mobilità nel Ponente. Ma, per i geologi, il tema resta più ampio: un territorio noto per la sua instabilità, strumenti per leggerlo già esistenti e la necessità di investire prima, perché “intervenire a mettere in sicurezza riduce enormemente i costi” rispetto a rincorrere le emergenze.

Isabella Rizzitano

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