Netta presa di posizione di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea contro l’ipotesi di separare gli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure dal sito di Taranto nell’ambito della partita industriale che riguarda l’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia.
In un comunicato firmato da Giovanni Ferretti, segretario provinciale PRC-SE Genova, Alberto Deambrogio, segretario regionale PRC-SE Piemonte, e Antonello Patta della Direzione nazionale, il partito esprime “la più netta e totale contrarietà” alle recenti posizioni di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria, che avrebbero ipotizzato di “staccare” i siti del nord dal polo pugliese.
Secondo Rifondazione, non si tratterebbe di una strategia industriale di rilancio, ma di un tentativo di aggirare l’accordo di programma del 1999. Una posizione che, sottolineano, è stata già contestata anche dai sindacati metalmeccanici.
“Più che il destino dei lavoratori e della siderurgia - dichiara Giovanni Ferretti - a lor signori fanno gola i terreni, un milione di metri quadri a Cornigliano, su cui realizzare interventi speculativi e attività logistiche di cui oggi non c’è assolutamente bisogno. Tant’è vero che nella loro proposta si parla senza pudore di esuberi da occupare in fantomatici lavori socialmente utili”.
Per il PRC-SE, dividere il gruppo significherebbe infliggere “un colpo mortale” all’impiantistica italiana, aumentando la dipendenza dai prodotti siderurgici stranieri e indebolendo la manifattura nazionale. “Una nazione progredita - si legge nella nota - non può basare la propria economia sulla logistica, incrementando aree portuali già ampiamente sufficienti a soddisfare il traffico dei prossimi decenni”.
Sulla stessa linea Alberto Deambrogio, che accusa la classe imprenditoriale di non voler investire nel rilancio complessivo del gruppo: “Non muove un dito quando si tratta di mettere capitali di rischio per rilanciare l’intera ex Ilva e dare un futuro all’acciaio in Italia, ma ripropone la logica dello spezzatino a fini speculativi, del tutto indifferente al fatto che dividere il gruppo significa indebolire il potere contrattuale dei lavoratori e condannare l’intero asset della siderurgia italiana a una lenta e inesorabile agonia”.
Il gruppo siderurgico coinvolge circa 20 mila lavoratori sul territorio nazionale. Per Rifondazione, l’unità tra produzione primaria a Taranto e trasformazione negli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure rappresenta la condizione essenziale per tutelare occupazione e produzioni.
“Non permetteremo che il futuro di migliaia di famiglie venga sacrificato sull’altare di soluzioni di breve respiro che mirano solo a privatizzare i profitti e socializzare le perdite - afferma Antonello Patta -. Il tentativo di isolare Taranto è un atto di miopia industriale che ignora la complessità del ciclo integrato dell’acciaio”.
La proposta alternativa avanzata dal partito è chiara: piena nazionalizzazione di Acciaierie d'Italia. Secondo i firmatari, solo un controllo pubblico diretto può garantire l’unità del gruppo, scongiurare esuberi, assicurare continuità all’indotto e investire realmente nella decarbonizzazione e nella bonifica ambientale.
Infine, l’appello al Governo: interrompere ogni trattativa per cessioni parziali e assumersi la responsabilità di un piano industriale di Stato per un settore ritenuto strategico per l’economia nazionale. Rifondazione Comunista annuncia inoltre il proprio sostegno alle mobilitazioni dei lavoratori che verranno organizzate nelle prossime settimane.














