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Attualità | 26 gennaio 2026, 19:08

Genova abbraccia Gilberto Salmoni: il Grifo d’Oro all’ultimo testimone di Buchenwald

Consegnata a Palazzo Tursi la massima onorificenza cittadina. Salis: “Tolleranza zero per ogni nostalgia del fascismo”. Il messaggio del reduce ai giovani: "Apprezzate la libertà e lavorate per la pace tra i popoli”

Serve determinazione per ricordare il passato, ancora di più quando si sceglie di testimoniare una delle pagine più buie della storia contemporanea.

Quello scegliere di resistere, di raccontare, perché ciò che è stato non ricapiti mai più.

Una costanza che in Gilberto Salmoni sembra non cedere il passo nemmeno all’età.

Classe 1928, genovese di nascita, Salmoni è stato deportato a Fossoli e poi a Buchenwald, sopravvivendo ai campi di sterminio. Scrittore e presidente onorario di Aned Genova è una delle voci di riferimento del Secolo Breve. A lui il Comune ha consegnato il Grifo d’Oro, massima onorificenza cittadina, in una cerimonia che ha visto il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi affollato da decine di persone.

Quando gli si chiede che cosa è rimasto di quella terribile vita-non vita che ha patito a Buchenwald, Salmoni risponde con pacatezza: “Mi rimangono tante cose veramente, è una domanda molto aperta. Io non è che pensi tanto al cattivo passato che ho avuto come prigioniero nel campo di concentramento nazista dove sono morti vicine a migliaia di persone, è una cosa lontanissima oramai. Per fortuna, ho una famiglia che funziona bene, ho una compagna validissima, ho una compagna di vita e quindi devo dire che sono contento, ho degli amici come Mino Ronzitti che fanno un lavoro straordinario di ricordo di quel passato oscuro che abbiamo vissuto”.

Il suo sguardo, pur ricordando l’orrore di quei terribili mesi, resta uno sguardo di speranza. “Per fortuna non abbiamo nei paesi a noi vicini governi che siano simili a quelli di quel passato, di inimicizie, di aggressioni, era proprio un modo di agire da persone veramente deprecabili che sono andate al governo. Persone così al governo in Europa non esistono, per fortuna. L’Europa è diventata un’unione di persone che si riuniscono e discutono, non sono sempre d’accordo su tutto ma c’è una vicinanza pacifica. Questa è una grande vittoria”.

Poi si rivolge ai ragazzi e alle ragazze, non solo presenti in sala, ma idealmente a tutte e tutti loro, sperando “che apprezzino questa società in cui viviamo e anche la società dei paesi vicini e che abbiano un atteggiamento di amicizia e se vedono che ci sono inimicizie tra uno stato e l’altro che lavorino per cancellarle e trovare una soluzione che possa essere magari non piacevolissima per tutte le parti in causa ma che eviti uno scontro come quello che si è avuto negli anni in cui ero ragazzo”.

Dopo i saluti istituzionali che hanno visto Raffaella Petraroli Luzzati, presidente della Comunità ebraica di Genova e di Filippo Biolè, presidente di Aned Genova, si è tenuta la prolusione del presidente di Ilsrec Giacomo Ronzitti, che ha ricordato il valore pubblico della sua voce: “Gilberto è l’ultimo sopravvissuto genovese ai lager nazisti, la sua testimonianza ci ha guidato per molti anni, il suo insegnamento continuerà a indicarci la via maestra della democrazia, della giustizia e della pace, che mai possono essere disgiunte dal rispetto dei diritti e della dignità della persona. Grazie signora sindaca, per aver voluto conferire la massima onorificenza della città a Gilberto Salmoni, numero 44573 del lager di Buchenwald, vittima e testimone di quella che fu la notte della ragione e della civiltà”.

Prima di conferire a Salmoni il Grifo d’Oro, la sindaca di Genova Silvia Salis ha preso la parola: “Siamo grati a chi, come Gilberto, ha voluto raccontare, ha voluto dedicare la propria vita a far capire cosa era successo e cosa si è provato in quegli anni e come i diritti che abbiamo e che conosciamo e che per noi sono normali possono finire da un giorno all’altro e la vita può cambiare, non c’è più nessuno a difenderti”. Ricorda il suo stile: “Mai parole di rabbia, parole di ferma condanna sull’atrocità, ma la consapevolezza del ruolo di dover portare avanti quella che era la memoria”.

Poi il passaggio che intreccia storia cittadina e impegno civile: “Oggi consegnando il Grifo, Genova, che è città medaglia d’oro per il valore militare durante la resistenza, conferma quello che è il suo spirito e quello che è il suo dovere morale nei confronti della città, nei confronti della storia, ma anche nei confronti del Paese".

Salis sceglie poi di tracciare un solco netto: “Sono molto orgogliosa di essere politicamente sostenuta da una maggioranza che al suo interno non ha spazio per la nostalgia per il fascismo. Nella nostra maggioranza non esistono partiti che pensano che sia il caso, con ruolo istituzionale, di farsi dei selfie col mezzo busto di Mussolini. La nostra per la nostalgia del fascismo è una tolleranza zero”. E ancora: “Noi pensiamo che non esista nessun tipo di capacità presunta amministrativa che possa coprire un orrore del quale questo paese, tutto il mondo si deve vergognare per tutti i giorni che verranno”.

Ai giovani poi va il monito principale: “Siamo in un momento di nuovi totalitarismi, nuove prevaricazioni”. Perché “il percorso della storia non è mai un percorso che va da un punto arretrato fino a un punto di progresso. Non è un percorso, si può tornare tranquillamente indietro". Da qui l’invito a “non cedere mai al populismo” e la consapevolezza che "quello che abbiamo oggi e la storia della famiglia Salmoni ce lo insegna è qualcosa che possiamo perdere in ogni momento”.

"La democrazia va difesa con coraggio, con forza, con un impegno politico che non può mai abbassare la guardia su certi elementi e va difesa riconoscendo dei campanelli d’allarme che in questo momento sono intorno a noi”, ha concluso prima di consegnare la massima onorificenza genovese a Salmoni.

Visibilmente emozionato, Salmoni ha ringraziato la sindaca per la volontà di conferirgli l’onorificenza: “Mi ha fatto ricordare queste cose che sembrano che siano avvenute in un mondo completamente diverso nel quale viviamo. Non facciamo differenza tra uno che va in chiesa, uno che va in sinagoga o uno che va a passeggio. Siamo veramente liberi e ben governati, questo è un apprezzamento”. Ha concluso poi con un cenno della mano e un “Saluti a tutti”, la voce incrinata, il Grifo d’Oro tra le mani.

Quell’uomo, in passato il numero 44573, continua a essere la voce della memoria di un passato distante che continua a gettare la sua ombra lunga sul presente e che mai come in questo periodo deve levarsi forte e chiara. Il Grifo non è così solo un’onorificenza, ma si veste da patto tra generazioni per continuare a ricordare.

Isabella Rizzitano

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