Un centinaio di educatori genovesi sono scesi in piazza questo pomeriggio davanti a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, dove era in corso il consiglio comunale, per denunciare la situazione dei servizi educativi 0–6 di nidi e scuole dell’infanzia.
Il presidio unitario è stato promosso da Fp Cgil, Cisl Fp Liguria, Uil Fpl e Rsu con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito cittadino criticità che, secondo le organizzazioni sindacali, si trascinano da anni senza una soluzione organica. Al centro della protesta l’impoverimento dell’organico che ha più volte costretto alla chiusura delle scuole o alla riduzione del numero di bambini accolti rispetto alle richieste delle famiglie.
"Il sistema continua a reggersi soprattutto sulla professionalità e sul senso di responsabilità del personale", spiegano Paola Notari (Fp Cgil), Cinzia Maniglia (Cisl Fp Liguria), Giovanni Cadili (Uil Fpl) e Cristian Briozzo, portavoce della Rsu. Le carenze – sottolineano – riguardano tutti i profili: educatrici, insegnanti, collaboratori, personale amministrativo e figure pedagogiche. I carichi di lavoro sono aumentati, mentre restano fragili la continuità educativa e la copertura dei sostegni per i bambini con disabilità non è sempre immediata nel corso dell’anno scolastico.
Quest’anno, spiegano i sindacati, si è aggiunta la difficoltà dell’amministrazione a reperire insegnanti della scuola dell’infanzia: alcuni bandi di concorso sono andati quasi deserti. Di fronte alla carenza di personale, l’unica soluzione individuata dal Comune – definita emergenziale – è stata l’inserimento di personale di cooperativa a supporto delle scuole che da ottobre non erogavano il servizio pomeridiano per mancanza di insegnanti. Una scelta che le organizzazioni contestano, sostenendo che la situazione fosse nota da mesi e richiedesse interventi strutturali. Negli ultimi mesi, inoltre, per la mancanza di sostituzioni adeguate del personale assente, in alcuni casi i bambini sono stati mandati a casa. "Questo è inaccettabile – ribadiscono i sindacati – perché il servizio educativo è fondamentale per le famiglie e per la città".
Particolare attenzione viene posta anche sul ruolo delle figure pedagogiche e dei funzionari educativi, le cui responsabilità si sono ampliate senza un adeguato consolidamento degli organici e dei riconoscimenti economici. Criticità emergono anche nel settore della ristorazione scolastica, dove il numero degli economi-dietisti è ritenuto insufficiente rispetto alle funzioni di controllo richieste, e nelle forniture di materiali didattici e igienico-sanitari, giudicate non adeguate.
Netta la posizione sul tema delle esternalizzazioni: "Il sistema educativo 0–6 deve rimanere pubblico e fondato su stabilità occupazionale, diritti uniformi e responsabilità diretta dell’Ente". Allo stesso tempo viene ribadita la necessità di garantire piena tutela delle condizioni di lavoro e salariali per le lavoratrici e i lavoratori del terzo settore e dei servizi già in appalto, affinché a parità di funzioni corrispondano pari diritti e pari dignità professionale.
Dal presidio è arrivata anche la richiesta alle parti politiche di farsi promotrici presso i parlamentari per superare il tetto di spesa del personale, consentendo ai Comuni – anche quelli virtuosi sul piano del bilancio – di procedere con nuove assunzioni e ridurre il ricorso alle esternalizzazioni. Le richieste avanzate sono precise: definizione di un piano dell’offerta formativa accompagnato da un piano strutturale di assunzioni, copertura stabile delle carenze di personale, rafforzamento delle figure pedagogiche e amministrative, tempi certi per la reinternalizzazione dei controlli sulle mense e investimenti adeguati su materiali e forniture.
Una delegazione dei manifestanti è stata infine ricevuta dall’assessora ai Servizi educativi Rita Bruzzone per un confronto sulle criticità segnalate.



























