"L'ingegner Riccardo Morandi sapeva del difetto di costruzione della pila 9 ma non ha detto nulla. Ha avuto una condotta criminale e scorretta che ha provocato il crollo del ponte e la morte di 43 persone". E' il duro attacco dell'avvocato Antonio Verapalumbo, difensore di Marco Vezil, tecnico di Spea per anni responsabile dell'Ufficio tecnico di sorveglianza autostradale di Genova. Vezil dal 2017 aveva iniziato a registrare le riunioni con i vertici di Spea e Aspi: registrazioni finite agli atti dell'inchiesta. Per lui i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi hanno chiesto la condanna a 12 anni.
"Morandi era a conoscenza dell'errore e consapevole che rappresentava un pericolo. E così,14 anni dopo la costruzione del viadotto, fece una relazione ma senza dati e numeri, generica, per dire che bisognava fare dei controlli straordinari sugli stralli. Ma era una relazione fuori dal perimetro dell'ingegneria". Secondo la difesa, nascose il difetto perché "per la costruzione del Polcevera venne usato per la prima volta il suo brevetto. E non si poteva ammettere un fallimento del progetto. Inoltre, in quel periodo era stato costruito in soli due anni il ponte Bisagno su progetto dell'ingegnere Silvano Zorzi. per questo non si poteva buttare giù la pila 9 e ricostruirla. Non si poteva essere in ritardo e non poteva essere anticipato dal giovane ingegnere "concorrente"".
Per tutti questi motivi "Se Morandi non avesse nascosto il problema il ponte non sarebbe crollato e non staremmo qui a processare Vezil".














